Connect with us

Rasta

90 ANNI DI MOVIMENTO RASTAFARI 1930-2020 – Interviste e storia per celebrare questo anniversario

Published

on

Rastafari Greetings Reggae Revolution family.

Il 2020 segna 90 anni dall’incoronazione di Sua Maestà Imperiale Haile Selassie Primo e dalla rivelazione del Movimento Rastafari, abbiamo quindi deciso di celebrare questo novantesimo anniversario con una serie di interviste riguardo la storia, le radici e l’evoluzione del Movimento.

Anche se la spiritualità Rastafari non ha età in quanto è un’esperienza mistica innata nel genere umano e, potremmo dire, era presente anche prima della comparsa dell’uomo sulla terra, consideriamo la sua manifestazione nel 1930 quando il Re dei Re Haile Selassie Primo venne incoronato in Etiopia con i titoli di Re dei Re, Signore dei Signori, Leone Conquistatore della Tribù di Judah, Eletto di Dio e Luce del Mondo.

 Questo avveniva il 2 novembre di quell’ anno nella antica Cattedrale di San Giorgio, Addis Ababa.

Haile Selassie Primo veniva incoronato con un rito antichissimo simile a quello di Davide, Samuele e gli altri celebri re dell’Antico Testamento e sedeva ora sul trono dell’impero cristiano più antico del mondo che derivava direttamente da Davide e Salomone.

Egli stesso era il 225° diretto discendente di Davide.

Si compivano così le antiche profezie che annunciavano che il Cristo sarebbe ritornato a regnare sul trono davidico e sarebbe stato chiamato con quegli stessi titoli che ora ricopriva l’Imperatore d’Etiopia.

La notizia fece il giro del mondo e giunse in Jamaica dove esisteva un grande gruppo di cristiani discendenti degli schiavi che annunciavano l’imminente ritorno del Messia.

Questo era il Movimento Battista, chiamato così perché proclamava l’arrivo del Cristo proprio come aveva fatto duemila anni prima Giovanni Battista nel deserto della Palestina.

La particolarità per era che il movimento Battista annunciava che il Cristo sarebbe stato un regnante africano.

Da quel 1930 un gruppo di giovani cristiani iniziarono a ricercare nelle loro Bibbie e trovarono che l’Incoronazione di Haile Selassie Primo d’Etiopia era la conferma e il compimento delle antiche profezie.

Negli anni immediatamente a seguire i primissimi Rasta iniziarono a predicare questa fede prima nelle campagne di St Thomas e poi nelle strade di Kingston.

Nacque così il Movimento Rastafari e ci sembra il minimo celebrare questo novantesimo anniversario con una serie di testimonianze riguardo la sua storia partendo dalle parole del Rastafari Elder Ras Flako.

Queste interviste sono all’interno di un progetto più grande che lanciammo anni fa sempre con Ras Flako chiamato ANCIENT TESTIMONY – UNA SERIE DI INTERVISTE E TESTIMONIANZE DEGLI ANZIANI RASTAFARI  con l’ obiettivo di conservare, promuovere e diffondere gli insegnamenti e le esperienze degli Anziani Rastafari.

Siamo molto felici quindi di presentarvi la prima parte:

 

ANCIENT TESTIMONY- RAS FLAKO Storia del Movimento Rastafari: schiavitù, Howell e influenze indù

È notte fonda a Montego Bay, Giamaica.

Il Rastafari Ancient Ras Flako ci accompagna in un viaggio nella storia del Movimento Rastafari partendo dalle sue radici.

Una bellissima isola nel mezzo del Mar dei Caraibi chiamata dai suoi abitanti nativi, gli Arawak, “Xaymaca” la terra del legno e dell’acqua.

La conosciamo ora con il nome di Jamaica e ha contribuito al patrimonio culturale e spirituale del mondo intero con un dono fantastico che è il Movimento Rastafari.

La Giamaica ha svolto un ruolo cruciale nella schiavitù e nella tratta degli schiavi transatlantica, gli spagnoli e poi gli inglesi hanno combattuto per il controllo dell’isola a causa della sua posizione strategica e della ricchezza del suo suolo.

