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BRUSCO: UN’INTERVISTA… CROCCANTE!

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Nel 2026 è uscito il nuovo album di Brusco dal titolo “Croccante”, prodotto da Mitraglia Records e già presentato sulle pagine di Reggae Revolution a ridosso dell’uscita nel mese di maggio.

Un album veramente valido a livello di liriche e musiche, ben curato nella parte testuale, ben arrangiato a livello musicale e con parole profonde che ci portano fin dentro il mondo di uno dei veterani della scena Roots\Raggamuffin italiana.

Eccovi allora alcune domande all’artista per conoscere meglio un album che consiglio caldamente di ascoltare per chi non lo avesse ancora fatto!

 

1) Ciao Brusco! Ti ringrazio innanzitutto per la disponibilità a questa intervista per Reggae Revolution. Come molti altri appassionati del genere e non solo, ho trovato “Croccante” un album molto valido, a livello di liriche ed anche musicalmente. Esce a quattro anni dal precedente lavoro in studio: Come è nata l’idea di questo disco?

Grazie, in effetti Croccante sta piacendo un pò a tutti. Volevo fare un album in linea con la mia carriera partendo in particolar modo dalla scintilla che mi ha fatto innamorare di questo genere musicale, ossia il raggamuffin degli anni’80. Per farlo mi sono chiuso in studio con dei bravissimi produttori ed ho seguito la lavorazione in ogni aspetto visto che avevo ben chiaro l’obiettivo. Per me era fondamentale realizzare canzoni autentiche e di sostanza senza giochi di parole o troppi esercizi stilistici nei testi per avvicinarmi quanto più possibile al lato emotivo degli ascoltatori. Lo stesso discorso vale per le produzioni. Volevo evitare di replicare sonorità legate al gusto del momento e quindi passeggere, per dare vita ad un sound “croccante” allo stesso tempo contemporaneo e vintage.

2) Il disco prende il nome da una delle track, ovvero “Croccante”: Come mai la scelta di questo titolo per l’album? 

Perchè sono davvero scarso nel dare titoli ai miei dischi. O trovo un titolo di cui poi immancabilmente mi pento o lo cerco per mesi e al momento di consegnare l’album alla distribuzione finisco per intitolarlo come una canzone scelta più o meno a caso dalla tracklist. Sono pessimo…

3) Quanto c’è di autobiografico in questo tuo lavoro?

Parlo sempre di me e delle mie riflessioni che scaturiscono dalle mie esperienze personali ma anche da quello che ci accade intorno. 

4) Vuoi parlarci delle combination presenti nell’album? Abbiamo un veterano e peso massimo del Raggamuffin giamaicano come Josie Wales, i giovani e rampanti Inna Cantina con cui ti sei esibito spesso sui palchi in questi mesi, Jimmy e Alessandro Ligi.

Gli Inna Cantina li ho conosciuti circa 15 anni fa quando tenni un corso gratuito per una dozzina di ragazzini intenzionati a cimentarsi con il reggae e la dancehall. Da allora è nata una bella amicizia ed ho sempre seguito da vicino la loro evoluzione, di cui a onor del vero sono molto orgoglioso. Josey Wales volevo coinvolgerlo proprio in quanto rappresentante di quel raggamuffin anni 80 che è stata la principale ispirazione dell’album. Devo dire che non sono un grande amante dei featuring all’interno di un album, soprattutto se si tratta di un progetto così particolare e intimo, quindi mi sono limitato a lavorare con persone che conosco e a cui voglio bene. Anche Alessandro Ligi , un bravissimo pianista di musica classica che è il papà di un compagno di classe di mio figlio.

5) Mi soffermo su 4 track che si susseguono: “Grandi conquiste”, “Un passo alla volta”, “Orologio” e “Basta poco”, che riprendo stati d’animo variegati, distanti fra loro e molto ben descritti nei tuoi testi: come sono nati questi brani molto introspettivi?

