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LA GIAMAICA CHIEDE A RE CARLO III GIUSTIZIA PER LA SCHIAVITÙ CON UNA PETIZIONE
Più di due secoli dopo l’abolizione della tratta degli schiavi, la Giamaica è pronta a compiere un passo che potrebbe entrare nella storia.
A settembre una delegazione governativa si recherà nel Regno Unito per consegnare a Re Carlo III una petizione ufficiale che chiede di fare chiarezza sulle responsabilità della Corona britannica nella schiavitù e di aprire la strada a possibili riparazioni. Un’iniziativa che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini dell’isola caraibica.
L’iniziativa, sostenuta dal governo giamaicano e appoggiata dalla CARICOM (Comunità dei Caraibi), non punta soltanto a un riconoscimento simbolico, ma vuole ottenere una risposta giuridica su una delle pagine più drammatiche della storia coloniale britannica.
La ministra della Cultura Olivia Grange ha definito il 6 settembre una “data storica”. Non è stata scelta casualmente: il 6 settembre 1781 salpò dall’Africa occidentale la nave negriera Zong, diretta in Giamaica con 442 africani ridotti in schiavitù. Durante la traversata, oltre 140 persone furono gettate vive in mare dall’equipaggio affinché gli armatori potessero riscuotere l’assicurazione sul cosiddetto “carico perduto”. Uno degli episodi più atroci dell’intera tratta degli schiavi.
COSA CHIEDERÀ LA GIAMAICA AL RE
La petizione non domanderà direttamente un risarcimento economico. L’obiettivo è che Re Carlo III, nella sua veste di Capo di Stato della Giamaica, chieda al Judicial Committee del Privy Council, la più alta corte d’appello per la Giamaica, di pronunciarsi su tre questioni fondamentali:
se la deportazione forzata degli africani verso la Giamaica fosse legale secondo il diritto britannico;
se la schiavitù e la tratta transatlantica costituissero crimini contro l’umanità;
se il Regno Unito abbia oggi un obbligo giuridico di riparazione per le conseguenze ancora presenti della schiavitù.
Nel suo intervento al Parlamento, Olivia Grange ha ricordato anche un altro aspetto spesso dimenticato: quando la schiavitù fu abolita nel 1834, il governo britannico risarcì gli ex proprietari degli schiavi con 20 milioni di sterline, mentre gli africani liberati non ricevettero alcun indennizzo e furono obbligati a continuare a lavorare gratuitamente per diversi anni. Quel prestito contratto dal Regno Unito per pagare gli schiavisti è stato completamente estinto solo nel 2015, attraverso le tasse dei contribuenti britannici..
Se Re Carlo III accogliesse la richiesta e il Privy Council decidesse di esprimersi nel merito, si aprirebbe un precedente senza precedenti nel diritto internazionale sulla responsabilità delle ex potenze coloniali.
APPROFONDISCI SUL MASSACRO DELLA ZONG
La Zong apparteneva a un gruppo di mercanti di schiavi di Liverpool ed era affidata a un equipaggio numericamente insufficiente e poco esperto. Quando salpò da Accra, nell’attuale Ghana, il 18 agosto 1781, aveva a bordo 442 africani ridotti in schiavitù – uomini, donne e bambini – un numero eccezionalmente elevato, considerando che le navi negriere dell’epoca ne trasportavano in media circa 200.
Un grave errore di navigazione fece perdere la rotta all’imbarcazione, aggravando la già critica carenza di acqua e viveri. Il comandante Luke Collingwood e gli ufficiali presero allora una decisione destinata a entrare nella storia: poiché gli schiavi morti per malattia non erano coperti dall’assicurazione, mentre quelli sacrificati per salvare la nave o il resto del “carico” potevano essere risarciti, decisero di gettarli in mare per poter reclamare l’indennizzo dagli assicuratori.
Il 29 novembre 1781 furono gettate in mare 54 donne e bambini, il 1° dicembre toccò a 42 uomini, mentre altri 36 africani subirono la stessa sorte nei giorni successivi. Di fronte a quell’orrore, almeno 10 prigionieri preferirono gettarsi volontariamente in mare, scegliendo la morte piuttosto che continuare a vivere in schiavitù.
Il 22 dicembre 1781 la Zong raggiunse la Giamaica con 208 africani sopravvissuti, meno della metà delle persone imbarcate ad Accra. Gli armatori chiesero alla compagnia assicurativa il risarcimento per gli schiavi gettati in mare, considerandoli alla stregua di un “carico” perduto.
L’assicurazione, però, sospettò una frode e si rifiutò di pagare, dando origine a una battaglia legale che portò alla luce il massacro. La vicenda scosse profondamente Granville Sharp, uno dei principali leader del movimento abolizionista britannico, che trasformò il caso della Zong in un simbolo della disumanità della tratta atlantica.
Pur non determinando da sola la fine della schiavitù, quella tragedia contribuì a rafforzare la campagna abolizionista che portò il Parlamento britannico ad approvare, nel 1807, l’abolizione della tratta degli schiavi e, nel 1833, l’abolizione della schiavitù nell’Impero britannico.