Ras Flako in questo video ci parla del sistema coloniale delle piantagioni, delle ribellioni degli schiavi e di quanto queste abbiano contribuito allo sviluppo della coscienza anti coloniale Rastafari.

Gli africani non furono gli unici a essere portati sull’isola.

Gli inglesi infatti portarono con sé migliaia di indiani non come schiavi ma come lavoratori a contratto.

Gli indiani avevano una loro spiritualità e tradizione che si incontrarono con la pratica spirituale dei primi Rastafari e contribuirono ad arricchirla non tanto a livello dottrinale, Rastafari è infatti una rivelazione giudaico-cristiana, ma nello stile di vita e le abitudini alimentari.

Anche Leonard P. Howell, uno dei fondatori del Movimento Rastafari, ci spiegherà Ras Flako che fu esposto alla cultura indù.

 

Guardatevi il video, partiamo insieme per questo viaggio e …a breve la seconda puntata!

 

Perfect Love and Rastafari blessings

Ras Julio

Advertisement
leo line

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Rasta

ETIOPIA -NOTIZIA DI MORTE E DISTRUZIONE A SHASHAMANE IL RESOCONTO

Published

on

By

In un nostro precedente articolo denunciavamo la situazione critica sia in Etiopia che in Shashamane. Ma da allora nessuna notizia, visto che per le devastazioni in atto, Internet è stato oscurato. Fortunatamente leggiamo un rapporto di Sara e Pia del 31 Luglio 2020 in cui ci raccontano molto dettagliatamente qual è stata la loro esperienza e che internet è finalmente stato ripristinato.
La scintilla è stata l’uccisione di un noto cantante ed attivista Oromo come ci raccontano nella lettera dal quel momento MORTE E DISTRUZIONE A SHASHAMANE

 

Il Video che hanno inviato alla redazione di Redacon.it

 

La lettera integrale di Sara e Pia

Carissimi,
da una settimana è tornato finalmente internet, dopo un blackout di quasi un mese, così ora posso condividere qualcosa di ciò che è successo qui a Shashamane il 30 giugno, visto che da varie fraternità ci stanno chiedendo notizie.
Non vi è mai capitato che, proprio quando vi lamentate che la vita è un po’ troppo monotona, non avete ancora finito di parlare che… badabunbede!, succede il finimondo?!
Era martedì mattina, presto, prima delle 6, quando riceviamo due telefonate, una del parroco, l’altra di Aster, che ci avvisano di non uscire (è da 3 mesi che quasi non usciamo per il covid) perché sta succedendo qualcosa, stanno scoppiando incendi qua e là… Infatti da casa nostra vedevamo un fumo nero salire vicino alla chiesa ortodossa in centro città. Contemporaneamente abbiamo iniziato a sentire grida e urla in lontananza.

La sera prima, ad Addis, era stato ucciso un famoso cantante e musicista di etnia Oromo, Achalu Hudessa, un’icona della lotta degli Oromo per la libertà, e ora i giovani oromo, detti “Kerro”, si vendicavano, prendendo di mira le proprietà e le persone di origine Amara: l’intera città è stata in mano loro per oltre 5 ore, senza che nessuno sia intervenuto a fermarli.
Dal profeta Michea: “Guai a coloro che meditano l’iniquità e tramano il male sui loro giacigli; alla luce dell’alba lo compiono, perché in mano loro è il potere. Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono. Così opprimono l’uomo e la sua casa, il proprietario e la sua eredità.” (Mi 2,1)
Purtroppo la storia si ripete e la Parola di Dio conserva un’attualità sorprendente!

