Mercoledì, 05 Giugno 2019 08:12

L'ARTE DI FERMARCI

Rastafari greetings!

Viviamo in un mondo di velocità, frenesia e preoccupazioni.

Ma è tutto ciò salutare per noi? Che cosa ci dice la Livity Rastafari a riguardo?

Generazioni di Anziani Rasta ci hanno trasmesso l’arte di imparare a fermarci, ovvero prenderci del tempo per coltivare il nostro spirito e non solamente i nostri impegni quotidiani.

Questo non vuole assolutamente dire sottrarsi alle proprie professioni o responsabilità ma imparare a bilanciare le nostre liste di cose da fare con dei momenti di pausa, rigenerazione in cui ci concentriamo ad “essere e non fare”.

Sappiamo infatti che esiste una dimensione naturale di calma e tranquillità in ognuno di noi che però viene spesso alterata o dimenticata a causa delle corse, dell’agitazione o delle preoccupazioni. Questo a lungo andare tende a distoglierci dalle cose veramente importanti della vita e soprattutto minaccia la nostra felicità.

Se noi impariamo a riscoprire e riconnetterci con quello spazio interiore allora creeremo i presupposti per far fiorire le nostre esistenze e apriremo la porta al benessere. Quando ci fermiamo apprezziamo realmente le bellezze della vita e delle persone intorno a noi, siamo rilassati e la nostra mente è più limpida così da poterci prendere meglio cura dei nostri destini.

La tradizione Rastafari ci insegna a rallentare e riconnetterci con un ritmo naturale dell’esistenza quando tutto intorno invece corre freneticamente.

Nel seguente articolo degli spunti di riflessioni per riconsiderare quanto importante sia l’arte di imparare a fermarci.

 …take your time and give thanks for life

 

Leggi qui l’articolo http://rasjulio.blogspot.com/2019/06/larte-di-fermarci.html

Ras Julio

Pubblicato in Rasta

Era il venerdì santo del 1963 (12 Aprile) quando il Governo Giamaicano e la popolazione civile si lanciarono in una vera e propria caccia all’uomo contro i fratelle e le sorelle Rastafari.

Furono tre giorni di tremenda repressione in cui l’agghiacciante ordine del Primo Ministro Alexander Bustamante risuonava nelle strade: “Catturateli e portateli dentro vivi o morti. Quando la prigione non può più contenerli allora trascinateli al cimitero”.

L’obiettivo era sopprimere in maniera definitiva il Movimento Rastafari che, con i dreadlocks e il messaggio di riscatto del popolo nero, rappresentava una vergogna e una minaccia per l’élite Giamaicana post coloniale.

Il pretesto per questa spietata persecuzione fu uno scontro tra dei civili Giamaicani e la polizia che sfociò nell’ incendio di una pompa di benzina nella località di Coral Gardens nei pressi della città di Montego Bay Jamaica.

La stampa affermò erroneamente che i colpevoli erano dei Rastafari, si trattava invece di “farmers” (agricoltori) che vennero scambiati per Rasta a causa delle loro barbe.

Uno di loro era Rudolph Franklin, agricoltore locale che aveva ereditato un piccolo terreno nella località di Coral Gardens. Qui coltivava ortaggi per auto sussistenza.

Il suo unico “torto” era quello di essere troppo vicino alla Rose Hall Estate, una residenza di lusso per turisti e questo forse disturbava i ricchi passanti che di certo non gradivano vedere un povero “Jamaican countryman” al ritorno da costose escursioni delle spiagge locali.

La polizia allora intervenne, fece visita a Franklin intimandogli di lasciare il terreno accusandolo di occuparlo abusivamente. Il giovane più volte rispose che invece la terra era sua di diritto e che in realtà non disturbava nessuno.

Durante il primo raid gli agenti distrussero il suo raccolto come primo avvertimento.

Quando le forze dell’ordine tornarono una seconda volta non se ne andarono prima di aver distrutto nuovamente gli ortaggi e addirittura aver ripetutamente sparato a Franklin che ora giaceva sul suolo in fin di vita.

Lo credevano morto ma così non era.

