News Top
SLY DUNBAR: CHI ERA DAVVERO? OLTRE L’ADDIO, IL RITRATTO DI UNA LEGGENDA
Per capire affondo il suono di Sly Dunbar, si deve comprendere l’importanza della batteria. La batteria è fondamentale nel reggae: non è solo accompagnamento, è essenziale per definire il groove, l’atmosfera e la struttura ritmica, spostando spesso l’enfasi sul rullante (cross-stick) ,si producono stili chiave come il One Drop, Rockers e Steppers.
Sly Dunbar non è stato solo un batterista straordinario: è stato uno dei grandi architetti del suono del Novecento, capace di trasformare il battito di una batteria in un linguaggio universale.
E’ morto all’età di 73 anni, come confermato dalla moglie Thelma, che lo ha trovato privo di sensi nella sua casa in Giamaica. Non è stata resa nota una causa specifica del decesso, ma si sa che era malato da tempo.
LA STORIA
Nato a Kingston, Giamaica, con il nome di Lowell Fillmore Dunbar, Sly cresce in un ambiente profondamente segnato dalla musica. Fin da giovanissimo sviluppa una passione per la batteria, iniziando a suonare sui banchi di scuola, sulle lattine e su che tutto ciò che trovava.
Negli anni Sessanta inizia a suonare nei circuiti locali e nei primi studi di registrazione dell’isola. Sly entra giovanissimo nell’ambiente professionale, respirando lo ska, il rocksteady e i primi passi del reggae. Studio One è una vera scuola di disciplina ritmica.
Per poi passare a Channel One dove affina lo stile potente e preciso che lo renderà celebre e che porterà alla nascita dei pattern rockers e steppers.
A Dynamic Sounds, Studio tecnicamente avanzato per l’epoca. Sly lavora su produzioni più ambiziose e inizia a confrontarsi con standard internazionali di registrazione.
Altro luogo chiave della Kingston anni ’70 è Harry J Studio. Sly incide session e accompagna artisti roots e dub, contribuendo a definire il suono profondo e spazioso del reggae classico.
Infine arriva a Taxi Records, Non uno studio “storico” all’inizio, ma decisivo: fondato con Robbie Shakespeare, diventa il laboratorio creativo dove Sly consolida il suo ruolo di musicista-produttore, sperimentando anche elettronica e drum machine.
In sintesi: Studio One lo forma, Channel One lo consacra, Taxi Records lo rende leggenda.
L’incontro con Robbie Shakespeare
Il punto di svolta arriva nei primi anni settanta con l’incontro del bassista Robbie Shakespeare. Insieme danno vita a Sly & Robbie, una delle sezioni ritmiche più celebri e prolifiche della storia della musica.
Soprannominati The Riddim Twins, Sly & Robbie diventano rapidamente il cuore pulsante di centinaia di produzioni reggae, dub e dancehall. Il loro approccio rivoluziona il ruolo della sezione ritmica, trasformandola da semplice accompagnamento a elemento centrale della composizione.
Nel corso della sua carriera, Sly Dunbar ha suonato e prodotto per alcuni dei nomi più importanti della musica giamaicana e internazionale. Tra gli artisti con cui ha collaborato figurano Peter Tosh, Black Uhuru, Jimmy Cliff, Gregory Isaacs, oltre a star globali come Bob Dylan, Grace Jones, The Rolling Stones, Serge Gainsbourg e Herbie Hancock.
Sly Dunbar è stato un innovatore assoluto: tra i primi a integrare drum machine, elettronica e nuove tecniche di produzione nel reggae, senza mai snaturarne. Il suo lavoro ha avuto un impatto decisivo anche sull’hip hop, sul pop e sulla musica elettronica.
Nel corso della loro carriera, Sly & Robbie hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui due Grammy Awards, il primo per Black Uhuru – Anthem nel 1985 e un secondo premio nel 1999 per il loro album da duo.
Sly Dunbar, rimarrà per sempre uno dei musicisti più influenti nella storia della musica reggae e una figura centrale della scena mondiale.
David Rodigan lo ha definito “una vera icona, uno dei più grandi batteristi di tutti i tempi”, lasciando cadere l’inflessione ,non solo della musica in levare.
La morte di Sly Dunbar segna la fine di un’epoca, ma la sua eredità resta incisa in migliaia di registrazioni che continuano a influenzare musicisti in tutto il mondo. Il suo stile, fatto di rigore, creatività e profondo rispetto per il ritmo, ha ridefinito il linguaggio del reggae e lo ha proiettato su scala globale.










