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Patois Corner

THE PATOIS CORNER – LA GRAMMATICA DI BASE

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i Patwa Caana (The Patois Corner) è la rubrica di approfondimento sul Jamaican Patwa, in cui vengono spiegate nel dettaglio le origini, le forme ed i suoni di questa affascinante lingua.

 

CLASS n.2 – Basic Grammar

Wha a gwaan mi piipl? Se avete letto il numero precedente dovreste saper rispondere in maniera appropriata…

Dopo aver introdotto gli elementi culturali e storici alla base dello sviluppo del linguaggio giamaicano, ed aver accennato alle diverse varietà presenti sull’isola (Jamaica Standard English, Pawa, Dread-talk), iniziamo ad inoltrarci all’interno degli aspetti più pratici della lingua: fonologia, morfologia, sintassi e tutte quelle altre categorie con nomi spaventosi ma che in realtà altro non sono che la nostra amata grammatica. Partiamo quindi con alcuni elementi di base del Patwa: pronomi, articoli e plurale.

I pronomi personali sono:

IO Mi
TU Yu
EGLI/ELLA/ESSO Im/Shi/It
NOI Wi
VOI Unu
LORO Dem

 

Per formare i pronomi possessivi, si antepone fi (equivalente all’Inglese ‘for’) ai pronomi personali:

MIO Fi mi
TUO Fi yu
SUO (M/F) Fi im/ Fi ar
NOSTRO Fi wi
VOSTRO Fi unu
LORO Fi dem

 

Attenzione però, la preposizione fiha vari significati e non deve essere confusa con il verbo fi, il cui significato è ‘dovere’ – Come in ‘Yu fi go’ àYou must go, devi andare

 

L’articolo determinativo (IL/LO/LA/I/GLI/LE) è Di – Come in ‘di gyaal’ àthe girl, la ragazza

L’articolo indeterminativo (UN/UNO/UNA) è Wan – Come in ‘wan gyaal’ àa girl, una ragazza

 

Per la formazione del plurale, invece, si aggiunge il pronome di terza persona plurale demdopo il sostantivo – Come in ‘di man-dem’ àthe men, gli uomini.

 

E ora è il momento delle parole, proviamo a vederne alcune che applicano gli elementi appena descritti:

  • MI SOON COME  

Arrivo/torno presto: se siete stati almeno una volta in Giamaica, ve lo avranno detto almeno 20 volte al giorno, nelle situazioni più disparate. Da un impiegato che si assenta momentaneamente ma nessuno potrà mai quantificare la durata di quel ‘momento’…da un vostro amico con il quale avevate un appuntamento qualche ora fa…oppure, come la redazione ed il sottoscritto possono ampiamente confermare, da un artista che aspettate in studio da mesi! Insomma, il ‘soon’ (presto) è variabile, ma non si può dire dipenda dalla situazione o dal contesto, rassegnatevi al fatto che sia davvero incalcolabile e preparatevi a fare attività alternative nel frattempo.

  • MAIN YU BISNISS

Si tratta di un’espressione internazionale: quasi in ogni lingua, con le dovute modifiche, esiste un modo per invitare – più o meno cordialmente in dipendenza del tono e di tutti gli altri ‘elementi extralinguistici’ – le persone ad interessarsi degli affari propri. In italiano ne esistono molte versioni, che non stiamo qui ad elencare ma che sono ben conosciute ed utilizzate, oltre che oggetto di possibile censura J

Da notare anche l’espressione ‘Liv piipl bisniss aluon’, più generica e generalmente riferito a coloro che troppo spesso si occupano – e soprattutto parlano – delle vicende altrui.

  • FI WI SINTIN(G)

Letteralmente si potrebbe tradurre come ‘cosa nostra’, dove ‘sinting’ è equivalente all’inglese ‘something’. Non pensate subito che ci sia un riferimento alla mafia italiana, pensate invece alle radici africane del popolo giamaicano a cui, non a caso, è dedicato un importante e sentitissimo festival che si svolge ogni anno a febbraio, il ‘Fi Wi Sintin’ appunto. È un’espressione utilizzata spesso per rivendicare la proprietà o l’appartenenza.

 

 

Link utili e bibliografia

 

Adams, E. (1991) Understanding Jamaican Patois: An Introduction to Afro-Jamaican grammar. Kingston, JA: LMH publishing.

Bailey, B. L. (1966) Jamaican Creole Syntax. A Transformational Approach. Cambridge, UK: Cambridge University Press.