Sono tutte canzoni, (Come Leggende) che anzichè esaltare il successo parlano delle sconfitte che tutti noi dobbiamo attraversare nella vita. A tutti capita molto più spesso di sbagliare un passaggio piuttosto che fare un gol nella vita. Penso che sia importante parlare dei fallimenti in questo momento storico. La moda di flexxare soprattutto sui social network beni materiali, aspetto fisico, traguardi professionali, oltre ad essere una cafonata, a parer mio ci fa sentire inadeguati e non rappresenta affatto la vita reale delle persone il cui maggior successo è in definitiva quello di non arrendersi tra un fallimento e l’altro.

6) In tutti i tuoi testi c’è sempre un forte legame con Roma, la tua città: Cos’è, Roma, per te?

Come ti dicevo parlo di me e di ciò che ho intorno e Roma è la città in cui si svolge gran parte della mia vita.

7) La tua carriera è ormai trentennale, sei sulla scia da decenni: Com’è cambiato Brusco dalle prime esibizioni live, ai successi nazionali (penso a “Sotto i raggi del sole” o “Ti penso sempre”) a questa versione più… “Croccante”?

Ognuno di noi cambia con il passare degli anni, chi più chi meno. Ma se ancora sono qui a fare album e concerti forse è perchè non sono cambiato troppo e chi mi ascolta trova nelle mie canzoni un’ ancora, un porto sicuro. Amo sperimentare e esplorare musicalità anche molto diverse tra loro ma la mia filosofia di vita, i miei principi guida sono molto simili a quelli di 30 anni fa. E questo aspetto, che è frutto di scelte a volte poco “convenienti” nell’immediato alla lunga penso che mi abbia ricompensato tanti sacrifici.

8) Sei in tour dall’uscita del nuovo album, hai qualche sorpresa in serbo per i prossimi mesi, live o anche in studio?

Sono in tour dal 1993 a dire il vero. Estate ed inverno, con pochissime soste. Ogni album mi da la grande opportunità di aggiungere un bel po di nuove canzoni ai live, di rivoluzionare le scalette e rendere quello che di fatto è il mio lavoro sempre nuovo e stimolante. Proprio ieri sono tornato in studio per lavorare ad un nuovo progetto che mi appassiona tantissimo. Come sempre ci lavorerò senza fretta e con la libertà che solo chi si autoproduce può avere nel musicbusiness. 

9) Come ti trovi nelle tue esibizioni con la band o in dj set, che rispecchiano il tipico stile degli artisti giamaicani? Quali differenze trovi nelle due modalità?

In ambedue le situazioni devo dire che mi diverto tantissimo. Con la band lo show è più lungo e soddisfacente, viaggio e mi esibisco con 5 amici veri e questo aspetto rende l’esperienza più ricca e appagante dal punto di vista umano. Se parliamo del concerto in se è ovvio che avere musicisti sul palco offre uno spettacolo più completo e vario visto che ognuno può dare il proprio contributo artistico. Per contro devo dire che quando canto sulle basi ho più libertà. Una libertà che per un artista che si esibisce dal vivo è doveroso prendersi. Altrimenti lo spettacolo in djset sarebbe sempre uguale, mi annoierei e prederei una grande opportunità: quella di modellare il live in base al pubbico e al contesto. Se si è da soli è più facile stravolgere la scaletta, fare un lungo speech per introdurre una canzone, scherzare con chi è venuto a sentirti, improvvisare inserendo strofe o frasi a seconda della situazione che si ha davanti. Cogliere l’atmosfera insomma. Si innesca una modalità più tipica dell’MC da sound system per capirci, in cui mi trovo a mio agio. 

10) Quali sono i tuoi artisti di riferimento, che hai sempre apprezzato e seguito nel tuo genere?

Sarebbe una lista davvero lunga, in continuo aggiornamento tra l’altro. Non tutti poi provengono dal reggae o sono giamaicani. Per attenermi al nostro mondo e solo alla sfera dancehall (quindi escludendo cantanti veri e propri com Marley, Jacob Miller, Gregory, Dennis etc etc..) ti nomino i primi che mi vengono in mente. U-Roy, Tiger, Ninjaman, Supercat, Buju, Bounty, Beenie, Capleton, Sizzla, Kartel, Damian, Chronixx

11) Quali artisti emergenti vedi, attualmente, nella scena italiana legata al Reggae e al Raggamuffin, come molto validi o da consigliare?

