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MERANOSPLASH – Una visione sul Reggae

Merano è considerata una delle perle dell’Alto Adige, la città delle terme, dei mercatini di natale, della birra Forst… e del Reggae?!
Sicuramente l’Alto Adige nel tempo ha saputo proporre delle realtà interessanti,dentro o vicino alla scena verde-giallo-rossa, come attualmente possono essere Shanti Powa o Wicked and Bonny.
Apripista di tutto il movimento furono sicuramente i We and Them, storica band che negli anni ’90 calcò alcuni fra i principali palchi d’Italia e d’Europa, fra cui quello del Rototom Sunsplash in cui furono fra i 5 finalisti nel contest
del 1999 per la miglior Reggae band d’Italia, poi vinto dai Reggae National Ticket che poterono suonare in Giamaica grazie anche al voto di Rae Barrett direttore del mitico e originale Reggae Sunsplash.
Niko Fyah, bassista, chitarrista, selecta e produttore con svariate esperienze nella scena locale cresce e sviluppa la sua passione proprio grazie ai WaT in cui suonava il padre, e in cui suonerà successivamente a più riprese.
La passione per la musica in levare diventa presto un desiderio di conoscenza che lo porta nel tempo a ricercare la musica, i testi, i libri e le più svariate informazioni relative alla storia di questo genere.
E’ proprio lungo questo percorso che viene proposto un percorso culturale e linguistico dal titolo “Meranosplash: a culture Reggae session”, una serie di 4 titoli cruciali della cinematografia legata al mondo del Reggae con talking a
contorno delle proiezioni, organizzato nell’ambito delle conferenze del csr A.Palladio e del progetto vlc realizzato da csr A.Palladio nella città di Merano.

Le sessioni filmiche sono iniziate con la proiezione di “The Harder they come”, diretto da Perry Henzell ed uscito nel 1972, con Jimmy Cliff nella parte del protagonista Ivanhoe Martin e autore di parte della colonna sonora, che fu uno dei veicoli di diffusione e internazionalizzazione del genere.
In effetti il film, divenuto uno dei maggiori successi caraibici ed approdato anche al mercato U.S.A (primo film in inglese ad essere trasmesso con i sottotitoli per la complessità del dialetto giamaicano…), è stato una pietra miliare a livello culturale, mostrando per la prima volta a molti il vero volto, duro e crudo, della Giamaica post-indipendenza (1962), ben differente da quello delle spiagge paradisiache proposto nei precedenti film di James Bond.
Il film ruota attorno alla figura di Ivan-Jimmy Cliff, ispirata al leggendario bandito Ryghing che negli anni ’40 sfidò il potere e le istituzioni con le sue azioni divenendo un idolo del ghetto e degli ultimi.
Il protagonista si ritrova proprio qui, nel ghetto fra i sufferer, sceso dalla campagna per ottenere una vita migliore attraverso la musica, ma ben presto costretto dagli eventi a prendere una via più breve ma ben più pericolosa e
illegale, quella per intenderci dei Rudeboy.
I rudeboy erano quei ragazzi disillusi dalle promesse e dalle speranze dell’indipendenza, dai modi rudi, grezzi e maleducati che esprimevano il loro voler essere qualcuno in una società per la quale non erano nessuno.
Affascinati da gangster movie e spaghetti western, ben presto iniziarono a circolare fra loro anche le armi.
Ivanhoe Martin rappresenta molto bene gli anni ’60 della Giamaica “Reggae”: Le speranze del post-indipendenza in fase decadente, le speranze riposte nella musica e nello spostamento dalle campagne alle città, gli scontri con la
cosiddetta Uptown, le autorità, la corruzione e l’illegalità che connetteva produttori, polizia, popolazione del ghetto, la mancanza di opportunità e la facilità della caduta verso le vie più pericolose…
La colonna sonora accompagna molto bene tutto il percorso a partire da “The harder they come” (“più duro è, più forte cade”) che ben rappresenta il senso del protagonista, e le bellissime “if you want to really want” (se lo vuoi puoi
riuscirci, ma dovrai provare, provare, provare…) o “many rivers to cross” (“tanti fiumi da superare”) o ancora “johnny to bad” o “sweet and dandy”. Jimmy Cliff verrà contattato da Chris Blackwell, patron della Island, alla ricerca di un artista per lanciare il Reggae nel mercato mondiale del rock.
Dopo il successo del film Cliff prese altre strade discografiche, il producer passerà, dopo aver rinunciato alla seconda scelta Toots and the Maytals alla terza scelta… Bob Marley and the Wailers…