Portato in ospedale venne salvato nonostante le circostanze gravissime.

Dopo settimane di ospedale uscì e venne immediatamente incarcerato a causa di alcune piantine di cannabis trovate nel suo campo al momento del secondo raid. Dopo mesi di galera il giovane era di nuovo fuori con un gran desiderio di rivalsa.

L’attacco alla pompa di benzina fu una vendetta da parte di Rudolph Franklin che aveva reclutato altri complici per rivendicare l’ingiustizia subita dalla polizia.

Ovviamente un gesto sbagliato e non giustificabile, provocato dall’immensa frustrazione per quanto accaduto.

Ma i Rasta cosa c’entravano?

Proprio un bel nulla.

Il Primo Ministro però, cogliendo questo episodio come un’opportunità per ripulire la società dai Dreadlocks Men, dichiarò la “caccia ai Rastafari”.

Centinaia di poliziotti e militari in assetto da guerra con tanto di furgoni blindati ed elicotteri iniziarono a passare per filo e per segno la zona di Montego Bay.

La cosa forse ancora più brutta fu che il Primo Ministro promise una ricompensa a tutti i civili che avessero consegnato Rasta (…o presunti tali) alle autorità.

I fratelli ignari della motivazione di tale atrocità si ritrovarono da un momento all’altro ad essere il bersaglio di un genocidio da parte del loro stesso governo e della loro stessa gente.

Fu il delirio.

Tre giorni di uccisioni, incarcerazioni, torture contro uomini, donne e giovani.

Forse la pagina più triste della storia del Movimento Rastafari e un grande atto di criminalità da parte del Governo Giamaicano.

Le porte delle case venivano sfondate dalle truppe armate senza nessun motivo né mandato di incursione. Chiunque vi fosse all’interno era automaticamente prigioniero.

Settantadue ore in cui molti si rifugiarono nella giungla più profonda, altri restarono nascosti sotto terra e chi non riuscì a scappare dovette affrontare il frutto amaro dell’odio umano.

Era il venerdì santo prima della Santa Pasqua, quello che in inglese è chiamato il Good Friday ma che, considerate le circostanze, i Rasta ribattezzarono il “Bad Friday”.

Proprio come il Cristo infatti, i fratelli e le sorelle restarono tre giorni nella morte prima di poter finalmente risorgere.

Il Movimento Rastafari non morì, come si aspettavano i politici Giamaicani, anzi si rialzò più forte e più numeroso di prima.

Senza vendetta o senza cattiveria nel cuore, i Rasta diedero un grandissimo insegnamento di forza e dignità ai loro carnefici e forse al mondo intero.

Ras Julio

La scorsa puntata di IYAHBINGI è stata dedicata proprio a questo e ad altre persecuzioni che dovette subire il Movimento Rastafari. 

Ascolta qui:

 

Pubblicato in Rasta
Giovedì, 15 Gennaio 2015 08:37

MEDITAZIONI RASTAFARI SECONDO NUMERO

Disponibile ora la seconda pubblicazione della Wisemind Publications dedicata alla testimonianza di una altro Elder. Questo numero è dedicato alle parole dell'Anziano Bongo Roy.
Nel presente volume, oltre alla testimonianza in italiano e in lingua originale, troverete le Parole di Sua Maestà e le frasi di Marcus Garvey.

RAS BONGO ROY è uno dei più anziani patriarchi della Casa RastafarI Nyahbinghi.
La sua vita è l'esempio del lungo percorso del Rasta nella via del Re, forgiata da prove e tribolazioni. I suoi dreadlocks, che raccoglie e protegge dentro in un sacco assicurato con una cintura ai fianchi, forniscono un'ulteriore prova della sua rettitudine.

Non possedendo nemmeno il certificato di nascita, egli rappresenta l'anziano come "Antico di Giorni".

Wisemind Publications Italy è onorata di condividere la sua testimonianza vivente e vivificante.


Rendiamo grazie a Sua Maestà Imperiale che è glorificato nei Suoi Santi. SELAH. RASTAFARI.

Contatti: https://www.facebook.com/diego.semenzato.1?fref=nf

 

Pubblicato in Libri - Film