"SUMMERJAM 2011" RECENSIONE E REPORTAGE FOTOGRAFICO - ESCLUSIVO
Realizzato da Mauro Cardinale e Daniela Monosi
Mauro Cardinale, mer 10 agosto 2011, 12:10

XXVI SUMMERJAM: APRIAMO IL SIPARIO!
Report fotografico dal più importante festival reggae del Vecchio Continente


Ventisei edizioni e non sentirle. Il più longevo reggae festival d'Europa non perde un colpo e si conferma come un mix vincente di vibrazioni afro-giamaicane ed organizzazione tedesca.
Anche quest'anno i giochi si sono svolti nella splendida location del parco naturale Fuhlinger See (Colonia), il quale ha ospitato, in riva al suo lago, migliaia di tende e decine di migliaia di amanti del reggae provenienti da tutto il mondo.
Line-up di primo livello sui due palchi principali, con un tocco di originalità che distingue questa rassegna da molte altre: spazio limitato alle star della nuova dancehall giamaicana, niente Gully contro Gaza, niente polemiche di carattere sessuale (negli stessi giorni si svolgeva in città il Gay Pride), niente tematiche violente. Quest'anno il Summerjam ha puntato dritto sul roots e sui ritmi tradizionali, all'insegna della commistione di generi e culture. Sempre più Africa, sempre più roots, sempre meno hardcore dancehall, per intenderci.
Tralasciando (purtroppo!) il pittoresco cammino che conduce nell'area concerti, fatto di sorrisi multietnici e gradazioni varie di umanità, passiamo alla vera protagonista di questi tre giorni di Summerjam: la musica.

DAY ONE -1 LUGLIO
L'onore di aprire le danze nel primo pomeriggio del venerdì d'esordio spetta ai giovani Sara Lugo, Iriepathie e Dub a La Pub, che si alternano sui due mainstage.
Ma già dalle ore 17 il Summerjam cala i primi assi e Ziggi Recado infiamma il Red Stage: l'artista olandese ha presentato il nuovo album omonimo, uscito per la VP ed entrato subito nelle classifiche dei Paesi Bassi.
Andrew Tosh (giunto in Germania senza band, causa problemi nei trasporti) tiene alta la memoria del padre sul Green Stage, eseguendo alcuni tra i pezzi più celebri del grande Peter, racchiusi nell'ultimo "Legacy", candidato al Grammy Award.
La "cattiva ragazza" della dancehall made in Ja, Ce'Cile, fa salire la temperatura nonostante la giornata uggiosa: la diva giamaicana, insieme alle stupende ballerine che la accompagnano, improvvisa delle simpatiche e provocanti coreografie con ragazze e ragazzi scelti tra la folla
(molto meglio le prime dei secondi!).
In contemporanea, sull'altro palco Duane Stephenson prepara il campo al nuovo campione del new roots, Tarrus Riley: esibizione piena di buone vibrazioni e di super-hit, dalla celeberrima "She's royal" (al numero uno delle reggae charts mondiali per settimane) a "Wanty wanty no getty", il figlio del grande Jimmy Riley, in tenuta khaki, intrattiene il pubblico che si accalca sempre più numeroso ai piedi del Green Stage.
Aumentano i bassi e la potenza della dancehall giamaicana quando sale sul palco Busy Signal, osannato dalla massive tedesca come pochi altri artisti. Il dj ripaga l'affetto del pubblico con tutte le sue hit da classifica, da "Badman place" (con l'amico-collega Movado) a "Tic toc", fino alle recenti "Jamaica Love" e "Unknow number".
Quando cala la sera su Colonia, sorge una grande star della musica giamaicana degli ultimi 30 anni: Barrington Levy lascia tutti senza fiato, grazie ad un'esibizione da vero maestro. Il grande Barrington regala al pubblico tutti i suoi pezzi storici, da "Here I come" a "Under me sensi", da "Black Roses" agli ultimi singoli contenuti nella raccolta "Teach The Youth" (2008).
Un'esibizione a suo modo storica, in quanto l'artista di Clarendon ha appena dichiarato che il suo prossimo album (il trentesimo ufficiale) sarà anche l'ultimo di una lunga e gloriosa carriera iniziata a metà degli anni Settanta. Lo show di Barrington Levy rappresenta senza dubbio una delle punte di diamante dell'intero festival, forse la migliore performance assoluta.
Nel frattempo, dall'altra parte del parco, l'afro-tedesco Patrice faceva gli onori di casa, seppure con un feeling minore rispetto al partner giamaicano: l'artista, nato a pochi chilometri da Colonia e molto amato da queste parti, ha raggiunto il grande successo commerciale qualche anno fa con la hit "Sunshine" (in alta rotazione su MTV ed in Top Ten anche in Italia) ed ha costruito nel corso degli anni una solida base di fans in tutto il mondo grazie a sette album ed una decina di ottimi singoli.
Quando le luci dei due mainstage si spengono, si accendono le casse della Dancehall Area con Dubwars, Foreign Beggars, Mister Santos, Dj Tease e Chicken, i quali tengono il pubblico caldo fino all'alba. E fino al secondo giorno di Summerjam.

