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ROTOTOM SUNSPLASH DAY 2 – LA NOSTRA RECENSIONE ESCLUSIVA

Dopo l’assestamento del primo giorno, già ricchissimo di iniziative oltre che di concerti, entriamo quasi a pieno regime nel Day 2 del Rototom Sunsplash 2026.

Il caldo di Benicàssim non ci risparmia, ma la voglia di partecipare, raccontare e soprattutto di essere qui è decisamente superiore alle forze della natura. Il Rototom è anche questo: giornate lunghissime in cui si passa da un’area all’altra e in cui, prima ancora che si accendano i grandi palchi, sono già successe tantissime cose.

ORE 17:00 – HOUSE OF RASTAFARI

Anche nella seconda giornata la prima yard ad accendersi anche per benedizione è la House of Rastafari. Alle 17.00 il Nyabinghi richiama tante persone, non soltanto rasta, ma anche visitatori incuriositi e desiderosi di conoscere più da vicino questa cultura.

Tra musica, voci, tamburi e canti Nyabinghi si apre anche l’area retrostante, che si può visitare per incontrare direttamente sorelle e fratelli, confrontarsi e scoprire la livity Rastafari che va ben oltre la musica.

Mentre scendiamo per aprire lo stand dedicato al Reggae Calendar 2027, incontriamo quasi casualmente Luciano, protagonista sul palco il giorno precedente. Scopriamo che sarà presente a sorpresa anche alla conferenza della Reggae University.

Ma prima c’è un altro appuntamento importante: ci dirigiamo velocemente verso l’Hospitality Area per la nostra intervista ad Alpha Blondy, che pubblicheremo prossimamente.

ORE 17:30 – REGGAE UNIVERSITY: ALPHA BLONDY E LA SORPRESA LUCIANO

L’incontro della Reggae University, intitolato “The Cocody Rasta”, nasce come un faccia a faccia con Alpha Blondy, ma si trasforma presto in qualcosa di ancora più interessante.

La sorpresa è infatti la presenza di Luciano, artista che non si sottrae mai al confronto con il pubblico e con i giornalisti e non era in programma e questa la dice lunga.

Quello che doveva essere un incontro con Alpha Blondy diventa così un doppio appuntamento di altissimo livello, ricco di riflessioni, storia, spiritualità e musica. 

PACHAMAMA

Proseguiamo verso Pachamama, l’area dedicata al corpo, al benessere e alla connessione con la terra. Nel secondo giorno comincia a riempirsi sul serio. Gli esercizi, molti dei quali svolti in coppia, coinvolgono e divertono così tanto i partecipanti che, anche dopo la conclusione delle attività ufficiali, sul prato c’è ancora chi continua spontaneamente a giocare, sperimentare ed esercitarsi.

È una delle immagini che raccontano meglio il Rototom: non sempre serve un palco per creare partecipazione.

ROTOTOM CIRCUS

Il Rototom Circus è uno dei luoghi più speciali per bambini e famiglie: un vero circo all’aperto all’interno del festival. La prima parte della serata è dedicata ai workshop, mentre successivamente arriva lo spettacolo acrobatico. Il risultato è uno show capace di incantare grandi e piccoli, tra evoluzioni, giochi con il fuoco e momenti spettacolari.

Una conferma di quanto il Rototom voglia essere un festival realmente aperto alle famiglie e alle diverse generazioni.

LION STAGE

Il Lion Stage, molto più grande rispetto a qualche anno fà e diventa protagonista prima ancora che si accenda il palco principale. Ad aprire sono i castellonensi Boqueronians, che portano al festival una miscela festosa e meticcia capace di unire reggae e contaminazioni mediterranee.

A seguire arriva Twan Tee, una delle voci più interessanti della nuova generazione reggae francese. Nel suo repertorio spiccano brani come “Irie”, “Put It Pon Replay”, “Chalwah” e “Babylon Walls”, in un percorso musicale che attraversa reggae, dub, digital e influenze urban.

SUN STAGE – QUEEN OMEGA E MAJOR LAZER

Ad aprire la giornata sul Sun Stage è Queen Omega, che avevamo già incontrato il giorno precedente alla Reggae University.

