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Reportage Esclusivi

PETER TOSH LIVE & DANGEROUS BOSTON 1976

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Il 19 Ottobre si ricorda O.M Winston Hubert MacIntosh -Peter Tosh. Questo è il mio tributo.

Il disco ‘Live & Dangerous: Boston 1976’ di Peter Tosh sembra uno dei candidati più papabili ad una futura riscoperta. Considerato uno dei documenti sonori più potenti della prima fase solista di Peter Tosh, è secondo me il suo ‘live’ più bello ed intenso. Contiene la più curiosa omissione nella sua discografia: ‘Legalize it’. La canzone è assente dal disco. Il ‘Live & Dangerous’ è registrato il 26 novembre 1976 al Sanders Theatre di Cambridge di Boston durante il ‘Legalize It’ tour, per promuovere l’album di debutto di Peter Tosh, uno dei più controversi nella storia della musica reggae, dopo aver lasciato i Wailers. Bunny aveva già lasciato, Peter lo farà subito dopo principalmente a causa dell’avversità nei confronti di Chris Blackwell, proprietario dell’etichetta Island, e soprattutto dell’attenzione e focus praticamente solo su Bob. Peter e Bunny faticano ad avere loro canzoni negli album dei Wailers, che nel frattempo erano diventati ‘Bob Marley & the Wailers’. Per la verità da sempre i dischi 45 del trio riportavano la dicitura ‘Bob Marley & The Wailers’.

Da sempre Bob era il solista del gruppo e molti dischi, ad iniziare dai primissimi sono intitolati cosi. Il fatto è che questa dicitura appare anche quando nel 1966 Bob non era neanche in Giamaica- il suo periodo negli Usa Delaware-. In ‘Dancing Shoes’ e ‘Rock Sweet Rock’, ad esempio, la voce principale è ‘Vision’ Walker, in altre song la voce principale è quella di Junior Braithwaite. Come ricorda Roger Steffen, il più grande collezionista ed esperto dei Wailers: ’Coxone never wrote down who sang what’, e quindi appariva sempre la dicitura ‘Bob Marley & the Wailers. ‘Burning’ è l’ultimo album dei Wailers, ma canzoni come ’Battering down’ di Bunny e Peter ‘No sympathy’ non vengono incluse. Bob chiamerà la band che includeva i fratelli Barrett, ‘Wailers’ causando risentimenti sia a Bunny (che si chiamerà d’ora in poi Wailer) che Peter.

Per il tour ‘Legalize it tour del 1976, consigliato anche da Lee Jaffe (autore della famosa foto di copertina di ‘Legalize it’), Peter (The Word) assembla la prima formazione della Word, Sound & Power’, una delle band più incredibili nella musica reggae. Robbie-bass (The Power), Sly Dunbar-drums (the Sound) e i 2 chitarristi americani: Al Anderson (con Fender stratocaster – 3 pick up single-coil) orientato più verso il rock e Donald Kinsey (con Gibson SG Standard) più vicino al blues-. Per la prima volta nella musica reggae Peter usa 2 chitarre soliste, oltre alla sua wah wah e 2 tastiere.

Questo schema sarà poi ‘copiato’ anche da Bob. Entrambi i chitarristi suoneranno in periodi diversi tra il 1973 e 1981 sia con Tosh che Marley-.Questa combinazione di chitarre, a cui si somma la chitarra wah wah di Peter-che non smette mai di suonare nelle date di questo tour- unica nella storia della musica reggae, risaltava nel contrasto sonoro tra il timbro brillante rock e definito di Al e quello più corposo e bluesy di Kinsey. Alle tastiere Hammond B3 e clavinetto, l’ex Wailers Earl ‘Wire’ Lindo; al piano ed altre tastiere Errol ‘Tarzan’ Nelson. Un veterano della scena reggae, ‘Tarzan’ incide x Joe Gibbs, suona in classici come ‘Two sevens Clash’ dei Culture, ‘Visions’ di Dennis Brown, ‘Equal Rights’ di Tosh e milita in gruppi come Revolutionaries, Aggrovators, Skin Flesh & Bones. Dopo i primi anni 80, sparisce letteralmente dalla scena e nessuno neanche tra gli storici sa realmente cosa faccia e dove sia. E’ uno degli artisti col profilo più basso nella musica reggae. Gli inizi del ‘Legalize it tour’ non sono dei migliori: l’etichetta Columbia mette a disposizione, road manager e tour accountant, che faticano a ‘comunicare con la band’. A Miami il clima caldo ed umido come in Jamaica non aiuta; i musicisti non sembrano rispettare le regole che ci vogliono per fare un tour. Viene quindi coinvolto anche Herbie Miller, ( studioso ed esperto della musica reggae, adesso direttore del Jamaican Music Museum) che tra il 1976 e 1981 sarà il manager di Tosh. Presente anche il sound engineer e produttore Karl Pitterson.

