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SUPER DOCUMENTARIO DA DEVE VEDERE ALMENO UNA VOLTA-HOLDING ON TO JAH

Più che un documentario musicale, è una vera lezione di storia e cultura. Il migliore che c’è in circolazione. Holding On To Jah è una delle opere più complete. Per chi vuole comprendere davvero il reggae e il connubio con la filosofia Rasta, ma anche l’evoluzione della musica popolare giamaicana, rimarrà sbalordito.

Uno dei grandi punti di forza è la qualità dei narratori : non semplici commentatori, ma tra i protagonisti della storia del reggae e del movimento Rastafari. Molti di loro oggi non sono più in vita, rendendo il documentario un’importante testimonianza storica. 

Vi potrebbe annoiare leggere tutti i nomi seguenti ma loro sono stati i protagonisti e le loro ricostruzioni non sono superficiali e in qualche occasione addirittura ricostruiscono o ampliano la storia musicale e spirituale. Eccoli:  “Joseph Hill, Sugar Minott, U-Roy, Ijahman Levi, Pablo Moses, Ras Michael, Cedric Myton, Lascelle “Wiss” Bulgin, Bernard Collins, Roger Steffens, Harrison “Professor” Stafford, Rita Marley, Judy Mowatt, Marcia Griffiths, Earl “Chinna” Smith, Mutabaruka, Neville Garrick. “

 

Altri punti di forza

Ricostruzione storica rigorosa delle origini del reggae e del movimento Rastafari.

Materiale d’archivio raro, con immagini e documenti storici difficilmente reperibili.

Approccio culturale e spirituale, che va oltre la musica approfondendo il ruolo di Haile Selassie I, Marcus Garvey e della fede Rastafari.

Spiegazione dell’evoluzione musicale, dai tamburi Nyabinghi allo ska, dal rocksteady fino al roots reggae.

Elevato valore didattico, adatto sia agli appassionati sia a chi desidera comprendere davvero le radici del reggae.

Narrazione coinvolgente, che intreccia storia, musica, politica e spiritualità in un unico racconto.

Un documento storico, grazie alla presenza di numerosi protagonisti che oggi non sono più in vita, rendendo le loro testimonianze ancora più preziose.

 

E’ in Inglese ma attivando la traduzione automatica su YouTube, gli errori di traduzione passano in secondo piano per chi ne sa un minimo.