Il suo concerto è uno dei momenti memorabili della giornata. Energia impressionante, presenza scenica e soprattutto una voce potentissima. Dal vivo Queen Omega dimostra ancora una volta perché sia considerata una delle grandi voci femminili del reggae contemporaneo.

Nel suo repertorio non possono mancare pezzi diventati ormai imprescindibili come “No Love”, “Fittest”, “Ganja Baby” e “Three The Hard Way”.

A seguire il festival cambia completamente marcia con Major Lazer Soundsystem. Un progetto che ha portato dancehall, reggae, elettronica e bass music a un pubblico planetario e che può contare su hit enormi come “Lean On”, “Light It Up”, “Cold Water”, “Watch Out For This (Bumaye)” e “Pon De Floor”.

Non è semplicemente un DJ set: il concetto Major Lazer nasce proprio dalla cultura del sound system, con produzione, selezione, microfono e spettacolo che diventano un’unica macchina costruita per far muovere la massive.

DANCEHALL – CALABASH CREW E IL CASO CHARLY BLACK

La Dancehall del secondo giorno annovera anche una presenza italiana che ci riguarda particolarmente da vicino: Calabash Crew, sound tutto al femminile nato a Milano e protagonista da oltre un decennio della scena reggae e dancehall italiana.

Le ragazze della crew sono state recentemente protagoniste anche di una nostra intervista su ReggaeRevolution.it, nella quale hanno raccontato la loro storia, il ruolo delle donne nella scena e oltre dieci anni di attività.

Ma l’attesa della serata è soprattutto per Charly Black e le sue dancers.

L’artista giamaicano parte alla grande, con un set duro e diretto, in puro stile dancehall giamaicano. L’impatto sulla massive è immediato e tutto sembra procedere verso uno degli show più coinvolgenti della notte.

Poi arriva il momento che, per noi, rovina tutto.

Dal palco Charly Black pronuncia parole sui “batty bwoy”, termine dispregiativo utilizzato in Giamaica nei confronti degli omosessuali, affermando che non sono ben visti nel Paese.

Non entriamo qui nella valutazione giuridica di quanto pronunciato né se quelle parole possano rappresentare una violazione degli impegni assunti negli anni attraverso il Reggae Compassionate Act. Quello che possiamo dire con certezza è che noi le abbiamo percepite come discriminatorie e incompatibili con lo spirito di inclusione che dovrebbe caratterizzare un festival come il Rototom.

La nostra reazione è stata immediata: abbiamo alzato le mani e abbiamo lasciato il backstage in segno di protesta silenziosa.

Possiamo amare la dancehall, conoscere la sua storia e comprenderne il contesto culturale senza per questo accettare tutto. Anzi, proprio perché amiamo questa musica pensiamo che sia necessario dirlo quando qualcosa oltrepassa il limite.

Ed è sinceramente deludente che nel 2026, in un festival internazionale fondato sull’incontro fra culture, ci sia ancora spazio per dichiarazioni di questo tipo.

DUB ACADEMY – FINO ALLE CINQUE DEL MATTINO

Super  anche la nottata dedicata al dub, con bassi profondi e sound system che continuano a tenere sveglia la massive quando gran parte del festival ha già spento le luci.

Tra i protagonisti Greenlight, seguito da Lion’s Den con la potente voce di Black Omolo, cantante kenyota capace di muoversi perfettamente sopra le frequenze del sound system. Tra le sue produzioni da ricordare “Steamers Meditation”, “Blackstar Liner” e il progetto Roots n Dub.

A chiudere arriva Alpha Steppa, uno dei nomi di riferimento della scena dub e steppers internazionale. Produzioni come “Biko”, “Herbalist”, “Black Rain”, “Room of Truth” e i lavori realizzati con Dub Dynasty raccontano soltanto una parte del suo enorme universo sonoro.

E quando pensiamo che sia arrivato finalmente il momento di andare a dormire, Alpha Steppa decide praticamente di prendere in ostaggio la massive.

Il risultato? Alle cinque del mattino ancora lì.

E domani si ricomincia.