È ufficiale: il Governo Giamaicano ha stabilito un fondo monetario per i Rastafari sopravvissuti al Coral Gardens Massacre.

La notizia circola già da qualche settimana ma abbiamo voluto aspettare che venisse confermata dai fatti. Ora possiamo finalmente annunciare con soddisfazione che il Coral Gardens Trust Fund è attivo e uno dei sopravvissuti (Bongo Isaac Wright) ha da pochissimo ricevuto la sua prima donazione.

In linea con la raccomandazione del Public Defender Giamaicano, il Ministro della Cultura dell’isola caraibica, Olivia Grange, ha assicurato circa 12,7 milioni di dollari giamaicani (Euro 86,000 circa) nel Dipartimento dell'Amministratore Generale per il fondo fiduciario per le vittime di Coral Gardens.

L’accordo è stato firmato il 19 Dicembre scorso (vedi foto sopra) in presenza di rappresentanti della comunità Rastafari e sopravvissuti al tragico evento di 57 anni fa.

Ma facciamo un passo indietro, cosa è il Coral Gardens Incident e soprattutto perché il Governo Giamaicano si impegna con un tale obbligo?

Con il nome di Coral Gardens Incident, noto anche come Coral Gardens Atrocity o Bad Friday ci si riferisce a una serie di sanguinosi eventi avvenuti in Giamaica dal 12 al 14 aprile 1963.

A seguito di un violento scontro in una stazione di servizio a Montego Bay, la polizia e le forze militari arrestarono brothers and sisters Rastafari in tutta la Giamaica, molti di loro vennero addirittura torturati e uccisi.

I numeri esatti non sono disponibili, ma le stime parlano di diverse centinaia di persone detenute.

Non si sa di preciso nemmeno quanti Rastafari persero la vita sotto le percosse e le barbarie della polizia.

Sebbene infatti le persone coinvolte nella sparatoria alla stazione di servizio non fossero Rasta, la polizia li definì così poiché portavano la barba.

Per vendetta l' allora Primo Ministro Giamaicano Alexander Bustamante dichiarò una vera e propria caccia all’ uomo che terrorizzò la “Island in the sun” per ben tre giorni.

Era il fine settimana di Pasqua e i raid iniziarono proprio il Venerdì Santo che in inglese viene definito il Good Friday… non vedendoci nulla di buono in quel venerdì, i Rastafari lo ridefinirono il “Bad Friday”.

Le autorità promisero una ricompensa monetaria a tutti i civili che avessero consegnato dei Rasta alla polizia, ed ecco che da un momento all’ altro i brothers e sisters Rastafari divennero il bersaglio di un vero e proprio genocidio promosso e sponsorizzato dal Governo.

Nel 2017 il Primo Ministro Andrew Holness aveva chiesto ufficialmente scusa alla comunità Rastafari riconoscendo la gravità della persecuzione da loro subita e promettendo di voler in qualche modo rimediare a tutto lo stress e la sofferenza che degli innocenti avevano subito.

Tra le scuse del Primo Ministro figurava l'impegno a costituire il fondo fiduciario, non inferiore a 10 milioni di dollari giamaicani, per le vittime dell'incidente di Coral Gardens. L'importo è stato raccomandato dall' Ufficio del Public Defender, che ha avviato un'indagine sull'incidente nel maggio 2011.

Ecco la promessa di un aiuto economico di cui avrebbero beneficiato i sopravvissuti e le loro famiglie e che avrebbe portato all’ istituzione di questo fondo fiduciario che finalmente, in questi giorni di gennaio 2020, entra definitivamente in funzione.

La comunità Rastafari aveva nel frattempo costituito il Rastafari Coral Gardens Benevolent Society per far sì che le voci delle vittime del massacro venissero ascoltate e per interagire con le istituzioni dell’isola.

Al momento della firma dell’accordo, il Ministro Grange ha ammesso che anche se questo segna l'inizio del processo di riconciliazione, c'è ancora molto lavoro da fare.

“Voglio una relazione nuova e migliore con i miei fratelli e sorelle Rasta e con il team, compresi i direttori, della Rastafari Coral Gardens Benevolent Society. Sto lavorando per raggiungere questa nuova unità”, ha dichiarato Olivia Grange durante la cerimonia della firma nel suo ufficio di New Kingston.