Di questo tour americano del 1976 purtroppo non esiste molto materiale, se non il live ufficiale registrato al Teatro Sanders ed un mini documentario tratto da una cassetta VHS con interviste– dove intervengono ‘Wire’ e Robbie- ed estratti dello show a New York Beacon Theatre- che inspiegabilmente non si riesce ad avere in condizioni più decenti-

Il ‘Legalize it Tour’ inizia il 14/10/1976 all’Università di Miami, prosegue il 16 e 17/10/76 a New York (Beacon Theatre) e il 24/10/76 e 26/11/76 al Cambridge Sander Theatre di Boston. Lo show del 26/11/76″recorded live to 4-track”, fù pubblicato nel 2001, produttore associato Jerry Rappaport. Le registrazioni di quel tour del 1976 sono rare e molto ricercate dai fans. Qualcuno racconta di altre date  a Los Angeles. Quando il disco nel 2001 viene pubblicato ‘Legalize it’ inspiegabilmente non compare nel disco. Qualcuno ipotizzò che la canzone non fù eseguita a Boston ecco perché assente dal disco. Esiste però una registrazione amatoriale dove si può sentire una versione di ‘Legalize it’ registrata al Beacon Theatre di New York. In questa versione di nove minuti, Peter trasforma questa song manifesto in una lunga celebrazione rituale. Peter alle percussioni insieme alla batteria di Sly, Shakespeare assume progressivamente il controllo della narrazione musicale. Partendo dalla celebre linea melodica del brano, Rabbi si avventura in un’improvvisazione sempre più audace, fino a restare praticamente solo al centro della scena. (Robbie in genere è l’ultimo a lasciare il palco). È uno di quei momenti in cui un concerto reggae sfiora la libertà espressiva del jazz, con il pubblico che segue e reagisce con entusiasmo crescente. Più che una semplice esecuzione di “Legalize It”, è una dimostrazione del genio di Robbie Shakespeare e della fiducia che Tosh riponeva nella sua band.

Anche di uno show a Cambridge esiste una versione di oltre 8 minuti, diversa da quella al Beacon per il lungo solo wah wah di Peter, ed interventi di Robbie che punzecchia e strapazza il suo Hofner. La registrazione sfuma con un lungo assolo di Sly. Un vero peccato la condizione audio, lontano dagli standard professionali, ma che dimostra che il brano veniva eseguito durante il tour. L’assenza del brano dal disco ‘Live & Dangerous Boston 1976’ quindi è incredibile e pure abbastanza sospetta, considerando che la song-manifesto era quella che il pubblico si aspettava, ed era uno dei motivi per cui quel ‘Legalize it tour’ esisteva. Impossibile anche pensare che un tecnico incaricato della registrazione non abbia incluso l’esecuzione. Sarebbe stato come escludere ‘No Woman, No Cry’ o ‘Exodus’ da un live di Bob. Eppure incredibilmente nell’album pubblicato dalla Columbia, di ‘Legalize It’ non c’è traccia. Forse il nastro era incompleto e la registrazione del brano era danneggiata ? In fase di produzione si ritenne che le altre esecuzioni fossero superiori e si decise di escluderla? È rimasta negli archivi della Columbia? È stata scartata perché tecnicamente difettosa? Forse, dimenticata in qualche archivio o in qualche collezione privata? Più plausibile che la registrazione esista forse negli archivi Sony/Columbia -erede del catalogo CBS-o in quello personale di Jerry Rappaport; magari in qualche collezione privata mai resa pubblica, e che per ragioni, oggi ancora sconosciute, sia stata esclusa dalla pubblicazione ufficiale? Nessuno inoltre sembra sapere dove siano le bobine originali di quella serata. Per adesso neanche la Tosh estate, di cui stà per uscire un nuovo live ‘inedito’ di Peter, sembra interessata a ‘risolvere’ questo dilemma.

