il lun 02 luglio 2012, 15:11 da Alekeno in Interviste Commenti: 0 non valutato -
La lady del reggae italiano è tornata ad esibirsi nella Capitale, dopo il grande successo ottenuto in quel di piazza San Giovanni durante il concertone del primo maggio scorso.
Abbiamo avuto il piacere di assistere al suo show nell’area del Campo Boario di Testaccio, denominata per l’occasione Città dell’altra economia, dove è in svolgimento il Dinamo festival con parecchie iniziative, sia musicali, sia visive con proiezioni di film, e documentari con dibattiti e discussioni, ed iniziative artistiche con mostre e vernissage di giovani talenti o installazioni di arte moderna.
C’era molta attesa e curiosità intorno al nuovo lavoro di Mama Marjas, in combination con Miss Mykela, We Lady, da poco sul mercato. Un ottimo lavoro prodotto da Adrian Sherwood e registrato fra Taranto e Londra, un sound forte e deciso, piacevolmente roots reggae con testi sempre attuali e mai banali, come ci ha abituati ormai da qualche anno.
Sul palco ad accompagnare la signora del reggae ci pensa l’efficientissima Michelangelo Buonarroti band, formazione fiorentina di alto livello, ai controlli Don Ciccio come sempre. Si inizia verso la mezzanotte, dopo circa trenta minuti di musica passata da Mercy Far I outta Cool Runnings Sound.
Molte donne tra il pubblico, da sempre pronte a formare la vera spina dorsale dei suoi live carichi di energia. Sulle note di Tilt fa sentire le sue corde vocali potenti da dietro il palco, per entrare qualche istante dopo tra gli applausi ed iniziare lo show. Non perde certo tempo ed inizia subito con questo atto d’accusa verso la mercificazione femminile e il potere del Dio denaro, tutto gira intorno alle donne e ai soldi, una tune che sentiremo parecchio passare in radio questa estate.
Presenta anche altre tracce dal nuovo album, alcune già presenti in rete con un video promozionale, che hanno permesso a tutti di apprezzarle da qualche settimana. Dalla risposta del pubblico, che accompagna Mama Marjas durante i pezzi, ci accorgiamo che il disco piace e che in parecchi sanno a memoria i testi.
La traccia ancora, ammonisce a non scherzare con i sentimenti, per non pentirsi di essersi buttati in una storia che lascia i segni. Le mani di Adrian Sherwood si sentono nel sound caldo e avvolgente che accompagna il testo. Maria da Taranto interagisce con i suoi fans, lancia la sua personale accusa alla musica giamaicana di nuova tendenza, colpevole di non aver niente a che fare con il reggae e con il suo messaggio originale, pensiero condiviso da molti che la ricambiano con un caloroso applauso. Omaggia il profeta del reggae con Robert Nesta Marley, dal suo primo lavoro B-lady.
Non può mancare We ladies, titletrack del cd, cantata in inglese come Love University o In my Country. Sul finire del concerto è impossibile tenere ferme le gambe, quando i tamburi preannunciano Negritudine, omaggio alla Motherland Africa, per chi c’è nato e per chi la porta nel cuore.
Poco più di un’ora di esibizione nella notte romana, per la giovane cantante tarantina dalle corde vocali calde come il sole dei caraibi. Nessuno avrebbe voluto che terminasse, ma il tour promozionale toccherà parecchie città italiane e tutti avranno l’opportunità di ascoltare dal vivo un vero talento musicale. Dopo aver salutato tutti ci concede un’intervista piacevole su temi a lei cari, l’aria fresca aiuta a rilassarsi, speriamo di incontrarla presto di nuovo.
INTERVISTA MAMA MARJAS
F. I. : Ciao Maria e benvenuta su Reggae Revolution! Parlaci un po’ del tuo nuovo lavoro da poco uscito nei negozi.
M.M. : Il disco è uscito il 4 di giugno, in collaborazione con Miss Mykela e prodotto da Adrian Sherwood. In rete è disponibile un video con l’anteprima di quattro tracce, con scene estratte dal dvd del backstage durante le registrazioni effettuate tra Taranto e Londra a casa di Adrian.
F. I. :Mi ribadisci il tuo pensiero sulla dancehall giamaicana come hai sottolineato più volte durante la serata?
M.M.:Ripeto, puoi anche pensare che sia una musica divertente da ballare, ma sostanzialmente non c’entra nulla con il reggae, con le sue radici. E’ sparito il basso è sparita la cassa, si canta con l’autotune. Mancano l’anima e i messaggi positivi soprattutto, così deviati, si parla solo di ambito sessuale, si ostenta la ricchezza e l’essere superiori, poi di cosa. Chi segue da tanto il reggae sa bene che i messaggi non sono questi a dover essere percepiti dalla gente.
F. I. Parlami della tua esperienza sul palco del Primo maggio qui a Roma, in piazza San Giovanni davanti a più di mezzo milione di persone.
M. M. : E’ stata un’esperienza bellissima e incredibile! Tantissima gente, per la prima volta ho provato la sensazione del cuore in gola, non sapevo cosa significasse questa cosa, li in piazza finalmente l’ho provata e ho capito.
F. I. :La figura delle donne, a cui tu tieni particolarmente e non manchi mai di sottolineare sia dal vivo che nelle tracce dei tuoi album, ti senti un po’ la loro portavoce?
M. M. : Si, in quanto donna mi sento di farlo, specie in questo periodo in cui tante donne soffrono violenze e soprusi di ogni genere. Poi anche nella musica dove la donna è diventata un oggetto, quasi un elemento d’arredamento da piazzare a fianco ad un uomo. E questa è anche colpa di alcune di noi, che invece di dimostrare di poter valere qualcosa si limitano ad ostentare un seno grande, o delle labbra rifatte, o una minigonna sensuale. Per questo insieme alla mia amica Miss Mykela ci siamo sentite in dovere di ribadire dei concetti importanti riguardo le donne nel nostro nuovo lavoro, intitolato per l’appunto We ladies.
F. I. : Grazie Maria per averci concesso questa intervista. In bocca al lupo per il tour!
M. M. : Grazie a voi! E non dimenticate mai che il reggae non è solo musica, ma uno stile di vita, quindi bisogna comportarsi di conseguenza e trasmettere messaggi positivi. Come diceva Bob Marley il reggae non ha colore e non ha bandiera!
Francesco Iampieri per Reggae Revolution Crew
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