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ROTOTOM DAY 4: GIORNO BAGNATO… MA CHE NOTTE A BENICÀSSIM! RECENSIONE
Le condizioni meteo questa volta non sono favorevoli. Dagli altoparlanti del camping, più di una volta, viene annunciato l’arrivo della pioggia e soprattutto di una possibile tempesta che, fortunatamente, scarica gran parte della sua forza in mare.
Qui al Rototom arrivano comunque vento e pioggia, abbastanza per innervosire la massive, costretta a cercare riparo un po’ dove capita. Continuerà a piovere, anche se in maniera discontinua, fino all’una del mattino.
Ma il Rototom non si ferma. Anzi, quella che poteva sembrare una giornata compromessa dal maltempo finisce per regalarci alcuni degli incontri più interessanti vissuti fino a questo momento.
REGGAE UNIVERSITY CON TWINKLE BROTHERS E BUSHMAN
L’House of Rastafari, che ogni pomeriggio scandisce con una benedizione l’inizio della giornata, si sposta alla Reggae University, dove sono previsti due incontri particolarmente interessanti e dove due rappresentanti partecipano alla prima conferenza.
Il primo è con Norman Grant, cantante, batterista e storico leader dei Twinkle Brothers, gruppo nato nel lontano 1962 e protagonista di oltre sessant’anni di storia del roots reggae. Il secondo è con Bushman.
Quella che inizialmente poteva sembrare soltanto una tenda sotto la quale cercare riparo dalla pioggia diventa così qualcosa di completamente diverso: un luogo di incontro e approfondimento. Ed è proprio questo uno degli scopi della Reggae University.
NORMAN GRANT: LA MUSICA, LA FAMIGLIA E IL PROPRIO LAVORO
La musica accompagna l’intervista e Norman Grant racconta i suoi inizi, le difficoltà della sua famiglia, il duro lavoro e una carriera costruita partendo praticamente da zero. La storia dei Twinkle Brothers nasce infatti in condizioni molto lontane dall’industria musicale di oggi: Norman e Ralston Grant iniziarono addirittura costruendosi da soli gli strumenti con quello che avevano a disposizione, utilizzando lattine, fili da pesca e materiali di recupero.
Norman racconta anche le responsabilità familiari affrontate giovanissimo e pone l’accento su un argomento di cui spesso si parla troppo poco: il ritorno economico che un artista deve necessariamente avere per poter mangiare, vivere e continuare a costruire la propria carriera.
Una riflessione semplice, concreta, lontana da qualsiasi romanticismo sull’artista che dovrebbe vivere soltanto di passione.
BUSHMAN: L’INTERVISTA CHE DIVENTA UNO SHOW
Poi, tra uno scroscio e l’altro, arriva Bushman. E non è più soltanto un’intervista. Diventa quasi uno show.
Bushman racconta gli esordi, quando viveva a St. Thomas e raggiungere Kingston e gli studi di registrazione significava affrontare viaggi tutt’altro che semplici. Ricorda di essere arrivato nella capitale come un vero country bwoy, entrando poi in contatto con quell’ambiente musicale che avrebbe cambiato la sua vita.
La storia coincide con quella dei suoi primi anni documentati: proveniente da Lyssons, St. Thomas, Bushman arrivò a Kingston negli anni novanta e fu proprio l’esperienza vissuta nelle strade della capitale a ispirare “Call The Hearse”, il brano che contribuì a lanciarne definitivamente la carriera.
Simpatico, disponibile e comunicativo, si apre completamente al pubblico e incanta tutti con storie che si intrecciano con quelle dei pionieri della musica giamaicana e con un’epoca in cui a Kingston si faceva musica con pochissimi soldi e moltissima determinazione.
Ma soprattutto gli piace cantare. E canta spesso.
Parte con diversi assoli, interrompe il racconto, riprende una tune e poi torna a parlare,è esattamente quello che vuole il pubblico stipato sotto il tendone.
Bushman lo sa e più volte ringrazia tutti per il sostegno. Alla fine, più che assistere a un’intervista, abbiamo assistito a un piccolo concerto improvvisato.
SUN STAGE – ISRAEL VIBRATION: QUANDO LA MUSICA SUPERA TUTTO
La pioggia rallenta inevitabilmente diverse aree del festival e così decidiamo di puntare direttamente verso il Sun Stage. Ad aspettarci ci sono gli Israel Vibration & The Roots Radics.
Ed è uno di quei concerti che, oltre a coinvolgere, fanno inevitabilmente riflettere.
La storia degli Israel Vibration resta straordinaria: tre ragazzi colpiti dalla poliomielite che sono riusciti a trasformare difficoltà enormi in musica, scrivere canzoni, registrare dischi e portare il reggae in tour in tutto il mondo.
Oggi sul palco non possono esserci tutti i protagonisti di quella storia, ma attraverso le canzoni sembra quasi che ci siano. E accade qualcosa di particolare.
Con diverse altre aree condizionate dal maltempo, il loro roots si estende in tutto il festival. Piove, ma la massive davanti al palco non si muove. Forse è proprio questa una delle immagini più belle della giornata.
PURE NEGGA CYPHER EXPERIENCE: UNA RIUNIONE SENZA FINE
Il secondo grande appuntamento del Sun Stage cambia completamente atmosfera.