Questi giovani giravano in gruppo, con taniche di benzina e armati di grossi bastoni di legno o di ferro, o con machete e andavano in giro a distruggere e incendiare, con obiettivi ben precisi e mirati: hanno distrutto gli hotels più eleganti della città, i negozi più belli, dando fuoco a interi palazzi, banche, scuole, mulini, automobili, case. Anche nella zona del mercato hanno fatto un macello, non solo distruggendo, ma anche saccheggiando e rubando tutto quello che potevano portare via!
In poco tempo il cielo, che era già nuvoloso e grigio quel giorno, si è fatto sempre più cupo e denso e l’aria si è riempita di caligine e odor di bruciato. Ma ancora più inquietante, oltre alle grida e ai roghi che si alzavano sempre più numerosi da vari punti della città, sentivamo un terrificante rumore di colpi, tanti, continui, di lamiere battute, di vetri e bottiglie rotte, di cose distrutte, un rumore che è andato avanti e in modo sempre più violento, fino alle h. 13 circa.

Da metà mattina fino al tardo pomeriggio, si sentiva anche rumore di spari: era la polizia? L’esercito? Erano spari in aria? Non sapevamo… ma la paura e l’apprensione crescevano.
Osservando al di sopra della nostra fence, potevamo vedere queste bande di giovani, insieme con qualche donna, tutti con mazze e bastoni di legno o ferro lunghi e grossi, passare esagitati e dirigersi verso il centro città.
Verso le 11,30 ci è sembrato che la situazione si stesse calmando, stavamo per tirare un sospiro di sollievo quando in pochi minuti davanti alla nostra porta e a quelle dei vicini, si sono radunati dei giovani, battendo e colpendo la porta, gridando di aprire. Pia ed io non sappiamo ancora dire come sia successo che non siano riusciti ad entrare. Il Signore, oltre al filo spinato, li ha trattenuti! Perché hanno rotto la lamiera della fence e forzato la porta, e sporgendosi al di sopra del filo spinato potevamo vedere le loro facce stravolte.

C’era un gran baccano, hanno tirato anche una bottiglia di vetro nel nostro cortile. Loro di fuori gridavano di aprire e Pia di dentro urlava che questa era la casa dove si aiutano le loro donne e i loro bambini. Ci hanno riferito in seguito che qualcuno di loro ha confermato che noi aiutiamo e sfamiamo i loro bambini denutriti e malati, fatto sta che, dopo un momento, 15’… 20’… mezz’ora… non saprei dire, perché in quei frangenti si perde la nozione del tempo, si sono ritirati e si sono riversati contro la nostra vicina: da lei sono riusciti a entrare e hanno distrutto tutto quello che hanno potuto. Dopo qualche istante, improvvisamente è tornato il silenzio. Guardando da un buco della fence ho capito il perché: dal fondo della nostra strada (notare che non è la strada principale) stavano arrivando un centinaio di soldati dell’esercito, che a piedi si dirigevano verso il centro città, facendo scappare gli aggressori. La nostra salvezza!

Ma perché questo ritardo?! Perché sono arrivati solo dopo 5 ore dall’inizio della distruzione? Sono stanziati a poche decine di chilometri da Shashamane, vicino ad Awasa, quindi sarebbero potuti arrivare in fretta. Non li hanno chiamati volutamente? O non sono intervenuti subito per non fare un massacro?
Quella notte, tutta la città al buio e un silenzio impressionante… quel silenzio che subentra dopo la tempesta. La luna, umile segno della presenza fedele di Dio che continua a vegliare su questa umanità ferita e impazzita, con la sua luce soffusa, rischiarava la città e donava un sentimento di pace in mezzo a tanta paura.

Tre giorni dopo, quando abbiamo finalmente avuto il coraggio di mettere il naso fuori dalla porta e andare in centro, uno spettacolo desolante e spettrale è apparso ai nostri occhi: distruzione completa, palazzi, negozi e mini-centri commerciali, costruiti negli ultimi 10 anni, carbonizzati, roba incendiata e carbonizzata ammucchiata qua e là ai bordi della strada: sedie, frigoriferi, televisori, tavoli, computers, auto, camion, di tutto… ovunque cenere e distruzione. Quanta violenza cieca e irrazionale! Da piangere!

