Era il venerdì santo del 1963 (12 Aprile) quando il Governo Giamaicano e la popolazione civile si lanciarono in una vera e propria caccia all’uomo contro i fratelle e le sorelle Rastafari.

Furono tre giorni di tremenda repressione in cui l’agghiacciante ordine del Primo Ministro Alexander Bustamante risuonava nelle strade: “Catturateli e portateli dentro vivi o morti. Quando la prigione non può più contenerli allora trascinateli al cimitero”.

L’obiettivo era sopprimere in maniera definitiva il Movimento Rastafari che, con i dreadlocks e il messaggio di riscatto del popolo nero, rappresentava una vergogna e una minaccia per l’élite Giamaicana post coloniale.

Il pretesto per questa spietata persecuzione fu uno scontro tra dei civili Giamaicani e la polizia che sfociò nell’ incendio di una pompa di benzina nella località di Coral Gardens nei pressi della città di Montego Bay Jamaica.

La stampa affermò erroneamente che i colpevoli erano dei Rastafari, si trattava invece di “farmers” (agricoltori) che vennero scambiati per Rasta a causa delle loro barbe.

Uno di loro era Rudolph Franklin, agricoltore locale che aveva ereditato un piccolo terreno nella località di Coral Gardens. Qui coltivava ortaggi per auto sussistenza.

Il suo unico “torto” era quello di essere troppo vicino alla Rose Hall Estate, una residenza di lusso per turisti e questo forse disturbava i ricchi passanti che di certo non gradivano vedere un povero “Jamaican countryman” al ritorno da costose escursioni delle spiagge locali.

La polizia allora intervenne, fece visita a Franklin intimandogli di lasciare il terreno accusandolo di occuparlo abusivamente. Il giovane più volte rispose che invece la terra era sua di diritto e che in realtà non disturbava nessuno.

Durante il primo raid gli agenti distrussero il suo raccolto come primo avvertimento.

Quando le forze dell’ordine tornarono una seconda volta non se ne andarono prima di aver distrutto nuovamente gli ortaggi e addirittura aver ripetutamente sparato a Franklin che ora giaceva sul suolo in fin di vita.

Lo credevano morto ma così non era.

Portato in ospedale venne salvato nonostante le circostanze gravissime.

Dopo settimane di ospedale uscì e venne immediatamente incarcerato a causa di alcune piantine di cannabis trovate nel suo campo al momento del secondo raid. Dopo mesi di galera il giovane era di nuovo fuori con un gran desiderio di rivalsa.

L’attacco alla pompa di benzina fu una vendetta da parte di Rudolph Franklin che aveva reclutato altri complici per rivendicare l’ingiustizia subita dalla polizia.

Ovviamente un gesto sbagliato e non giustificabile, provocato dall’immensa frustrazione per quanto accaduto.

Ma i Rasta cosa c’entravano?

Proprio un bel nulla.

Il Primo Ministro però, cogliendo questo episodio come un’opportunità per ripulire la società dai Dreadlocks Men, dichiarò la “caccia ai Rastafari”.

Centinaia di poliziotti e militari in assetto da guerra con tanto di furgoni blindati ed elicotteri iniziarono a passare per filo e per segno la zona di Montego Bay.

La cosa forse ancora più brutta fu che il Primo Ministro promise una ricompensa a tutti i civili che avessero consegnato Rasta (…o presunti tali) alle autorità.

I fratelli ignari della motivazione di tale atrocità si ritrovarono da un momento all’altro ad essere il bersaglio di un genocidio da parte del loro stesso governo e della loro stessa gente.

Fu il delirio.

Tre giorni di uccisioni, incarcerazioni, torture contro uomini, donne e giovani.

Forse la pagina più triste della storia del Movimento Rastafari e un grande atto di criminalità da parte del Governo Giamaicano.

Le porte delle case venivano sfondate dalle truppe armate senza nessun motivo né mandato di incursione. Chiunque vi fosse all’interno era automaticamente prigioniero.

Settantadue ore in cui molti si rifugiarono nella giungla più profonda, altri restarono nascosti sotto terra e chi non riuscì a scappare dovette affrontare il frutto amaro dell’odio umano.

Era il venerdì santo prima della Santa Pasqua, quello che in inglese è chiamato il Good Friday ma che, considerate le circostanze, i Rasta ribattezzarono il “Bad Friday”.

Proprio come il Cristo infatti, i fratelli e le sorelle restarono tre giorni nella morte prima di poter finalmente risorgere.

Il Movimento Rastafari non morì, come si aspettavano i politici Giamaicani, anzi si rialzò più forte e più numeroso di prima.

Senza vendetta o senza cattiveria nel cuore, i Rasta diedero un grandissimo insegnamento di forza e dignità ai loro carnefici e forse al mondo intero.

Ras Julio

La scorsa puntata di IYAHBINGI è stata dedicata proprio a questo e ad altre persecuzioni che dovette subire il Movimento Rastafari. 

Ascolta qui:

 

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Raccontare il modus vivendi e il cammino annunciato da Marcus Garvey non è semplice e spesso inaccessibile.

Vi presentiamo dunque un ottimo approfondimento. Un documentario lungo un' ora circa sullo stile di vita sempre più seguito nei 4 angoli della terra e promosso nella musica reggae.

Sempre di più, ci addentriamo nella Livity ( crescita spirituale ) Rasta. Il nuovo portale si pone come obbiettivo dare quanto più informazioni possibili per capire meglio ed avere una visione d'insieme.

Ecco che la tradizione orale, grazie alle nuove tecnologie diventa oggi condivisibile a tutti coloro che hanno intenzione di ascoltare e meditare. Basta conoscere l'inglese per addentrarsi in questo mondo fatto non solo di Amore, Rispetto e Unità. Scoprirete molto di più seguendo il bellissimo documentario.

 

 

Documentary  Untold Stories – The Livity of RasTafari

 


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La spiritualità Rastafari è nata in Giamaica ma dove precisamente c'è stato il primo focolaio e la prima congregazione di uomini che accettavano una nuova fede ?

Dov'è può essere individuato il primo posto sull'isola ? Qualcuno deve esserselo posto come domanda.

Se è molto chiaro che non è una religione ma una livity, un percorso spirituale che serve per elevarsi. Se la profezia di un Re nero rivelatasi in Haile Selassie, leone di Giuda, fu annunciato da Marcus Garvey, si avverò sull'isola del reggae, allora quale dove si è innescata e cresciuta la prima family?

 

A tutti questi punti interrogativi e domande sembra rispondere questo video che è molto chiaro...

Secondo Bunny Wailer la prima fiamma sembra essere innescata a Trech.

In quegli anni magici, secondo l'ultimo dei tre The Wailer ancora in vita tutto passava per la Yard dove è cresciuto.

Trech Town dunque rappresenterebbe oltre che la Yard identificata dove nacque è crebbe il reggae anche uno dei primi posti se non forse il primo in assoluto dove nacque la prima comunità.

Allora solo Pinnacle fu un altro focolaio ma non così duratura come Tench Town.

Inoltre nella magica Yard divenne un punto di incontro dove oltre alla fede Rastafari, nacquero i primi canti, si incontravano i primi musicisti ispirati che diedero il via poi al Reggae.

La nascita della musica in levare, nata dai Rasta per diffondere il messaggio a chiunque .

Tutto partì dunque da Tench Town?

 

 

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