Continuando: “Riconosciamo che per 56 anni, voi, i nostri fratelli e sorelle Rastafari, avete vissuto con le cicatrici fisiche, psicologiche ed emotive di quell'incidente a Coral Gardens e le atrocità che avete dovuto subire poi nel corso degli anni, ecco stiamo prendendo provvedimenti per cambiare tutto ciò".

"Quindi ... formalizziamo il processo alla presenza dei nostri fratelli e sorelle Rastafari, come parte del nostro programma di riconciliazione", ha detto alla cerimonia della firma.

L’ Executive Director of Jamaicans for Justice, Rodje Malcolm, ha affermato che l'istituzione del fondo è un fatto "dolceamaro" dato che ben 10 sopravvissuti all'incidente di Coral Gardens sono morti negli ultimi due anni.

"Questo è un momento storico di accettazione da parte dello Stato, da parte dell'attuale governo, che ciò che è accaduto nel 1963 e in seguito, è stata una grave violazione dei diritti umani che non avrebbe mai dovuto verificarsi", ha affermato Malcolm.

Il tesoriere della Rastafarian Coral Gardens Benevolent Society, Lewis Brown, ha dichiarato che il gruppo è soddisfatto della decisione del governo di aiutare i suoi membri.

“Apprezzo molto ciò che il Ministero ha fatto per la Rastafarian Coral Gardens Benevolent Society. Lo chiediamo da 56 anni, da quando è avvenuto l'incidente e quello che è successo dopo”, ha detto Brown.

Una delle vittime, Bongo Isaac (Isaac Wright), ha dichiarato di essere molto contento di essere vissuto a lungo così da poter vedere il fondo fiduciario istituito.

"Mi sento molto felice nello spirito per il fatto che il governo stia scrivendo delle pagine di storia per noi", ha detto il Patriarca Rastafari Bongo Isaac Wright che è stato tra i primi a ricevere una donazione dal Trust Fund. Pochi giorni fa ha infatti aperto la busta con l’assegno di 10,000 dollari Giamaicani (Euro 680 circa) come prima fase di risarcimento.

L’anziano Bongo Isaac fu  tra coloro che persero tutto durante i raid della polizia, la sua casa venne incendiata e rasa al suolo, perse i suoi animali, il carbone che bruciava e poi rivendeva per professione e tutti i suoi beni. A causa dello stress causato dal trauma la sua amata moglie Sister Eduah iniziò a soffrire di insonnia e pressione alta che le causarono ben quattro ictus di cui l’ultimo fatale.

Un’altra vittima, Edward Fray, che, tranne la struttura della sua casa, perse la sua occupazione e tutti i suoi averi durante l'incidente, ha dichiarato che è felice dell'istituzione del fondo fiduciario.

"Persi il lavoro. Ero un macellaio. Mi ritrovai a dover chiedere l'elemosina e, dopo un anno, ho risparmiato per tre mesi, ho comprato un materasso e ricominciato. Ho sofferto molto ... Ma ora sto meglio ", ha detto ai giornali.

Sebbene 86,000 Euro non potranno mai rimediare al dolore e all’ umiliazione che il popolo Rastafari ha dovuto subire in cinquantasette anni; considerato che di certo nessuna somma di denaro potrà mai cancellare dalle pagine della storia del mondo intero un genocidio promosso da un capo di Stato contro i suoi stessi connazionali, vogliamo guardare a questo avvenimento come un felice passo avanti nelle relazioni tra istituzioni e Movimento Rastafari.

Restiamo speranzosi che si stiano finalmente aprendo le porte ad un nuovo periodo in cui il concetto di “Respect”, che i Rasta hanno ripetuto così a lungo, possa essere osservato anche dai potenti e dalle istituzioni.

Per saperne di più sul Coral Gardens Incident leggi questo articolo:

http://reggaerevolution.it/component/k2/item/1044-coral-gardens-jamaica-1963-la-persecuzione-dei-rastafari.html

 

Blessed Love

 

Ras Julio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mercoledì, 04 Dicembre 2019 17:49

IYAHBINGI RADIO, INIZIATA LA QUINTA STAGIONE

Blessed Love Reggae Revolution Family !!

