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SI SPEGNE LA VOCE DI OWEN GRAY CHE ACCESE LO SKA
Owen Gray, pioniere della musica giamaicana e affettuosamente ribattezzato “Jamaica’s first home-grown star”, è venuto a mancare il 20 luglio 2025 a Londra all’età di 86 anni.
Voce incisiva che ha attraversato generi e decenni — dallo ska al rocksteady, dal reggae fino al gospel —, Gray lascia un’eredità immensa, celebrata dai media e dagli appassionati in tutto il mondo.
Nato il 5 luglio 1939 a Saint Mary, in Giamaica, Gray iniziò a esibirsi fin da bambino: già alla tenera età di nove anni vinse un talent show, frequentò la prestigiosa Alpha Boys’ School e a vent’anni intraprese la carriera professionale.
Tra i suoi primissimi successi ricordiamo il singolo “Please Let Me Go” (1958), che scalò le classifiche giamaicane e varcò l’Atlantico, oltre alle storiche registrazioni presso Studio One e Island Records, come “Patricia”, prime pietre miliari della musica dell’isola.
Nel 1962, Gray si trasferì nel Regno Unito, contribuendo a portare il sound giamaicano nel cuore della scena britannica. Collaborò con produttori leggendari come Clement “Coxsone” Dodd e Prince Buster, e diede consigli a giovani talenti come Millie Small.
Il suo profilo internazionale si completò negli anni ’70 e ’80 con album di reggae, collaborazioni con Bunny Lee, revival in Sud America e radici espirituali-gospel
Nel 2023, riconoscendo il suo contributo culturale, la Giamaica gli conferì l’onorificenza Order of Distinction (Officer Class), consegnata a Londra.
La sua scomparsa, dopo anni con cancro polmonare e un ictus pregresso. Il Jamaica Gleaner aggiunge che “è morto serenamente nel sonno”
Nel ripercorrere la sua carriera, risuonano i brani immancabili per ogni appassionato ska e reggae
Owen Gray lascia una numerosa famiglia — figli, nipoti, pronipoti —, oltre a colleghi e ammiratori stretti come Richards, con cui condivise sogni ed esperienze lunghe decenni . I funerali si terranno in forma privata
Owen Gray non fu solo un musicista: fu un architetto sonoro, un ambasciatore culturale, e un uomo genuino, capace di fondere intrattenimento e spiritualità. La sua voce rimane viva nelle registrazioni storiche, nei racconti di chi lo conobbe, e nel cuore di chi continua ad ascoltare: la sua musica è un ponte tra tempi, generazioni e confini.
Non c’è miglior modo per ricordarlo che tornare a quei vinili, a quelle note, e il sorriso dietro il microfono.
Single hit storici
- “Please Let Me Go” (1958–59) – Il suo primo grande successo, che dominò le classifiche giamaicane e ottenne buona popolarità anche nel Regno Unito
- “On the Beach” (1959) – Inno allo sound system Coxsone Downbeat, una delle prime uscite di Studio One
- “Patricia” (1960) – Primo singolo pubblicato da Island Records, prodotto da Chris Blackwell
- “Cupid” (1968) – Grande hit dell’era rocksteady, consolidò il suo successo negli anni ‘60
- “Apollo 12” (1970) – Brano cult tra gli skinhead britannici, simbolo della sua versatilità
- “Hail the Man” (anni ‘70) – Tributo a Haile Selassie, apprezzato nel mondo Rastafari
- “This Is Reggae” (1978) – Scritto con Raymond Morrison e Tamara Edwards, rappresentativo del suo passaggio al reggae roots
Altri singoli e brani notevoli
- “Twist Baby,” “Pretty Girl” (1962) – Pubblicati per Blue Beat/Beverley’s in piena epoca ska
- “Tumblin’ Dice” (cover, 1973) – Interprete giamaicano del classico Stones, uscita su Blue Mountain
- “Jealous Guy” (cover, 1974) – Cover reggae del brano di John Lennon per Island Records
Brani presenti nelle raccolte recenti
Altri brani spesso inclusi in raccolte e streaming:
- “Don’t Cry My Love”, “Let the Music Play”, “The Game Has Just Begun”, “Miss Wire Waist”
“Jezebel”, “Lonely Days”, “Free up Jah-Jah Children” – tra i brani da compilation come Shook, Shimmy & Shake
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