DAY TWO -2 LUGLIO
Il sabato firmato Summerjam inizia in modo soft, con un bel sole e con Illbilly HiTech, CheSudaka, I-fire, Karamelo Santo, Sami Deluxe e Atmosphere.
Il duo austro-tedesco Mono & Nikitaman introduce sul Red Stage la prima superstar della giornata, nonchè veterano del festival: Anthony B non tradisce le attese e tiene fede al suo copione fatto di vibrazioni roots ed energia ("Il mio show riunisce la musica di Bob Marley con l'energia di Michael Jackson", dirà in seguito in sala stampa, tra il serio ed il faceto). La scaletta proposta dal Bobo Shanti è un mix di hit storiche ("Raid the barn", "Police", "Hurt the heart") e nuovi pezzi estratti dall'ultimo album "Rasta Love", uscito per la sua etichetta BornFireMusic.
Mentre il Green Stage prosegue fino alla notte sulla linea "europea" con i tedeschi Irie Revoltes, Marteria, gli amatissimi Culcha Candela e gli afro-norvegesi Madcon, il Red Stage presenta due big assoluti della black music mondiale.
Alpha Blondy, la stella nera del reggae africano, incanta la platea grazie al suo inarrivalibile talento ed alla sua innata spiritualità. Accompagnato dall'eccezionale The Solar System Band, l'artista ivoriano ci regala tutti i suoi pezzi storici, senza mai tradire il peso di quasi 60 anni di una vita non sempre semplice: da "Cocody Rock" a "Jerusalem", il pubblica resta incantanto dal padre fondatore del reggae africano.
Chiude la seconda giornata di festival uno dei miti viventi del reggae, probabilmente la seconda superstar giamaicana dopo Bob Marley (nonchè l'unico artista vivente ad aver ricevuto l'Order of Merit dal governo dell'isola, proprio come Bob nel 1981): Jimmy Cliff.
Il celebre cantante ed autore di pezzi storici come "You Can Get It If You Really Want", "Many Rivers to Cross", "The Harder They Come" (colonna sonore del film da lui interpretato) e "Reggae Night" sta girando tutti i grandi festival d'Europa.
L'esibizione al Summerjam ci ha fatto capire i motivi di una carriera infinita, dai tempi del ghetto fino al Grammy del 1985 ed all'ingresso nella Rock'n'Roll Hall of Fame nel 2011. Consapevole, autorevole, spirituale, energetico ed ancora giovane: Jimmy Cliff rappresenta al meglio la musica giamaicana degli ultimi 40 anni, dallo ska alle derive pop-rock.
Ma la notte di Colonia non si chiude sulle note in levare del mainstage: Massaya, Deebuzz, Pow Pow Movement e Sentinel animano la dancehall area e nessuno ha voglia di andare a dormire.