É iniziata la quinta stagione di IYAHBINGI il programma radio di cultura e Livity Rastafari sulle frequenze web di reggaeradio.it

In onda ogni domenica sera alle ore 21 con la possibilità di riascoltare la puntata da subito grazie al comodissimo podcast che vi permette di fare click e di accedere alla vibrazione Rastafari quando e dove volete.

IYAHBINGI è lo spazio dove storia, riflessioni, interpretazioni, aneddoti, curiosità e vibrazioni positive si fondono con la ritmica antica del Rastaman.

Rastafari è un modo di vivere alternativo rispetto al sistema di Babylon e sempre più persone sono attratte o incuriosite da questo messaggio rivoluzionario.

Ecco perché nasce IYAHBINGI l’unico programma web-radio 100% Rastafari in italiano dedicato alla ritmica Nyah Binghi e alla spiritualità Rastafari.

Per celebrare questo quinto anno di attività abbiamo pensato di dedicare questa stagione 2019-20 al “come applicare la spiritualità Rastafari alle nostre vite quotidiane per vivere meglio e trasformare la confusione in chiarezza”.

Quindi un’applicazione molto pratica della saggezza Rasta nelle nostre giornate al fine di guadagnare più benessere, libertà e pace mentale. Tradizione spirituale applicata alla quotidianità, ecco la Livity Rastafari.

IYAHBINGI non è un programma soltanto per i Rasta ma per tutti coloro alla ricerca di uno spazio di freschezza, positività e rigenerazione.

Reasoning e selezione musicale a cura di Ras Julio.

ONE LOVE!!

 

 

In onda ogni domenica sera alle 21 e podcast disponibile subito su www.reggaeradio.it

Riascolta tutte le puntate qui https://www.mixcloud.com/IYAHBINGI-NEW/

Per saperne di più riguardo al Movimento Rastafari: http://rasjulio.blogspot.com/

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Mercoledì, 05 Giugno 2019 08:12

L'ARTE DI FERMARCI

Rastafari greetings!

Viviamo in un mondo di velocità, frenesia e preoccupazioni.

Ma è tutto ciò salutare per noi? Che cosa ci dice la Livity Rastafari a riguardo?

Generazioni di Anziani Rasta ci hanno trasmesso l’arte di imparare a fermarci, ovvero prenderci del tempo per coltivare il nostro spirito e non solamente i nostri impegni quotidiani.

Questo non vuole assolutamente dire sottrarsi alle proprie professioni o responsabilità ma imparare a bilanciare le nostre liste di cose da fare con dei momenti di pausa, rigenerazione in cui ci concentriamo ad “essere e non fare”.

Sappiamo infatti che esiste una dimensione naturale di calma e tranquillità in ognuno di noi che però viene spesso alterata o dimenticata a causa delle corse, dell’agitazione o delle preoccupazioni. Questo a lungo andare tende a distoglierci dalle cose veramente importanti della vita e soprattutto minaccia la nostra felicità.

Se noi impariamo a riscoprire e riconnetterci con quello spazio interiore allora creeremo i presupposti per far fiorire le nostre esistenze e apriremo la porta al benessere. Quando ci fermiamo apprezziamo realmente le bellezze della vita e delle persone intorno a noi, siamo rilassati e la nostra mente è più limpida così da poterci prendere meglio cura dei nostri destini.

La tradizione Rastafari ci insegna a rallentare e riconnetterci con un ritmo naturale dell’esistenza quando tutto intorno invece corre freneticamente.

Nel seguente articolo degli spunti di riflessioni per riconsiderare quanto importante sia l’arte di imparare a fermarci.

 …take your time and give thanks for life

 

Leggi qui l’articolo http://rasjulio.blogspot.com/2019/06/larte-di-fermarci.html

Ras Julio

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Un evento senza precedenti quello che avvenne il 21 Aprile del 1966 quando l’aereo dell’Ethiopian Airlines decorato con il tricolore etiopico ed il Leone di Judah toccò il suolo dell’aeroporto Palisadoes di Kingston, Jamaica.

Decine di migliaia di fratelli e sorelle Rastafari erano rimasti in attesa per giorni al fine di non perdersi nemmeno un istante di quello che sarebbe stato un vero e proprio evento storico di portata biblica.

Haile Selassie Primo, l’Imperatore d’Etiopia, il duecentoventicinquesimo discendente di Davide e Salomone, l’ultimo regnante a sedere sul trono d’Israele, veniva infatti a fare visita al Suo popolo, i Rastafari.

