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Rubrica Le Perle del Roots

MICHAEL ‘IBO’ COOPER Rest In Power & Music

Ed ancora una volta siamo costretti a salutare ed omaggiare uno dei più grandi artisti che la musica reggae abbia mai avuto: il tastierista, cantante, autore, educatore ed insegnante Michael Cooper, per tutti ‘Ibo’, membro di una delle band più famose e longeve della musica reggae: i Third World.

Dopo un periodo con i gruppi ‘Visions’ ed ‘Inner Circle’, ‘Ibo’ e il chitarrista/violoncellista Steven ‘Cat’ Coore, nel 1973, fonderanno i Third World, diventando presto veri ambasciatori della reggae music.

I membri della band erano: Stephen ‘Cat’ Coore, polistrumentista (chitarrista, violoncellista, batteria e voce solista cori – ancora oggi nei Third World); Richard Daley al basso (ancora nel gruppo); Irvin ‘Carrott’ Jarrett alle percussioni (mancato nel 2018); Milton ‘Prilly’ Hamilton, voce principale; Carl ‘Cornel’ Barovier alla batteria; Michael ‘Ibo’ Cooper alle tastiere.

Questa è la formazione del primo album, ‘Third World’, dove spiccano le versioni di ‘Satta Amasagana’ degli Abyssinians (che molti pensavano fosse una loro canzone) e ‘Slavery Days’ di Burning Spear. Dal successivo album, ’96° in the shade’, Bunny Rugs diventerà la voce solista e Willie Stewart il batterista.

‘Ibo’ lascerà il gruppo nel 1997, mentre ‘Cat’ è ancora parte della band nel 2023. Nel 2005, ‘Cat’ ed ‘Ibo’ hanno ottenuto dal Governo Giamaicano l’onorificenza di O.D. (Order of Distinction) per meriti musicali.

I Third World non provenivano dal ghetto, ma da famiglie benestanti: il padre di ‘Cat’ era ministro delle finanze nel Governo Giamaicano. Ciò inizialmente suscitò critiche da parte dei puristi del reggae, secondo cui non si poteva suonare vero reggae senza essere un ‘sufferer’. Tuttavia, furono notati da Chris Blackwell, che non solo li accolse nella sua etichetta Island, ma li fece anche aprire i concerti di Bob Marley & The Wailers in Inghilterra.

Il loro reggae aveva radici roots con influenze R&B, funky e rock prima, e in seguito anche rap ed hip-hop. Tecnicamente impeccabili, ‘Ibo’, diplomatosi con lode al pianoforte, conosceva e suonava anche compositori classici come Bach e Beethoven. La loro presenza scenica era incredibile: sembrava di ascoltare un disco, ma dal vivo erano persino migliori che in studio.

Erano tra i primi artisti reggae di cui si potevano trovare facilmente dischi, insieme a Jimmy Cliff, Bob Marley, Peter Tosh e UB40. Il loro album/documentario dal vivo, ‘Prisoner in the Street’ (1981), registrato dalla Rolling Stones Mobile e mixato ai Compass Point Studios da Alex Sadkin, è stato uno dei primi album live reggae che ascoltai, insieme a ‘Babylon by Bus’ e ‘Live’ di Bob Marley. Secondo me, è uno dei primi e più interessanti ‘reggaementary’ mai girati, che consiglio a tutti di vedere e rivedere.

‘Ibo’ era il direttore artistico e leader della band. Il film inizia con la presentazione dei musicisti fatta proprio da ‘Ibo’, che suonava le tastiere di lato invece che di fronte, come tutti. Ad ogni componente viene associato il nome della tribù corrispondente al mese, secondo la dottrina delle 12 Tribes of Israel. ‘Ibo’ è il primo a presentarsi, suonando non solo le tastiere ma anche la chitarra. Questo film è stato per molti di noi una porta d’ingresso alla musica di Jah.

Le riprese mostrano momenti del loro incredibile live nel pieno della creatività, alternati a scenari mozzafiato di spiagge sabbiose e foreste lussureggianti della Giamaica. Tra le canzoni memorabili spiccano ’96° in the shade’ (con una versione dub), la percussiva ‘African Woman’ e ‘Third World Man’, con incredibili assoli di ‘Cat’ ed ‘Ibo’. Il documentario culmina con una straordinaria versione dub di ‘Satta’, eseguita con strumenti e amplificatori nel giardino di una casa ‘uptown’, mentre una cameriera in grembiule osserva sorpresa gli echi del dubwise.

Quando i Third World suonarono in Italia per la prima volta, il 14 luglio 1985, al primo ‘Sunsplash Italiano’ (Reggaestate) a Roma, ci precipitammo nella capitale. Il giorno successivo si esibirono Gregory Isaacs con Sly & Robbie, e il 16 luglio fu la volta di Barrington Levy con Larry Silvera al basso e Jackie Mittoo alle tastiere – ma questa è un’altra storia. Il loro show fu incredibile, unica pecca la mancanza del virtuoso percussionista Irvin ‘Carrott’ Jarrett, che aveva già lasciato il gruppo.

Dopo aver lasciato la Island Records, firmarono con la CBS, con cui pubblicarono cinque album. ‘Ibo’ possedeva una voce versatile, capace di passare dal baritono profondo in ‘Canaan Land’ di Mutabaruka, a un energico stile dancehall nella canzone ‘Jah Children Movin Up’ dall’album ‘You Got the Power’ (1982). In questo album, Stevie Wonder scrisse e suonò in ‘Try Jah Love’.

Nel 1997, ‘Ibo’ lasciò i Third World dopo 25 anni per diventare insegnante e dirigente scolastico presso il ‘Caribbean, Latin, American & Jazz Department’ del College Edna Manley di Kingston, dedicandosi alla formazione di nuovi talenti musicali. La sua ultima memorabile esibizione fu nel 2022, quando a Kingston diresse e accompagnò il gruppo di Sizzla, includendo una band classica con giovani allievi: il risultato fu strabiliante, lasciando lo stesso Sizzla sorpreso.

Nel 1986, i Third World suonarono al ‘Rolling Stone’ di Milano. Arrivammo presto per il soundcheck e ci avvicinammo. Non avevamo mai visto dreadlocks così lunghi dal vivo, se non nei video. ‘Cat’ ci invitò ad ascoltare le prove senza problemi. Timidamente gli dissi che amavo ‘Prisoner in the Street’, e con sorpresa ‘Ibo’, sorridente, si avvicinò e mi disse: “You are welcome”. Restammo con il gruppo, fraternizzando con sguardi, balletti, skanking ed ‘altro’. Quando la security cercò di allontanarci, gli sguardi di ‘Ibo’ e ‘Cat’ fecero desistere qualsiasi tentativo. Eravamo con il gruppo.

Quella sera, i Third World scoperchiarono il tetto con Roots & Quality. Ho ancora delle foto di quello show, che ricordo con amore e nostalgia. Il sorriso incredibile e sincero di ‘Ibo’ è uno dei miei ricordi più belli legati alla musica che adoro.

Questa è per te, ‘Ibo’, Reggae Ambassador. Riposa in Power & Music.

Michael ‘Ibo’ Cooper (1952-2023)

Doctor Pablo