Seconda proiezione è stata quella di “Rockers” di Ted Bafaloukas del 1978. Il film, che vede la partecipazione di buona parte delle maggiori superstar (cantanti, musicisti, produttori) della seconda metà degli anni ’70 (quella in cui
andava il Reggae rockers, appunto…), doveva inizialmente essere un documentario, tanto che alcune scene come la registrazione di “Graduation in Zion” di Kiddus I o le scene in famiglia con moglie e figli di Horsemouth Wallace sono momenti di vita reale.
Tutte queste caratteristiche ne hanno fatto un cult, capace di mostrare caratteri, manierismi e mood dei personaggi che hanno fatto grande il genere: oltre al protagonista Leroy “Horsemouth” Wallace nei panni di se stesso, appaiono anche Burning Spear, Jacob Miller, Gregory Isaacs, Big Youth, Dillinger, Leroy Smart, Tommy mc Cook, Vin Gordon, Dave Madden, Robbie Shakespeare, Kiddus I, Joe Gibbs, Jack Ruby e tanti altri…
Anche qui, come in “The harder they come” siamo nel ghetto, il protagonista è un musicista affermato ma i guadagni non bastano e servono “extra money”.
Comprerà una moto (negli anni ’70 vi fu il boom delle moto di grossa cilindrata fra i giamaicani) attorno a cui ruoterà una storia che ne ha fatto, a detta di molti critici, una rivisitazione in salsa reggae del mito di Robin Hood.
Rispetto al precedente film proposto, qui viene messo in evidenza il lato spirituale e religioso (rastafarianesimo) dei personaggi e con essi la risposta a base di pace, non violenza e speranza che si discosta dall’aggressività dei rude
boy: anche la musica volgeva da ska, rocksteady, early reggae con testi più leggeri ad un reggae decisamente più impegnato, a livello sociale, spirituale e talvolta anche politico.
In ogni caso, a mio avviso, entrambi i film con le rispettive storie e colonne sonore rappresentano un ottimo viatico per conoscere il Reggae, assieme all’ascolto di Bob Marley.

Legend, The Harder they come, Rockers potrebbero essere un buon inizio per un novizio che partendo da zero chiedesse informazioni sul genere?
Interessante, a mio avviso, era a questo punto spostarsi temporalmente (anni ’80) ma soprattutto geograficamente, col successivo cult “Babylon” di Franco Rosso (1980) sceneggiato dallo stesso regista assieme a Martin Stellman già sceneggiatore l’anno precedente di un altro cult come “Quadrophenia”. Siamo in U.K., Londra, quartiere multietnico di Brixton, fine anni ’70 e inizio anni ’80, gli anni dell’arrivo al potere di Margaret Thatcher, della Sus Law (legge che permetteva di arrestare una persona sulla base del semplice sospetto…) e delle forti tensioni sociali che trasformeranno Brixton e non solo in territori di forti scontri e violenze.
Il film, girato in un set completamente chiuso al pubblico proprio per le tensioni che si respiravano nella zona, mette in scena attraverso una storia legata alla Sound System Culture sviluppatasi proprio grazie ai giamaicani emigrati nella terra d’Albione, l’Inghilterra razzista, xenofoba con le brutalità e gli abusi della polizia, del Front National (la versione inglese del fascismo…), della popolazione bianca.
Tutto ruota attorno alla sfida prevista fra Ital Lion Sound System di cui fa parte Dave detto “Blue”, voce del Sound, interpretato da Brinsley Ford voce e leder degli Aswad, e il sound di Jah Shaka, re del dub inglese che interpreta sé stesso.
Nella settimana si vedranno le vicende di Blue in particolare e di altri soci del Sound, con gli scontri e il razzismo in famiglia, coi vicini, con gli amici ed infine con simpatizzanti del Front national e la polizia, e nel mezzo la contrattazione della hit in esclusiva per il clash, il lavoro dietro al Sound System fino al finale molto forte, un pugno nello stomaco che ben rappresenta ciò che era il periodo.

Babylon chiude quindi questa trilogia di film storici, cui seguirà la proiezione di “One Love”, il biopic su Bob Marley, poiché senza Bob, difficilmente a Merano ci sarebbe stato un evento così ampio sulla cultura Reggae.
E proprio per questo non credo servano parole su Bob o sul film, solo un caldo consiglio a vedere, per chi non lo avesse fatto, i film di cui si è parlato.

Personalmente mi trovate su instagram come @nikofyahgram o @eaudereggae per confrontarsi volentieri sull’articolo, sui film, ma anche su argomenti legati a questo magico mondo!
Niko Fyah.