Cassidy, F. G.; Le Page R. B. (1967) Dictionary of Jamaican English. Cambridge, UK: Cambridge University Press.

Devonish, H.; Harry, O. G. (2004) Jamaican Phonology, in Schnieder, E. et al. (eds), A Handbook of Varieties of English: Phonology. Berlin, DE: Mouton de Gruyter

Patrick, P. L. (1999) Urban Jamaican Creole. Variation in the Mesolect. Amsterdam/Philadelphia: Benjamins University Press.

Tomei, R. (2015) Jamaican Speech Forms in Ethiopia. The Emergence of a New Linguistic Scenario in Shashamane. Newcastle upon Tyne, UK: Cambridge Scholars Publishing.

 

http://www.jumieka.com/ischri.html

http://jamaicanpatwah.com

 

Di Patwa Caana BY Renato Tomei/Ras Tewelde

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LEGGI GLI ALTRI ARTICOLI qui http://www.reggaerevolution.it/rrmagazine/patois-corner.html

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THE PATOIS CORNER – LE FORME VERBALI

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Di Patwa Caana (The Patois Corner) è la rubrica di approfondimento sul Jamaican Patwa, in cui vengono spiegate nel dettaglio le origini, le forme ed i suoni di questa affascinante lingua.

Di Patwa Caana n. 3

(The Patois Corner)

 

 


CLASS n.3 – Verbs

Blessings and Love! Nonostante tutto, noi non ci fermiamo e continuiamo il nostro percorso alla scoperta di una delle lingue decisamente più affascinanti al mondo, il Giamaicano, che sia Standard, Patwa o Dread Talk (la varietà parlata dai Rasta).

Ricapitolando, i primi appuntamenti si sono concentrati sia sulla storia e l’evoluzione del Patwa, che sui primi elementi di grammatica, in particolare pronomi, articoli e forma plurale.

In questa terza ‘class’, parleremo invece di come si formano e come si distinguono le forme verbali.

Innanzitutto, a differenza dell’Inglese Standard, in Jamaican Patwa il passato non viene reso attraverso altre forme (es. go, went, gone) ma viene mantenuto il verbo al presente, costringendo chi ascolta a considerare il contesto del discorso per capire il tempo verbale. Una alternativa è l’uso del ‘did’ prima del verbo al presente.

Ad esempio: ‘Ti ho visto ieri’ = ‘mi SEE yu yesterday’, oppure ‘mi DID SEE yu yesterday’.

Altre differenze importanti rispetto all’Inglese per quanto riguarda i verbi sono:

  • l’assenza della -s per la terza persona singolare (come prima, bisogna capirlo dal contesto…)
  • l’assenza di -ing per la forma progressiva (continuous). Al suo posto, troviamo l’utilizzo di ’a’;
  • l’assenza dell’ausiliare ‘do’ per la forma negativa, che si rende invece anteponendo ‘neva’ oppure ‘no’ alla forma presente del verbo;
  • il futuro si forma anteponendo ’a go’ alla forma presente del verbo.

 

Facciamo degli esempi:

TEMPO PATWA
INGLESE
Simple Present im seh (say) he says
Present Continuous im a seh he is saying
Past im (did) seh he said
Future im a go seh he is going to say/he will say
Negative im no/neva seh he does not say

 

Inoltre, una particolare attenzione va al significato del verbo ‘to be’: esso si coniuga in maniera differente se sta a significare ‘essere come stare in un certo posto o luogo’ o ‘essere’ nel senso di ‘essere qualcuno o qualcosa’. Nel primo caso è espresso dal verbo ‘deh’ (es. ‘Mi deh ya’= ‘I am here’), nel secondo caso dal verbo ‘a’ (es. ‘Mi a good man’= ‘I am a good man’).

 

Come di consueto, vediamo ora alcune celebri espressioni giamaicane all’interno delle quali vediamo applicate le regole descritte fino ad ora:

  • YU TOO LICKIE LICKIE

Si tratta di un’espressione popolare che significa ‘sei troppo avido’ e che viene usata in molteplici contesti. Da notare, oltre all’assenza del verbo essere (you are), è la ripetizione della parola ‘lickie’ (in inglese greedy): è un fenomeno linguistico molto comune nella lingua giamaicana ed svolge differenti funzioni: intensificazione (come in questo caso), attenuazione, estensione, onomatopea ecc. Altri esempi di ‘reduplication’ sono: kos kos (avere una controversia accesa, intensificazione di kos à to quarrel), cry cry (piangere in continuazione, senza fermarsi), tief tief (rubare ripetutamente).