Nello stesso tempo, più contemplavamo esterrefatte questo disastro, più saliva dal cuore stupore e gratitudine al Signore per come ci aveva protette, noi e la fraternità: se fossero entrati, sarebbe stato un macello. Avrebbero potuto incendiare la nostra cappella, col tetto di paglia, un vero miracolo!
Nelle letture della domenica successiva Gesù ci ha ripetuto: “Non abbiate paura! Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati! Voi valete più di molti passeri” (Mt.10,30-31). Davvero ci siamo sentite custodite e protette in modo straordinario!

Un altro segno della protezione di Dio: il giorno dopo, ancora in preda alla paura, ci dicevamo tra noi angosciate: “Ma chi possiamo chiamare se quelli dovessero tornare? Possibile che non abbiamo nessun numero di telefono da chiamare in caso di pericolo?”. Donne di poca fede! Non credevamo abbastanza che Dio è la nostra fortezza e il nostro rifugio! Dopo qualche ora, ci chiama una poliziotta del carcere dove andiamo a visitare i detenuti e le detenute coi loro bambini: “Sisters, state bene? Mi spiace per ciò che è successo! Volevo dirvi che se avete bisogno, potete chiamare me o il comandante e noi veniamo coi soldati e la macchina, perché voi siete le nostre madri”.
Al pomeriggio e nei giorni seguenti, poi, abbiamo ricevuto tante telefonate dai tanti amici della fraternità, che volevano sapere come stavamo e condividere la loro pena.
Sembra non ci siano stati tanti morti qui a Shashamane, ma ad Addis e nelle altre città dove sono scoppiate simili rivolte, il totale delle vittime accertate è salito a più di 260. Ciò che rattrista di più è sapere che l’uccisione di Achalu è stato solo un pretesto per accendere la miccia, ma è chiaro che si tratta di giochi politici malvagi e di persone senza scrupoli che usano queste masse di giovani disorientati e indottrinati per seminare morte e distruzione e gettare il paese nel caos.
Qui a Shashamane, ad Addis e in tutte le città più colpite ci sono stati più di 3000 arresti: anche il capo dei Kerro, Jawar Mohamed, è stato arrestato, con altri suoi collaboratori, e sono già iniziate le udienze in tribunale.
Corrono anche voci qui in città che sia venuto Abyi Ahmed, il PM, in incognito, come è solito fare ogni tanto, vestito da soldato dell’esercito, con occhiali scuri e mascherina, per rendersi conto coi suoi occhi di ciò che era successo: dopo la sua visita, l’intera amministrazione della città è finita in carcere!
Purtroppo tanti hanno perso il lavoro, o la casa, o ciò per cui avevano investito tutta una vita; qualche giorno fa, con una suora comboniana di Awasa, siamo andate a far visita a un gruppo di 17 famiglie, circa 85 persone, donne, uomini, bambini, vecchi, rifugiatisi presso una chiesa ortodossa non lontana da casa nostra, e abbiamo portato loro la nostra vicinanza e il nostro sostegno nella preghiera, insieme a un aiuto concreto fatto di borse di vestiti e cibo.

Ci sentiamo al cuore della nostra vocazione di condivisione della vita dei poveri: ringraziando non abbiamo perso nulla, ma stiamo sperimentando ogni giorno in modo vivo e sofferto l’insicurezza e la paura che rimangono dopo simili tragedie, la stessa insicurezza che vivono i nostri vicini, di etnia Amara, Guraghe, Kambata, Wolaita… con la differenza che noi abbiamo ancora sempre la possibilità di fuggire altrove, ma loro? Dove vanno? C’è gente che vive qui a Shashamane da una vita, qui hanno la casa, il lavoro, i parenti, dove scappano?
Eppure ci danno ancora esempi di fortezza e fede in Dio: la nostra vicina non aveva parole per ringraziare il Signore di essere viva, lei insieme al figlio e alla sorella, il resto non aveva così importanza! E a noi ha detto: “Le vostre mani (cioè le vostre opere di bene) vi hanno salvato!”