Non possiamo dimenticare che esattamente tre anni prima, nel 1963 sempre nel mese di aprile, il popolo Rastafari aveva subito una spietata persecuzione da parte del Governo e dei civili giamaicani. Era il “Bad Friday” anche conosciuto come il “massacro di Coral Gardens”.

I Rastafari avevano superato quel tragico evento grazie alla consapevolezza che il Re dei Re avrebbe ascoltato le loro preghiere e li avrebbe liberati dalla “fossa dei leoni” proprio come era successo a Daniele, il personaggio dell’Antico Testamento che venne gettato in pasto ai leoni ma ne uscì vivo grazie all’aiuto di Dio.

Ecco che la visita di Haile Selassie Primo giunge proprio come la mano dell’Onnipotente a salvare le famiglie Rastafari dalla persecuzione di Babylon.

L’isola della Jamaica non aveva mai assistito a nulla del genere, mai nessun capo di stato era stato accolto con tale energia ed entusiasmo, nemmeno la regina d’Inghilterra che era stata ospite ufficiale appena pochi mesi prima.

La folla era riunita da giorni, chi era arrivato a piedi o chi aveva trovato un posto nei tanti camion carichi di uomini, donne e bambini Rasta che giungevano dalle parti più remote dell’isola. I preparativi erano iniziati mesi prima, striscioni e cartelli con le citazioni bibliche annuncianti il ritorno del Messia erano stati preparati con accurata precisione.

C’era chi aveva passato settimane a preparare nuovi abiti e sciarpe verde giallo rosso per l’evento, chi aveva riverniciato i tamburi per i canti sacri Nyah Binghi e chi aveva tagliato le palme dagli alberi per salutare il Messia al suo arrivo.

Tutto ciò riportava alla mente delle persone le pagine del Vangelo in cui il Cristo entrava in gloria a Gerusalemme.

La folla era immersa in una gioia collettiva, c’era una euforia contagiante, anche i non Rasta erano accorsi a vedere l’arrivo del Re dei Re.

I canti erano iniziati presto al mattino e l’attesa diventava sempre più carica di entusiasmo. Il cielo coperto filtrava la timida luce attraverso le nuvole. Iniziò la pioggia e la folla si ritrovò a cantare sotto un’acqua che sapeva di battesimo, un’estatica felicità era sui volti dei presenti…ed era soltanto l’inizio.

Improvvisamente un lampo squarciò tremendamente il cielo plumbeo e un tuono di voci rimbombò nello spazio, i volti si alzarono verso l’alto e migliaia di braccia si levarono indicando oltre le nuvole.

Ebbene sì, apparve l’aereo con a bordo il Leone della Tribù di Judah e la folla intensificò canti.

I tamburi suonavano come forse non avevano mai fatto prima.

Tra lo stupore e la meraviglia dei presenti la pioggia cessò e, come per miracolo, tutti si asciugarono in un batter d’occhio. Il Redentore era prossimo all’arrivo e proprio come dicevano le Scritture: Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo (Mt 24,27)” .

Quando scese il carrello dell’aereo e le ruote toccarono il suolo Giamaicano, la folle ruppe le transenne e superò le barricate in uno slanciò che lasciò le forze dell’ordine incapaci di qualsiasi contenimento.

Migliaia di Dreadlocks Rastafari erano ora addirittura sotto la pancia del velivolo e cantavano con il cuore in fiamme di gioia attendendo che la porta si aprisse e uscisse Lui, il Messia venuto per “radunare le genti dalle isole del mare” come avevano innumerevoli volte letto nel libro del Profeta Isaia.

Ecco uscire finalmente His Imperial Majesty in uniforme militare, Lui che era infatti venuto a sigillare la battaglia contro Babylon che aveva oppresso i Rastafari.

Gli occhi dei presenti non potevano credere di essere veramente a cospetto del Signore dei Signori, Colui di cui tutti parlavano in Jamaica, nessuno aveva la minima intenzione di spostarsi e rinunciare a quella scena epica.

Fu necessario chiamare Mortimo Planno, persona ben nota tra i Rastafari di west Kingston al fine di poter aprire un varco tra la folla per poter far scendere l’Imperatore.

Ora finalmente Dio camminava tra i Suoi.

