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INTERVISTA AI MUIRAVALE FREETOWN: LA MUSICA DI ‘THE MISSION’ TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE

Il nuovo album ‘The Mission’ è ispirato alla figura di Alfredo Fiorini. Potete raccontarci di più su come la sua storia e il suo messaggio hanno influenzato la creazione di questo disco?

ln questo album abbiamo voluto valorizzare l’obbiettivo che ogni essere umano ha nella propria vita con il titolo The Mission, rendendo anche l’ascoltatore parte della missione ascoltando la nostra musica. Nel primo album che s’intitolava Muiravale Freetown, abbiamo cercato di ricordare il posto dove il medico missionario terracinese lasciò la vita in Mozambico. Proprio per questo in The Mission abbiamo voluto lavorare ed interpretare il concetto più globalmente, anche per farlo arrivare direttamente al cuore delle persone che si intravedono nella missione che tutti abbiamo.
È stato tutto dettato dalla musica, ecco perché abbiamo voluto dare più conto alle emozioni delle persone questa volta con The Mission. La figura di Alfredo Fiorini ci ha aiutato sicuramente nella nostra crescita, ma ora la missione è la nostra.

In ‘The Mission’ avete esplorato diverse sonorità, dal dub alla dancehall fino al new reggae. Come avete scelto questi generi musicali e quali sono state le influenze principali?

L’esplorazione di diverse sonorità in The Mission è stata un viaggio creativo e allo stesso tempo una scelta consapevole. Il dub, con il suo caratteristico uso degli effetti sonori, ci ha permesso di creare atmosfere che evocano resistenza e resilienza. Questo genere, nato in Giamaica, ha sempre avuto una funzione sociale oltre che musicale, diventando spesso veicolo di protesta e cambiamento. Anche la dancehall, un’altra componente fondamentale del nostro album, ha le sue radici nella cultura giamaicana e ci offre ritmi energici e coinvolgenti che ben si sposano con i messaggi di speranza e lotta che vogliamo trasmettere. Il new reggae, invece, rappresenta una fusione tra il reggae tradizionale e influenze contemporanee, che ci ha permesso di innovare il nostro sound, rendendolo più accessibile e attuale per un pubblico giovane.

Tra le influenze principali c’è sicuramente Lee “Scratch” Perry, uno dei pionieri del dub, e Bob Marley, che ha portato il reggae e i suoi messaggi di libertà e giustizia a un pubblico mondiale. Tuttavia, siamo stati ispirati anche da nuove voci del panorama reggae internazionale, come Chronixx e Protoje, che stanno portando avanti la tradizione reggae con un tocco fresco e moderno. Abbiamo voluto combinare queste diverse influenze per creare un album che fosse allo stesso tempo un omaggio alle radici della musica reggae e una dichiarazione di evoluzione e sperimentazione musicale.

Con il nuovo album avete affrontato temi come l’immigrazione e la discriminazione. Come pensate che la vostra musica possa influenzare la consapevolezza e la sensibilità su questi argomenti?

La musica è un linguaggio universale che ha il potere di attraversare le barriere culturali, linguistiche e sociali. In The Mission, abbiamo scelto di affrontare temi come l’immigrazione e la discriminazione perché crediamo che siano questioni cruciali del nostro tempo, su cui è fondamentale mantenere alta l’attenzione. Viviamo in un’epoca in cui i flussi migratori sono spesso oggetto di strumentalizzazione politica, mentre chi è in movimento è costretto a vivere situazioni di enorme difficoltà, spesso ignorate o addirittura demonizzate.
Attraverso le nostre canzoni, cerchiamo di raccontare storie reali di persone che hanno dovuto lasciare le loro case alla ricerca di una vita migliore, spesso affrontando enormi pericoli e difficoltà. Raccontare queste storie in musica ci permette di dare una voce a chi altrimenti potrebbe non averne, di creare empatia e di sensibilizzare l’ascoltatore. Speriamo che chi ascolta le nostre canzoni possa mettere in discussione i propri pregiudizi e percepire l’umanità condivisa che ci unisce tutti. Crediamo che la nostra musica possa servire come una sorta di “chiamata all’azione”, invitando le persone a guardare oltre la superficie delle cose e a comprendere meglio le complessità del mondo che ci circonda.

Nel corso degli anni avete collaborato con artisti come Paolo Baldini e Mad Professor. Come hanno contribuito queste collaborazioni a formare il vostro stile musicale e il vostro sound?

Collaborare con artisti del calibro di Paolo Baldini e Mad Professor è stato un onore e una grande opportunità di crescita artistica. Paolo Baldini, produttore di fama internazionale, è noto per il suo approccio innovativo e la sua capacità di fondere elementi tradizionali del reggae con suoni contemporanei. Lavorare con lui ci ha dato l’opportunità di sperimentare con nuove tecniche di registrazione e produzione, che hanno arricchito il nostro sound con profondità e complessità inaspettate. Paolo ci ha aiutato a sviluppare un approccio più consapevole al nostro lavoro in studio, spingendoci a considerare ogni dettaglio, ogni effetto e ogni arrangiamento come parte di un quadro più ampio.

Mad Professor, invece, è una vera leggenda del dub. Collaborare con lui ci ha insegnato molto sull’uso creativo degli effetti e delle strumentazioni analogiche, sul rispetto per la tradizione musicale giamaicana e sulla libertà di sperimentazione che il dub consente. La sua influenza si sente in molti dei nostri brani, specialmente nei pezzi più sperimentali e ricchi di effetti che evocano un’atmosfera più meditativa e profonda. Queste collaborazioni ci hanno permesso di esplorare nuovi territori sonori e di sviluppare una maggiore maturità musicale, aiutandoci a definire il nostro stile unico.

Quale messaggio volete lasciare a chi sta leggendo l’intervista?

Vorremmo trasmettere un messaggio di speranza, ma anche di responsabilità. Viviamo in tempi complessi, dove è facile sentirsi sopraffatti dalle ingiustizie e dalle difficoltà che ci circondano. Ma crediamo fermamente che ognuno di noi abbia il

potere di fare la differenza. La musica è per noi un veicolo di cambiamento e speriamo che anche voi, ascoltando ‘The Mission’, possiate sentirvi ispirati a fare qualcosa di positivo nella vostra comunità, per le persone che vi stanno accanto.
Vogliamo invitare chi legge a riflettere sul proprio ruolo nel mondo: possiamo scegliere di restare indifferenti o di agire per il bene comune. Come diceva Alfredo Fiorini, “la missione inizia da casa nostra”; non serve fare grandi gesti per fare la differenza, basta iniziare con piccoli atti di gentilezza e giustizia. Speriamo che le nostre canzoni vi incoraggino a non perdere mai la speranza, a lottare per i vostri ideali e a costruire, giorno