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ROTOTOM SUNSPLASH DAY 3: DAL ROOTS ALLE CONTAMINAZIONI- RECENSIONE ESCLUSIVA
Dopo due giorni che ci hanno permesso di entrare pienamente nel clima del festival, mercoledì 19 agosto il Rototom cambia ancora pelle. Il Day 3 mette insieme mondi apparentemente lontani: le radici più profonde del reggae giamaicano, il dub, la scena europea e quella voglia di contaminazione che da sempre rappresenta una delle anime del festival di Benicàssim.
E proprio per raccontare questa terza giornata anche attraverso gli occhi e le sensazioni di chi il Rototom lo sta vivendo, per l’occasione abbiamo mandato in giro Nico Fyah tra palchi, aree e Massive, con una missione precisa: raccogliere a caldo impressioni, emozioni e pareri direttamente dal cuore del festival. Perché dietro ogni concerto c’è un’altra storia da raccontare: quella di chi era lì sotto il palco e l’ha vissuto davvero.
SUNSTAGE
Sul Sun Stage gli occhi sono inevitabilmente puntati su The Itals, accompagnati per l’occasione dai leggendari Roots Radics. Un incontro che ci riporta direttamente indietro nel tempo alla fondazione del roots reggae, con una formazione che ha scritto la storia della musica in levare.
Ma basta aspettare qualche ora perché lo scenario cambi completamente.
Arrivano i G-5, progetto che riunisce Kiko Veneno, Muchachito, El Canijo de Jerez, Diego “Ratón” e Tomasito: rumba, flamenco, rock e musica di strada entrano così nel grande contenitore musicale del Rototom.
Poi è il momento dei Dub Inc, tra le band simbolo del reggae europeo. Da Saint-Étienne portano a Benicàssim quella miscela ormai inconfondibile di reggae, dub, dancehall e influenze nord africane che negli anni li ha trasformati in una delle formazioni più amate dal pubblico dei festival europei.
A completare il viaggio sul palco principale ci sono gli Eskorzo, altra formazione difficilmente definirla in una sola etichetta: ska, reggae, rock, funk e ritmi latini si mescolano in uno show che porta il Day 3 verso la contaminazione.
L’OMBRA DI LEE “SCRATCH” PERRY
Tra gli appuntamenti che attirano maggiormente la nostra curiosità ce n’è però uno dal forte valore simbolico. Omar Perry & The Easy Riddim Maker .
Prima una fantastica session alla Reggae University, capace di andare oltre il semplice racconto musicale e di avvicinare il pubblico alla storia e all’eredità di suo padre. Poi il bellissimo tributo a Lee “Scratch” Perry. Un tributo sentito, ma soprattutto mai ridotto a semplice operazione nostalgica.
A renderlo ancora più significativo è stato il messaggio di Unity che Omar Perry ha voluto lasciare alla Massive. Poche parole, ma perfettamente in sintonia con quello spirito di condivisione che continua a rappresentare uno dei valori più profondi del Rototom Sunsplash.
NON SOLO MAIN STAGE
Come ormai abbiamo imparato in questi giorni, limitarsi ai grandi concerti significa vedere soltanto una parte del Rototom.
La DanceHall continua fino a notte fonda con High Legal Brothers, Burnin Fyah, Bamby e la Resident Crew, mentre alla Dub Academy tornano protagonisti sound system, bassi e session che rappresentano l’altra anima del festival.
Alla Jamkunda il viaggio si sposta invece verso l’Africa con percussioni, danza senegalese e la Fiesta Sabar, mentre il Rototom Circus propone il suo Gran Cabaret.
In pochi minuti, una delle caratteristiche più affascinanti del festival, puoi partire dalla Giamaica, ritrovarti in Senegal e poco dopo essere davanti a uno spettacolo circense.
THE ITALS ANCHE FUORI DAL PALCO
Particolarmente interessante per chi vuole andare oltre il concerto è l’appuntamento della Reggae University dedicato ai The Itals. Keith Porter diventa protagonista dell’incontro “In A Dis Ya Time: Exploring The Itals with Keith Porter”, occasione per entrare nella storia del gruppo e del roots reggae attraverso testimonianze e approfondimenti.
Anche il Social Forum continua parallelamente il suo percorso, portando nella terza giornata temi come giustizia climatica ed ecofemminismo.
Noi di Reggae Revolution siamo dentro al Rototom e proveremo ancora a raccontarvi cosa succederà realmente, palco dopo palco. Perché il programma dice chi suonerà. Ma quello che accade davvero al Rototom, spesso, lo scopri soltanto vivendo.
Alla prossima recensione in arrivo domani il DAY 4…
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