Era “Grounation Day”, le palme venivano agitate nell’area e l’incenso bruciava. Stava per iniziare la visita ufficiale di Haile Selassie Primo in Jamaica che sarebbe durata tre giorni in cui accadranno fatti straordinari per i fratelli e le sorelle Rastafari. Nulla sarebbe stato più come prima dopo la permanenza del Re dei Re in Jamaica, il destino del Movimento Rastafari sarebbe definitivamente cambiato e la storia in generale avrebbe preso una direzione differente.

La visita di Haile Selassie Primo portò la liberta ai Rastafari e innescò il decollo della cultura Rastafari oltre l’oceano attraverso la Reggae music e la “Black Liberation Struggle” che sarebbero, nel giro di poco tempo, arrivate all’occidente.

Per conoscere da vicino cosa accadde tra Haile Selassie Primo ed i Rastafari, le Sue dichiarazioni e i fatti strabilianti che sconvolsero la società Giamaicana, ascoltate pure la scorsa puntata di IYAHBINGI dedicata appunto al Grounation Day.

Grounation is Liberation

Ras Julio

 

Ascolta qui

 

 

 

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Era il venerdì santo del 1963 (12 Aprile) quando il Governo Giamaicano e la popolazione civile si lanciarono in una vera e propria caccia all’uomo contro i fratelle e le sorelle Rastafari.

Furono tre giorni di tremenda repressione in cui l’agghiacciante ordine del Primo Ministro Alexander Bustamante risuonava nelle strade: “Catturateli e portateli dentro vivi o morti. Quando la prigione non può più contenerli allora trascinateli al cimitero”.

L’obiettivo era sopprimere in maniera definitiva il Movimento Rastafari che, con i dreadlocks e il messaggio di riscatto del popolo nero, rappresentava una vergogna e una minaccia per l’élite Giamaicana post coloniale.

Il pretesto per questa spietata persecuzione fu uno scontro tra dei civili Giamaicani e la polizia che sfociò nell’ incendio di una pompa di benzina nella località di Coral Gardens nei pressi della città di Montego Bay Jamaica.

La stampa affermò erroneamente che i colpevoli erano dei Rastafari, si trattava invece di “farmers” (agricoltori) che vennero scambiati per Rasta a causa delle loro barbe.

Uno di loro era Rudolph Franklin, agricoltore locale che aveva ereditato un piccolo terreno nella località di Coral Gardens. Qui coltivava ortaggi per auto sussistenza.

Il suo unico “torto” era quello di essere troppo vicino alla Rose Hall Estate, una residenza di lusso per turisti e questo forse disturbava i ricchi passanti che di certo non gradivano vedere un povero “Jamaican countryman” al ritorno da costose escursioni delle spiagge locali.

La polizia allora intervenne, fece visita a Franklin intimandogli di lasciare il terreno accusandolo di occuparlo abusivamente. Il giovane più volte rispose che invece la terra era sua di diritto e che in realtà non disturbava nessuno.

Durante il primo raid gli agenti distrussero il suo raccolto come primo avvertimento.

Quando le forze dell’ordine tornarono una seconda volta non se ne andarono prima di aver distrutto nuovamente gli ortaggi e addirittura aver ripetutamente sparato a Franklin che ora giaceva sul suolo in fin di vita.

Lo credevano morto ma così non era.

Portato in ospedale venne salvato nonostante le circostanze gravissime.

Dopo settimane di ospedale uscì e venne immediatamente incarcerato a causa di alcune piantine di cannabis trovate nel suo campo al momento del secondo raid. Dopo mesi di galera il giovane era di nuovo fuori con un gran desiderio di rivalsa.

L’attacco alla pompa di benzina fu una vendetta da parte di Rudolph Franklin che aveva reclutato altri complici per rivendicare l’ingiustizia subita dalla polizia.

Ovviamente un gesto sbagliato e non giustificabile, provocato dall’immensa frustrazione per quanto accaduto.

Ma i Rasta cosa c’entravano?

Proprio un bel nulla.

Il Primo Ministro però, cogliendo questo episodio come un’opportunità per ripulire la società dai Dreadlocks Men, dichiarò la “caccia ai Rastafari”.

Centinaia di poliziotti e militari in assetto da guerra con tanto di furgoni blindati ed elicotteri iniziarono a passare per filo e per segno la zona di Montego Bay.