Arriva la Pure Negga Cypher Experience, uno show creato appositamente per il Rototom e costruito come una gigantesca reunion di artisti, prevalentemente legati alla scena reggae, raggamuffin e hip hop spagnola.Il pienone è impressionante.
Al centro c’è Pure Negga, con Morodo, autentico idolo del pubblico spagnolo, e una lunghissima serie di ospiti: Yaniss Odua, FNX, Legendario, Chusterfield, King Magneto, RickRocket, King Reyes, Tiano Bless, Mistah Godeh, Cookah P, Kano Sunsay e Adriana Rogan. Ad accompagnarli una formazione costruita per l’occasione, con Pepe Bao al basso.
Morodo rappresenta una delle figure fondamentali del reggae e raggamuffin in lingua spagnola; Yaniss Odua porta invece sul palco l’esperienza della scena francofona, mentre intorno a loro si alternano alcune delle voci più interessanti del reggae e dell’urban iberico.
Uno show full energy, una gigantesca session più che un concerto tradizionale.
SHENSEEA: UN PEZZO DI GIAMAICA SUL SUN STAGE
Finalmente arriva una delle esibizioni più attese della giornata: Shenseea.
L’artista giamaicana arriva al Rototom con uno status ormai internazionale. Il suo album Never Gets Late Here è stato candidato ai Grammy 2025 come Best Reggae Album, mentre nel 2026 ha unito la propria voce a quella di Daddy Yankee in “Echo”, terzo singolo dell’album ufficiale della FIFA World Cup 2026.
Il suo è uno show studiato nei minimi dettagli. Oltre alla band c’è il DJ, elemento fondamentale dell’esibizione: in alcuni momenti sembra quasi di essere dentro una vera dance giamaicana, ma con in più la potenza della band dal vivo.
Tranne qualche eccezione, il concerto viaggia prevalentemente in territorio dancehall. Shenseea gioca molto con il pubblico e a un certo punto sceglie tre ragazze dalla massive e le porta sul palco per un vero contest di ballo. Lei canta, il DJ cambia tune e le concorrenti si sfidano davanti a migliaia di persone. La più brava rimane sul palco ancora per qualche altra tune.
C’è spazio anche per un omaggio a Bob Marley, mentre alcuni brani lanciati direttamente dal DJ si intrecciano con l’esibizione.
Il tempo dedicato al contest delle ballerine è stato molto e inevitabilmente ha sottratto spazio alla parte musicale. Avremmo preferito ascoltare qualche brano in più.
Ma è anche vero il contrario: quel momento ha portato sul Sun Stage un pezzo autentico della cultura dancehall giamaicana.
Ed è probabilmente proprio questa capacità di dividere e sorprendere che rende Shenseea uno dei nomi più interessanti della nuova generazione giamaicana.
DUB ACADEMY: BASSI SOTTO LA PIOGGIA
La notte continua alla Dub Academy. Il programma è pesante: Dubchained ft. Judy, poi Dub Dawa e, dalle due fino alle cinque del mattino, Greenlight ft. Lasai & special guest.
Dubchained apre la notte insieme alla voce di Judy, prima di lasciare spazio alle frequenze di Dub Dawa. Nel cuore della notte Greenlight prende poi il controllo del sound system con Lasai, trascinando la session fino alle prime ore del mattino.
Pioggia o non pioggia, alla Dub Academy i bassi continuano a dettare legge.
DANCEHALL: LA NOTTE È DI TONY MATTERHORN
Ma quando ormai è notte fonda, alla Dancehall l’attesa è tutta per lui: Tony Matterhorn.
Prima del veterano giamaicano si alternano Miss Rose, Don Mimi ft. Yoghi Bamba, Wakanda Queen, Costa Rica Crew e Kharloss Selektah, preparando progressivamente il terreno per il gran finale.
Poi arriva Matterhorn. E cambia tutto.
Tony Matterhorn è una vera macchina di tune e riddim. Il suo show è velocissimo e praticamente non si ferma mai. Una canzone entra nell’altra, selezione con una naturalezza che appartiene soltanto a chi ha trascorso una vita nei sound system.
A un certo punto succede anche l’imprevisto.
Il portatile si spegne. Bisogna sostituirlo. Per molti sarebbe il momento in cui lo show si ferma. Per Matterhorn no.
Prende il microfono, canta, parla, improvvisa e continua a tenere la massive agganciata mentre viene risolto il problema tecnico. Poi il computer riparte e lui torna immediatamente a macinare tune come se nulla fosse successo.
Ed è proprio in momenti come questo che si vede la differenza.
Con un computer, delle casse, un microfono e le ballerine, Tony Matterhorn riesce a trasformare quella che potrebbe essere una semplice dance in uno show potentissimo, per energia paragonabile a quelli visti sul Sun Stage.
Bravo, bravissimo.
Di selector e DJ giamaicani capaci di raggiungere questo livello ce ne sono veramente pochi.
E alla fine il titolo della giornata si completa quasi da solo: giorno bagnato, giorno fortunato.
ROTOTOM SUNSPLASH DAY 3: DAL ROOTS ALLE CONTAMINAZIONI- RECENSIONE ESCLUSIVA