Lo show inizia con una lunga e rilassata jam e la band mostra immediatamente il proprio groove. Non c’è un singolo momento debole. Dopo lo strumentale d’apertura, dove tutti assolano, con

‘Igziabeher (Let Jah Be Praised)’, lo show entra in una dimensione spirituale. Tosh canta con autorevolezza assoluta, trasformando il brano in una celebrazione rasta; si nota la chitarra gospel soul di Donald Kinsey.

‘400 Years’ ,uno dei suoi capolavori scritti ai tempi dei Wailers. Tensione emotiva militante. Robbie svisa e punge.

‘No Sympathy’ dal vivo forse funziona meglio che su disco e la struttura semplice permette alla band di lavorare sulle dinamiche. Totalmente diversa dalla prima versione con Bunny ai cori, ha un piglio più rock della versione nell’album ‘Legalize it’. Particolare il ‘bridge’ con quella pausa con organo da chiesa meditativo ed il dialogo ironico tra Peter, Sly & Robbie. ’Che cosa cerchi?’ ‘Guardati nelle tasche, riesci a trovare il tuo amore?’ Quando Peter ritorna sul ritornello, Al prende il centro della scena e la sua chitarra splende e taglia come un diamante; primeggia e sottolinea il Sound; Donald seconda chitarra che sembra rimanere più in ombra, aggiunge il blues; le 2 chitarre si fondono e confondono con quella di Peter in qualcosa secondo me unico nei live reggae. Mentre continua a suonare la sua incessante wah-wah guitar che tiene unito il tutto, la voce di Peter viene progressivamente assorbita dal fitto intreccio delle chitarre di Al e Donald – che non sciolgono la tensione, ma la mantengono sospesa, come se la canzone rifiutasse deliberatamente qualsiasi consolazione – e le tastiere di ‘Tarzan’ e ‘Wire’. La voce non cerca di imporsi sulla band, produce un grande effetto emotivo, perché riflette secondo me perfettamente il senso del testo. Peter si interroga sull’assenza di empatia e affetto attorno a sé e quale amore gli venga realmente riservato. “I can’t find no love, no sympathy, what kind of love people they got for me? I’m on my way to happiness, where I can find some peace and rest? Isolato alla ricerca di un po’ di comprensione in un mondo incapace di offrirglielo. La sua voce che sfuma come rappresentazione sonora di questa solitudine. La risposta arriva forse nel bisogno di attingere da se stesso qualcosa per combatterla. ‘When I’m in trouble, only me feel the pain, no one good word of advice from any of my so called friends’. Una delle song più rock di Peter.

Burial

Uno dei vertici assoluti della serata. Cupa, minacciosa, quasi mistica. Il basso di Robbie Shakespeare in gran risalto; Tosh offre una delle interpretazioni vocali più intense dell’intero concerto, sopratutto per per l’atmosfera cupissima creata dal basso di Robbie che interpreta anche il Prete -Bishop bitch shop Brown. ‘Se il Signore lo rifiuterà, allora se lo prenderà il Diavolo’.

Mark of the Beast

È il Tosh profetico e apocalittico. Il testo denuncia corruzione e decadenza morale, mentre la musica procede come una marcia inesorabile.

Babylon Queendom

Una straordinaria invettiva contro Babylon. L’esecuzione è lenta, pesante, carica di atmosfera. Bass line geniale, semplice e letale . I ricami blues raffinati di Donald risaltano: piccoli interventi, accordi secchi, note lasciate sospese. Non cerca un fraseggio spettacolare. Il suo compito è rendere ancora più coinvolgente il groove. Al, ‘Tarzan’ e Donald ai cori, grande assolo di Peter. E’ la mia song preferita di questo live . In certi passaggi il basso è così avanzato e nel mix e così “elastico” da anticipare quasi certe sonorità dub e perfino alcune idee che, molti anni più tardi, finiranno per influenzare la jungle e la drum & bass britannica. Si può intuire e sentire già quello che pochi anni dopo farà diventare Sly & Robbie una delle sezioni ritmiche più influenti nella storia della musica. Da ascoltare attentamente i ‘dubwise’, dove il pubblico impazzisce letteralmente con Sly che sembra decollare, uno dei groove più devastanti mai fissati su un live reggae degli anni Settanta.