La cosa forse ancora più brutta fu che il Primo Ministro promise una ricompensa a tutti i civili che avessero consegnato Rasta (…o presunti tali) alle autorità.

I fratelli ignari della motivazione di tale atrocità si ritrovarono da un momento all’altro ad essere il bersaglio di un genocidio da parte del loro stesso governo e della loro stessa gente.

Fu il delirio.

Tre giorni di uccisioni, incarcerazioni, torture contro uomini, donne e giovani.

Forse la pagina più triste della storia del Movimento Rastafari e un grande atto di criminalità da parte del Governo Giamaicano.

Le porte delle case venivano sfondate dalle truppe armate senza nessun motivo né mandato di incursione. Chiunque vi fosse all’interno era automaticamente prigioniero.

Settantadue ore in cui molti si rifugiarono nella giungla più profonda, altri restarono nascosti sotto terra e chi non riuscì a scappare dovette affrontare il frutto amaro dell’odio umano.

Era il venerdì santo prima della Santa Pasqua, quello che in inglese è chiamato il Good Friday ma che, considerate le circostanze, i Rasta ribattezzarono il “Bad Friday”.

Proprio come il Cristo infatti, i fratelli e le sorelle restarono tre giorni nella morte prima di poter finalmente risorgere.

Il Movimento Rastafari non morì, come si aspettavano i politici Giamaicani, anzi si rialzò più forte e più numeroso di prima.

Senza vendetta o senza cattiveria nel cuore, i Rasta diedero un grandissimo insegnamento di forza e dignità ai loro carnefici e forse al mondo intero.

Ras Julio

La scorsa puntata di IYAHBINGI è stata dedicata proprio a questo e ad altre persecuzioni che dovette subire il Movimento Rastafari. 

Ascolta qui:

 

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Martedì, 05 Marzo 2019 10:54

SUMERR PRESENTA ‘OLD SCHOOL’

La talentuosa cantante giamaicana SumeRR presenta il singolo Old School, accompagnato da un videoclip. Si tratta del primo estratto di quello che sarà l’album di debutto di Tressan Michelle Barnett, nata nel 1993 a Mandeville (Manchester, Giamaica) e attualmente residente a Tenerife (Spagna).

Al suo arrivo in Spagna SumeRR entra in contatto con il musicista veterano Ras Kuko e Ayatimas Reggae Management, che vengono incaricati della produzione musicale ed esecutiva di questo Old School, dando così il via a una promettente avventura in Europa.               

Il singolo Old School rappresenta appunto il principio, con una sorta di viaggio attraverso le origini dell’artista e una dimostrazione dei molteplici registri e stili tra cui SumeRR si muove con disinvoltura: roots, dancehall, soul, rap... il tutto senza mai perdere di vista le sue radici giamaicane.

Su un ritmo reggae dolce e insieme potente dal sapore d’altri tempi, prodotto da Ras Kuko, la cantante mostra la sua voce versatile, capace di passare dalla melodia avvolgente del ritornello all’energia e originalità che ne indurisce lo stile nelle strofe di Old School.                

In questa canzone SumeRR ci mostra quindi la sua essenza, caratterizzata da una voce trascinante tanto quanto la sua presenza sul palco e dalla freschezza e sfrontatezza caratteristica della musica giamaicana e debutta musicalmente sulla scena europea dopo gli inizi nella sua Giamaica natale, dove ha cominciato a farsi rispettare sin da giovanissima grazie a vari singoli e collaborazioni.          

Il videoclip che accompagna il singolo racconta una storia di amore “old style”protagonizzata dalla stessa SumeRR, che così dimostra di avere anche doti di interpretazione, in un lavoro realizzato da T.Kimono a Tenerife, con la fotografiia di David Gil e il patrocinio de El Rincón de Tintín.

Old School è disponibile su tutte le piattaforme digitali.

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Vivi con noi l'isola del Reggae - Da metà Dicembre real time dalla JAMAICA con news, foto, interviste, Artisti, classifiche, Festival e cuoriosità

Parte della Crew di Reggae Revolution a caccia dei grandi eventi come Extravaganza, Sting, Rebel Salute e quelle meno importanti ma suggestivi.

Vi racconteremo la Giamaica così come la vedremo noi partendo da Negril.


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