DAY THREE -3 LUGLIO
Domenica ed ultimo giorno di festival, anche se in molti dicono che "il bello deve ancora venire".
Apertura all'insegna dei giovani europei con Mellow & Pyro, Who dat?!, The busters, Heckert Empire; nel primo pomeriggio scatta la competizione tra i due palchi prinicipali.
Sul Red Green spazio alla nuova scena dancehall con Romain Virgo e Gappy Ranks, giovani sinjay emersi in questo biennio sulla scena giamaicana ed inglese. Sentimentale il primo, eccentrico il secondo (qualcuno gli ha detto che non doveva vestirsi per un matrimonio?): la loro performance non lascia traccia.
Sul palco verde, invece, va in scena la storia della musica giamaicana: i veterani The Congos, Max Romeo ed il maestro Lee "Scratch" Perry ripercorrono 150 anni di musica in tre e concludono con una bellissima combination sulle note di "War inna Babylon" del grande Romeo.
E lo spettacolo continua in sala stampa! Lee Perry, nonostante i 75 anni suonati, non ha perso quella stravaganza e quel gusto per l'esagerazione sui quali la critica si è sempre interrogata: genio o folle?
Quando un giornalista pone una domanda (a dire il vero, poco pertinente) sui motivi che l'avevano spinto a dare fuoco e distruggere per sempre i suoi gloriosi Black Ark Studios, il cantante-autore-produttore s'infuria e diventa intrattabile: prima manda al diavolo un giornalista che gli chiede di chiarire il suo punto di vista religioso ("Sei cattolico? F**k you, devil!"), poi ricopre d'insulti l'addetto stampa del Summerjam che invitava i presenti a concludere la conferenza. Il tutto, sotto gli occhi semplici e discreti dei Congos e di Romeo, che quasi evitano di mettersi in mezzo per non incorrere nella furia del grande Upsetter.
Genio o follia? Probabilmente un folle genio, capace di rivoluzionare la musica giamaicana e non solo, di portare al successo gente come gli Wailers, ma anche di litigare con Marley per motivi economici e rovinare anni di fatica con un colpo d'accendino.
Sul Green Stage continuano ad esibirsi Trombone Shorty, Ben L'Oncle Soul e Joy Denalane, ma tutta l'attenzione è rivolta all'altro palco.
La bella e brava Ayo, emblema della multiculturalità che a Colonia è di casa (nata a Colonia da padre nigeriano e madre romena), ha spinto il suo folk-soul-reggae verso sponde più giamaicane, proprio per adattarsi all'occasione. Un'esibizione convincente e ricca di pathos, nonostante crescesse l'attesa del pubblico per la star di questa giornata.
Intorno alle 20 sale sul palco Ziggy Marley e si capisce subito che l'aria è cambiata.
Il figlio del Re del Reggae è diventato ormai un uomo maturo ed ha costruito la sua carriera uscendo dall'ombra (lusinghera ma ingombrante) dell'immenso padre, fondando insieme ai fratelli i Melody Makers e vendendo milioni di dischi, intraprendendo una fortunata carriera solista, vincendo 4 Grammy Awards e scrivendo alcune delle canzoni più ascoltate dell'ultimo ventennio.
Eppure, la sua esibizione è insipida e le attese (forse eccessive) non vengono rispettate.
Lo staff della Tuff Gong (etichetta di famiglia) fa firmare a tutti i fotografi presenti una dichiarazione in cui si impegnano a non divulgare il materiale video-fotografico per scopi commerciali, poi Ziggy sale sul palco e, con poca enfasi, esegue le sue hit ("Tomorrow people", "Look who's dancing", "Love is my religion" su tutte), i pezzi tratti dagli ultimi album e qualche cover del padre. Finiti i 90 minuti di show, fugge via senza rilasciare dichiarazioni alla stampa. Grande artista, ma non ha convinto.
Per fortuna, la chiusura è affidata ad un'altra leggenda del Continente Nero, dopo Alpha Blondy: il festival chiude il sipario con Youssou N'dour.
Considerato da molti come il cantante africano più amato di sempre, il 52enne senegalese ha regalato al pubblico tutta la sua classe ed il suo eclettismo, che lo rendono capace di spaziare dai ritmi tradizionali africani al reggae, dal soul al pop, senza perdere un colpo.
Impeccabile anche l'esibizione della sua numerosa band. Sulle note di "Seven Seconds", che lo portò al successo planetario nel 1994 in duetto con Neneh Cherry, si chiude la XXVI edizione del Summerjam.
Il nostro bilancio è positivo su ogni fronte: organizzazione priva di falle, direzione artistica innovativa, musica d'altissimo livello (tutti promossi, o quasi!) e, soprattutto, esperienza umana da ricordare.
Un intreccio di umanità all'insegna del rispetto reciproco, della pace e della fratellanza: può succedere solo sotto il cielo del reggae. Può succedere al Summerjam.
Nel 2012, non mancheremo!
Mauro Cardinale

GUARDA LE FOTO DI DANIELA MONOSI:




questo oggetto è tratto da Reggae Revolution.it
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