Sto imparando a non dare proprio nulla per scontato, neanche ciò che dovrebbe essere un diritto fondamentale di ogni essere umano: una casa sicura dove vivere, una tranquillità e stabilità sociale che ti permetta di lavorare e sperare in un futuro migliore. Ogni nuovo giorno ringrazio che la notte è trascorsa tranquilla e ogni sera ringrazio della pace del giorno trascorso!
Ringraziate con noi per la fedeltà di Dio e continuiamo a pregare per questo Paese, ora la situazione sembra sotto controllo, l’esercito pattuglia la città e dà una certa sicurezza, ma fino a quando?
Maria, regina della pace, sotto la tua protezione cerchiamo rifugio!
Con unità, Sara e Pia

PS allego alcune foto che ho fatte il 30 giugno e i giorni seguenti e allego anche il linkcon la lettera riportata

https://www.redacon.it/2020/08/10/dal-gaom-ci-perviene-la-notizia-di-morte-e-distruzione-a-shashamane-etiopia-il-resoconto-di-sara-e-pia/?fbclid=IwAR2IFuE7aWoG_JGOXxFDorH5tN5Tx0lwE54qWOhdIVpBrc65AYrQWkZdB1Y

Fonte: Redacon.it

 

Leggi anche:

L’ETIOPIA IN RIVOLTA DOPO L’UCCISIONE DI MUSICISTA E ATTIVISTA OROMO

Advertisement
Dany Rootical

Continue Reading

News Top

TUTTI CONTRO LA SENTENZA DI TAGLIARE I DREAD – FIRMA LA PETIZIONE

Published

on

By

Si è sollevato un polverone dopo la sentenza dalla sprema Corte giamaicana che dà ragione ad una scuola che aveva intimato ad un’alunna di tagliare i propri dreadlocks. Ma in quest’articolo parleremo solo delle reazioni e della raccolta firme. Per chi volesse approfondire può leggere a fondo pagina.

Molte persone condividono il pensiero che per comodità si usa l’immagine di Rasta per promuovere la Giamaica, in realtà non esistono diritti e poi vengono discriminati.

Tutta la fraternità giamaicana dello spettacolo, artisti, attori, personalità dei media e deejay,  stanno commentando chi più, chi meno il divieto di entrare in classe della piccina.

A tutti i Rasta ma anche chi porta semplicemente questa acconciatura a questo punto verrà vietata l’accesso ad un diritto acquisito, se si rifiutano di tagliarli ?

 

Tra i primi a reagire Beenie Man e Bounty Killer, eterni rivali e non proprio “stinchi di santi” ma questo fa capire quanto ha colpito affondo nell’anima e quanto potrebbe incidere sull’isola una decisione così radicale.

https://www.instagram.com/p/CDXIB-7D463/?utm_source=ig_web_copy_link

 

Questa discriminazione proprio nella nostra isola” ha detto Spragga Benz.

Tarrus Riley in un video pubblicato sul suo account Instagram Tarrus Riley commenta così

 

 

 

Ache BUJU BANTON  ha da dire dye cose su questa drammatica decisione

Il procuratore generale del paese, Marlene Malahoo Forte, ha rifiutato di commentare ulteriormente la decisione della Corte suprema secondo cui la politica della scuola mirava a mantenere “un livello accettabile di igiene“.

Anche il Primo ministro Andrew Holness commenta così “ Il Ministero dell’Educazione ha affermato nel corso degli anni che le regole delle scuole devono essere basate sui diritti e che a nessuno studente deve essere impedito l’ammissione o la frequenza presso un istituto di istruzione pubblica a causa della non conformità di acconciatura in circostanze in cui l’uso di tale acconciatura si basa su motivi religiosi o di salute.”

Ne sentiremo ancora delle belle …  intanto è stata lanciata una petizione che in pochi giorni ha già superato l’obbiettivo ed è stata estesa a 50.000 firme, nel momento che scriviamo ne ha più di 36.000

SOVVERTI LA DECISIONE DELLA CORTE SUPREMA CHE VIETA I DREAD IN CLASSE

Firma anche tu QUI

 


APPROFONDIMENTO

SENTENZA SHOCK SUI DREADLOCKS IN GIAMAICA – PER ANDARE A SCUOLA DEVI TAGLIARLI

 

Advertisement
Pier Tosi

Continue Reading

News Top

SENTENZA SHOCK SUI DREADLOCKS IN GIAMAICA – PER ANDARE A SCUOLA DEVI TAGLIARLI

Published

on

By

La corte suprema Giamaicana ha stabilito che una scuola sull’isola aveva il diritto di chiedere ad una alunna di tagliare i propri dreadlocks.