Se per emergenti intendi ventenni o poco più ce ne sono davvero pochi che io sappia e non li conosco se non per avergli sentito cantare qualcosa dal vivo. Se invece intendi quelli di una generazione a metà strada tra la mia e quella dei ventenni è pieno di artisti bravissimi che faticano a vivere solamente di musica perchè il reggae non fa più i numeri che faceva nei primi anni 2000. Sono tanti e se mi metto a fare un elenco sicuramente mi dimentico di qualcuno e poi mi sento in colpa…quindi preferisco evitare di fartelo.

12) In questo periodo abbastanza duro pensando a ciò che succede nel mondo, quale credi possa essere il potere e il messaggio della Musica, e del Reggae in particolare?

La constatazione più amara che mi sento di fare è che la musica ha perso di importanza negli anni. Se prima era una compagna di vita per tutti noi, se non addirittura un faro per alcuni, oggi vedo sempre meno persone che ascoltano musica e che per lo più la utilizzano come accompagnamento sonoro per un video di 30 secondi da postare sui social. Ovviamente non per tutti è così ma la tandenza globale è questa. Di conseguenza l’impatto “sociale” che può avere la musica è stato decisamente depotenziato. Detto questo sono convinto che chi scrive canzoni e le canta davanti a tante persone ha la fortuna di poter dare un piccolo contributo per migliorare il mondo in cui viviamo. Non necessariamente denunciando i mali che lo affliggono come spesso mi capita di fare ma anche semplicemente mostrandosi per ciò che si è, esplorando i propri sentimenti per restituire attraverso le canzoni un frammento di umanità. 

13) A livello tecnico, dove hai registrato l’album e con quali musicisti e produttori? E’ nato con l’idea dell’album o sono nati dei singoli che ti hanno poi portato all’idea di riunirli?

Alcuni pezzi sono stati registrati con la band, altri direttamente in studio, altri ancora un mix delle due cose. RamJam, Ulisse e Roots in the Sky  hanno prodotto insieme a me l’intero album che è nato come un progetto unico.

14) Sempre restando sul tecnico, come nascono le tue canzoni? Inizi dalla musica o dai testi, o hai qualche altra strategia?

Il più delle volte parto dalla musica, in particolare da linea melodiche e vari flow che registro prima che mi passino di mente e con i quali intaso la memoria del telefono. Ma è abbastanza comune anche che scriva delle rime e che successivamente le metta in musica. Ad ogni modo è sempre un processo immediato. Non riesco proprio a fare strategie. Non riesco a dire ora scrivo una canzone che parla di questo o quello argomento come non riesco a scrivere mezza strofa per poi riprenderla o svilupparla in un secondo momento. Le migliori canzoni si scrivono da sole in mezz’ora.  Da quando ho iniziato ho l’impressione che le canzoni esistano già da qualche parte e che io debba solo essere bravo a trovarle.

E dopo questa bella ed interessante lettura, ci sentiamo tutti un po’ più “croccanti”!

Personalmente consiglio vivamente a chi non lo avesse ancora fatto di ascoltare l’album di Brusco, un prodotto veramente valido e contagioso, in grado di portate una ventata di buon umore in tutte le giornate, sia quelle che ricordano il brano “Orologio” che quelle che ricordano “Basta poco”.

Se volete ulteriori info, la recensione di RasAle al momento dell’uscita dell’album e trovate anche il link per l’intervista in video che gli fece sempre in questo 2026 anch’esso… Molto croccante!

INTERVISTA VIDEO

BRUSCO TORNA E SPACCA TUTTO: “CROCCANTE” È L’ALBUM CHE NON TI ASPETTI

Big Up,

Niko Fyah.