 

  • YU NO EASY

Se siete stati in Giamaica almeno una volta ed avete dimostrato a qualcuno la vostra intelligenza o furbizia, probabilmente lo avrete sentito dire. È sicuramente uno dei più grandi complimenti che potete ricevere sull’isola (insieme a ‘yu no idiot’ e simili), qualcosa di cui sentirsi fieri.

Ovviamente, come in moltissimi casi, in dipendenza dal contesto, il significato può variare: ad esempio, se vi viene detto in associazione ad un’espressione del viso non proprio positiva, non sentitevi troppo fieri, vuol dire che risultate un po’ pesanti…

 

  • IT A GO HAPP’N

Ecco l’applicazione della regola per la formazione del futuro, ‘a go’.

Vi ricordate il ‘Soon Come’? Questa espressione è decisamente simile: vuol dire che, con certezza, qualcosa accadrà ma non è facile prevedere quando. Personalmente, me lo sono sentito dire così tante volte che spesso ho perso sia speranza che pazienza…e invece sarebbe bastato aspettare solo qualche giorno/mese/anno J 

 

by Renato Tomei/Ras Tewelde

 

 


Link utili e bibliografia

Adams, E. (1991) Understanding Jamaican Patois: An Introduction to Afro-Jamaican grammar. Kingston, JA: LMH publishing.

Bailey, B. L. (1966) Jamaican Creole Syntax. A Transformational Approach. Cambridge, UK: Cambridge University Press.

Cassidy F. G. (1961) Jamaica Talk. Jamaica: University of West Indies Press.

Cassidy, F. G.; Le Page R. B. (1967) Dictionary of Jamaican English. Cambridge, UK: Cambridge University Press.

Figueroa, A. (2015) English and Creole in Jamaica. A brief linguistic sketch. Journal of Policy Studies, No. 49.

Patrick, P. L. (1999) Urban Jamaican Creole. Variation in the Mesolect. Amsterdam/Philadelphia: Benjamins University Press.

Sand, A. (1999) Linguistic Variation in Jamaica: A Corpus-Based Study of Radio and Newspapers Usage. Tübingen, DE: Gunter Narr Verlag Tübingen.

http://www.jumieka.com/ischri.html  

http://jamaicanpatwah.com

 

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LE ORIGINI DEL PATWA

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Di Patwa Caana (The Patois Corner) è la rubrica di approfondimento sul Jamaican Patwa, in cui vengono spiegate nel dettaglio le origini, le forme ed i suoni di questa affascinante lingua.

CLASS n.1 – Le origini del Patwa

Blessings and Love! Eccoci come promesso a parlarvi delle origini, della storia e della condizione attuale del sistema linguistico giamaicano, facendo un viaggio che parte dai giorni tristi della
schiavitù ed arriva fino ai tempi moderni.
Bisogna innanzitutto partire da un pò di storia e ricordare che il primo popolo ad abitare l’isola furono i Taino, proveniente dal Sud America, vi si stabilirono intorno all’anno 1000 chiamando il paese “Xamayca”, terra d’acqua e di foreste.
Nel 1494 Cristoforo Colombo raggiunse l’isola durante il suo secondo viaggio, ma questa fu occupata solo nel 1504 e fu annessa ai domini dell’Impero Ispanico. L’esasperata ricerca di manodopera servile da parte degli spagnoli portò a una disastrosa riduzione del numero dei nativi presenti sull’isola, gli Arawak, tanto che alla fine del XVI secolo non ve ne era più traccia.
Nel 1655 un corpo di marinai inglesi sbarcò nel porto di Kingston e marciò sulla capitale Santiago de la Vega (ora Spanish Town) e nel giro di pochi giorni la colonia venne conquistata. La Spagna riconobbe ufficialmente la sovranità britannica sulla Giamaica nel 1670, al termine della guerra anglo-spagnola scoppiata nel 1655.
Gli inglesi avviarono una spietata lotta ai Maroons, discendenti degli schiavi liberati dagli ispanici che erano rimasti sull’isola. La fierezza e la black consciousness però permisero ai Maroons di sopravvivere (come riconoscimento al valore della lotta contro l’impero coloniale britannico e la sua istituzione di schiavitù nel XVIII secolo, Nanny of the Maroons, fu nominata eroina nazionale nel 1975).
Questo breve excursus storico ci fa ben capire che ci troviamo di fronte ad un contesto sociale e culturale estremamente eterogeneo: non a caso il motto nazionale giamaicano è ‘out of many, one people’.
Questa diversità è chiaramente visibile a livello linguistico, dove troviamo diverse varietà di lingue che convivono e si interfacciano, come avviene nella maggior parte delle isole caraibiche, dove si sono sviluppati pidgins e creoli, forme di comunicazione linguistica che nascono dal contatto tra due o più gruppi sociali che non hanno una lingua in comune.

