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Rubrica Le Perle del Roots

Sly Dunbar & The Revolutionaries live at Rototom 2022

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Lo show reggae di questa estate 2022 era senza dubbio il grande atteso ritorno di Burnin Spear, con Jimmy Cliff probabilmente, la più famosa Superstar con una carriera ininterrotta, ancora attiva oggi. Gli shows europei sold out, con l’Italia clamorosamente assente, pensando che Winston Rodney è stato con Peter Tosh il primo artista giamaicano ad esibirsi in Italia nel 1979, e i fortunati spettatori hanno confermato lo stato di grazia: la lancia stà bruciando più che mai. Un altro evento clamoroso è stato quello organizzato da Copeland Forbes, storico Promoter e manager di numerosi artisti fra cui Peter Tosh, Marcia Griffith e Gregory Isaacs. Ideatore del Japan sunsplash e mente dietro moltissimi progetti e momenti storici nella storia della musica reggae in quasi tutti i continenti; per festeggiare i suoi 60 anni di carriera musicale e il 60° anniversario dell’indipendenza della Giamaica, scrive il libro “Reggae my life is”.
Per il lancio della sua attesa biografia, in esclusiva al Rototom in Spagna, Mr. Forbes assembla un gruppo di storici pesi massimi, una formazione guidata dal più famoso batterista reggae di tutti i tempi e la chiama Sly Dunbar & The Revolutionaries, come il famoso gruppo di tempi di Channel One, dove però gli altri componenti erano Robbie al basso, Ranchie alla chitarra/basso, Ansel Collins alle tastiere, Sticky alle percussioni.
Tecnicamente forse una ‘We the people band’, la formazione che solitamente accompagnava Dennis Brown, ma senza Andy Bassford (chitarra ritmica e solista) e con invece Earl ‘Chinna’ Smith alla chitarra solista. Come nel Live ‘Dennis Brown at Montreaux’ del 1979, la band è composta da Llyod Parks al basso, Franklyn ‘Bubbler’ Waul alle tastiere (allora 19 anni il più giovane della band), Earl ‘Chinna’ Smith alla chitarra e Dean Fraser al sax, a questi si aggiungono il tastierista Lenky Marsden, il più giovane del gruppo, il trombettista e trombonista Okiel McIntyre, ed il cantante Peter Gayle.
Nel live vengono proposte alcune storiche produzioni di Sly&Robbie, e lo show è anche per ricordare il grande Robert ‘Robbie’ Shakespeare, con canzoni dei Black Uhuru, Dennis Brown, Ini Kamoze, The Tamlins (cori già per Tosh e la sua Word Sound & Power), Leroy Smart e Junior Byles. Purtroppo non sono previste altre date e non è programmato nessun tour. Lo show inizia con ‘Swing Easy’ e ‘Rockfort Rock’,degli Skatalites, dove il sax di Dean risplende, il ritmo viene dubwisato e rallentato per sfumare in una micidiale ‘Death in the Arena’, con quell’indimenticabile riff di fiati; Sly sembra ‘perdere colpi ed andare anche fuori tempo’, ma è l’effetto del dubwise baby e riproporre la sezione Sly/Llyod, che già avevano suonato insieme nella ‘Slin Flesh & Bones band’(vedi album ‘Dread in a Babylon’ di U Roy-1976), è una cosa che poteva riuscire solo a Copeland Forbes. Pochi potevano prendere il posto di Robbie,  forse sul quel palco, manca solo Lui, e Llyod è sicuramente uno di questi. L’unica differenza: adesso  le corde del basso sono 5; il suono è incredibile, sicuro e potente; non troppe note, solo quelle giuste con spessore e profondità che solo questi campioni musicali hanno; ‘MPLA’ con il suo dub con echi che ricordano esplosioni dà modo a Sly di dimostrare che è il più grande batterista reggae. ed uno dei migliori del mondo;  il cantante Mikey Gayle intona ‘Ballistic Affair’, una delle più famose song di Leroy Smart,(clamorosa la versione con la Sagittarius band nel Reggae Sunsplash 1988) seguite da ‘Shine eye gal’ ,‘Plastic Smile’ ,’Guess who’s coming to dinner’, dei Black Uhuru,  dove il singer lascia volentieri lo spazio ai musicisti che dubwisano come se il dub, domani, non ci fosse più, Poi ci sono 2 composizioni del bassista e cantante Llyod Parks tra cui la memoranile ‘Mafia’. Segue ‘Fade away’ portata al successo da Junior Byles e cantata da Earl ‘Chinna’ Smith che l’ha scritta. ‘Cuss cuss riddim’, una strumentale di’ House is not a Home’ dove Dean Fraser dimostra la sua grande versatilità di vero ‘Rockers’; non poteva mancare un ricordo per Gregory Isaacs con ‘Soon Forward’ e ‘Night Nurse’ e di Dennis Brown con ‘Your love’, ‘Hold On’ e ‘Revolution’. Secondo me però il momento più intenso, è il tributo ai Mighty Diamonds dello squillante ed agilissimo Dean Fraser che per l’occasione dimostra che è anche un cantante che può cimentarsi inna dj style. Sly pullapa subito e la song ricomincia con una intensità particolare, il tempo sembra fermarsi, ed essere un po’ reggae, un po’ ska, sicuramente Roots.Un paradiso Reggae. i Golden Classic  ‘Right time’, ‘Have mercy’ e l’arcinota ‘Pass the Kutchie’. Radici al quadrato sulla lavagna con tutti i professori in cattedra. Si ritorna poi con ‘Kunta Kinte’ nel periodo d’oro dei Revolutionaries; poi la song ‘Ummetered Taxi’ ci rammenta che,nonostante non ci sia tassametro, il viaggio musicale è giunto alla fine, Copeland Forbes le cui Presenting sono da antologia’ e leggendarie a, presenta i Magnifici 7 col suo stile unico. Ricorda che conosce Sly da quando 14enne suonava con Llyod prima di incontrare il suo partner definitivo, Robert Shakespeare. Uno show da vedere e rivedere per ricordarci tutti che il Reggae può essere ancora super Champion. One Heart.

 

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Pier Tosi

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