Sembra così non esserci mai fine alla discriminazione contro i dreadlocks. Da sempre criticati possono essere una banale pettinatura o un segno distintivo del movimento RastafarI.

Ci chiediamo il perché se è solo una semplice pettinatura naturale. Invece mai nulla contro le parrucche ed i collanti che rovinano i capelli usate per lo più dalle donne. Mai critiche negative contro le extension e per le treccine anche se queste ultime sono molto simili.

Una risposta ce la siamo data, chi non conosce critica perché sostiene che è mancanza di igiene. Questo solo nella fantasia degli ignoranti, in quanto i dreads possono essere lavati frequentemente senza il timore di scioglierli.

Veniamo alla notizia shock contro i Dreadlocks

Una sentenza della Corte Suprema della Giamaica ha messo fine ad una battaglia legale durata due anni dopo che ad una ragazza – allora di soli 5 anni – le è stato imposto che doveva tagliare i suoi dreadlocks per motivi di “igiene”

La scuola si trova in un sobborgo di Kingston ed è la Kensington Primary School.

La decisione incredibile è avvenuta nel paese che vanta la rinascita di questa capigliatura ed ha già suscitato molteplici reazioni.

Il padre della ragazza ha definito la sentenza un altro segno di “razzismo sistemico“.

Sono più che sorpreso. È molto sfortunato “, ha detto Buchanan. “È un giorno molto scuro per i neri e per i Rastafariani in Giamaica. E’ così strano che accada proprio quando stiamo protestando nell’attuale clima mondiale del 2020. I neri sono stufi”

Un gruppo per i diritti, giamaicani per la giustizia a sostegno della famiglia, sostiene che l’ordine di tagliare i dreadlocks equivaleva a negare la libertà di espressione e il suo accesso all’istruzione.

Molti giamaicani la considera come una discriminazione nei confronti delle persone che portano capelli “naturali”, compresi i Rastafariani i cui dreadlocks fanno parte della loro tradizione religiosa.

Una decisione a sorpresa che ha toccato questioni di identità e uno dei simboli più riconoscibili della cultura Rasta dell’isola.

Sebbene i Rasta rappresentino solo circa il 2% della popolazione della Giamaica, il movimento ha un’influenza molto forte in tutto il mondo.

Reso popolare da Bob Marley, il più famoso al mondo tra i Rasta, è un movimento politico e religioso che è stato fondato negli anni ’30, attingendo da tradizioni africane e cristiane.

Alcune scuole, tra cui la Kensington Primary, hanno dichiarato esplicitamente che i dreadlocks non sono consentiti e ad altre scuole hanno vietato l’iscrizione agli studenti che si rifiutano di tagliarli.

C’è di più, il Ministero della Pubblica Istruzione ha pubblicato delle linee guida per le acconciature, inclusa una direttiva secondo cui se i bambini portano i dreadlocks, devono essere “puliti”.

“Penso che la discriminazione basata sull’acconciatura sia sbagliata“, ha detto l’avvocato Shepherd. “Non credo che i nostri bambini che sono Rasta e che esprimono la loro cultura attraverso i capelli debbano essere discriminati“.

Non taglierò i capelli di mia figlia“, ha detto Sherine Virgo subito dopo la sentenza. “Se mi daranno di nuovo quell’ultimatum, la sposterò.”

La ragazza e i suoi genitori, Dale e Sherine Virgo, entrambi con i dreadlocks, hanno in programma di fare appello.

Fonte e foto : washingtonpost.com

Advertisement
leo line

Continue Reading

| most read | più letti

error: Il contenuto è protetto !!