E fu proprio così che avvenne sulla piccola isola di Giamaica, quando schiavi africani, attraverso le loro diverse lingue (prevalentemente Twi ed Ewe dall’Africa occidentale) dovettero comunicare con gli slave masters ed i proprietari delle piantagioni. Ovviamente, a fare da intermediari linguistici c’erano gli indiani, fedelissimi servitori dei coloni inglesi.

Immaginate cosa possa essere venuto fuori…beh, ascoltando i testi della musica Reggae e Dancehall possiamo farcene un’idea.
Dico un’idea perché, come accennato prima, la situazione è ben più complessa dato che il Patois giamaicano (o Patwa) è solo una delle varietà linguistiche presenti sull’isola.
La lingua ufficiale della Giamaica è infatti il Jamaican Standard English, usata nel campo dell’istruzione, della cultura, dei mass media e del governo. Il Patwa è invece la lingua della maggior parte delle persone in situazioni quotidiane e informali, sia nelle aree rurali che in quelle urbane ed ovviamente nel campo della musica e delle arti performative.
All’interno della nostra rubrica non potremo infine non parlare del Dread Talk, l’uso creativo e suggestivo del Patwa da parte dei Rasta.
Ma per tutto questo, ci sarà tempo…intanto passiamo ad un pò di parole!

 

Iniziamo dai Greetings, i saluti.

WHA A GWAAN? WHA APP’N?

Si tratta dei saluti più comuni in Giamaica, usati a tutti i livelli ed in quasi tutte le situazioni (pensate che anche Obama, in visita sull’isola, salutò i presenti con ‘Wha a gwaan Jamaica?’).

Nel primo caso, se pensiamo al fatto che, come visto nel precedente appuntamento, Gwaan significa ‘go on’, sarà facile capire che la traduzione di wha a gwaan è ‘what’s going on’.

Attenzione a pronunciare la doppia A. Nel secondo caso, non è altro che l’inglese ‘what happens?’, ma pronunciato con una forte contrazione tra la lettera P (quasi una B) e la N.

Entrambe le domande prevedono un’unica risposta possibile: NO’N (nothing), pronunciato come il caso precedente, che equivale al nostro italiano ‘tutto bene’.

 

Link utili e bibliografia

Black, C. V. (1975) History of Jamaica. London, UK: Collins.
Campbell, M. (1988) The Maroons of Jamaica 1655-1796: a History of Resistance, Collaboration & Betrayal. Massachusetts, MA: Bergin & Garvey.
Cassidy F. G. (1961) Jamaica Talk. Jamaica: University of West Indies Press.
Cassidy, F. G.; Le Page R. B. (1967) Dictionary of Jamaican English. Cambridge, UK: Cambridge University Press.
Muysken, P.; Smith, N. (1994) The study of pidgin and creole languages. Amsterdam, NL: John Benjamins Publishing Company.
Tomei, R. (2015) Jamaican Speech Forms in Ethiopia. The Emergence of a New Linguistic Scenario in Shashamane. Newcastle upon Tyne, UK: Cambridge Scholars Publishing.

http://jamaicanpatwah.com
http://jame-world.com/it

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LA PAROLA: GWAAN

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Abbiamo scelto questa parola considerando questo appuntamento con il Patwa Caana come il numero 0 ed abbiamo voluto quindi incitare noi stessi e tutti i lettori proprio come farebbe un giamaicano… Gwaan!

Si tratta di una delle tipiche espressioni giamaicane, nata dalla contrazione delle due parole GO ed ON, che combinate in inglese formano un verbo che significa ‘partire’, ‘andare avanti’, ‘procedere’.

Può anche avere una accezione negativa ed essere usato per allontanare persone/animali poco graditi (‘vai via!’).

Gwaan è una delle parole più conosciute ed utilizzate nel contesto della musica Reggae, poiché spesso presente negli intro delle canzoni, prima dell’entrata degli strumenti o più in generale per sollecitare l’entrata in scena di uno strumentista o di un altro artista.

Detto ciò…GWAAN PATWA CAANA!!!!

Alla prossima, GET READY FI DI CLASS NUMBA 1

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