‘Why Must I Cry’

Peter abbandona temporaneamente i toni da guerriero e mostra fragilità e malinconia. Una delle sue migliori interpretazioni vocali in assoluto. Ricami elaborati e raffinati di Donald.

‘Whatcha Gonna Do’

Brano non suonato spesso ed abbastanza trascurato del repertorio di Tosh dall’immediato gusto caraibico.

‘Steppin’ Razor’

Sly conta il tempo in questa versione aggressiva, sicura di sé, ed irresistibile. Tosh incarna letteralmente il personaggio del testo. Con la versione del ‘One Love peace concert’ del 1977, è probabilmente una delle più belle versioni dal vivo mai registrate della canzone. Grandi assoli di Al e Donald che sembrano gareggiare. Sly macchina da guerra: ad un certo punto sembra che sul palco ci siano 2 batteristi. Tappeti vellutati di ‘Wire’ e ‘Tarzan’. Finale con chitarra ‘wah wah’ di Peter che si dissolve.

‘Ketchy Shuby’

Finale sorprendente e festoso. Dopo tanta tensione politica e spirituale, il concerto si chiude con un reggae più giocoso e rilassato. Un’ottima scelta che lascia il pubblico libero di fare un po’ di skanking. Giochini di ‘Tarzan’, e ultimo grande assolo di Peter. Secondo me il più grande disco live di Peter. L’unica pecca è appunto l’esclusione di ‘Legalize it’. Questo autunno 2026 saranno 45 anni dall’uscita di questo memorabile ‘live’ è l’unico sopravissuto della più grande banda della musica reggae-dopo i Wailers con Peter,Bunny & Bob,- è Al Anderson.

Particolare menzione sull l’Hofner 500/1 di Robbie (quello che Aston gli regalò quando prese il suo posto negli Aggrovators). E’ il suono degli Aggrovators (con King Tubbys) secondo me il basso col suono più particolare ed inimitabile della musica reggae. Era lo stesso modello che usava Paul McCartney; il basso di Robbie aveva il manico si piegava ed era molto difficile tenerlo perfettamente intonato (‘dovevo accordarlo e poi scordarlo per suonarlo’ diceva Robbie), le corde erano molto alte ed aveva solo due controlli: bassi ed alti. Questo strumento non è tipico del reggae; Robbie userà successivamente e principalmente il Fender Jazz per i suoi più famosi ritmi; ma il corpo semi-hollow, l’assenza totale di attacco metallico e la mano di Robbie creavano un suono diverso grasso, avvolgente, caldo, un ‘estetica, un colore emotivo, un suono quasi spirituale e mistico che nessun altro bassista, secondo me, ha mai ricreato nel reggae. Robbie teneva i bassi al massimo e gli alti completamente chiusi: questo si esprimeva in un suono profondo e rotondo quasi ovattato, perfetto per il reggae old school. Forse uno dei motivi della resa, in questo live, di questo suono particolare è il fatto che il teatro Sanders è stato costruito principalmente in legno, progettato per voce e musica acustica/classica;  quindi il suono ha un suo riverbero naturale caldo, il legno non assorbe le basse frequenze, le note non si spengono, restano nell’aria, si sovrappongono e diventano un flusso continuo rendendo questo sound quasi dub senza però effetti elettronici, in quanto lo spazio, il riverbero naturale sul legno fanno un pò il lavoro che farebbero eco e delay in studio.

Robbie usa linee minimali con enfasi sulle basse frequenze, queste ultime ‘non controllate’ (Robbie accordava l’Hofner vicino al punto giusto e poi lo lasciava muoversi -de-tune naturale-) con molti spazi tra gli attacchi, il risultato è un suono avvolgente, vero, naturale, non costruito ed unico che diventa un flusso continuo più che una linea ritmica che trasforma il ritmo in una esperienza fisica con un suono che ti trasformava. La precisione ed il caos controllato. Molti di noi sognano un ‘Complete Legalize it 1976 tour’ con versioni alternative e diverse di quel primo tour con la prima Word Sound & Power band (magari con le giuste foto del tour del 1976). Possibilmente questa volta con l’inclusione di ‘Legalize it’ Seen?                                                         

 Doctor Pablo