Lunedì, 20 Maggio 2019 13:15

RASTAFARI E' UNA REALTA'

Rastafari non è una religione né una teoria ma una “Via di vita”.

Nella Livity esistono diverse componenti, quella spirituale, teologica, dottrinale, sociale, storica ecc… ma ciò che fa realmente la differenza è che Rastafari è un modo di vivere che si manifesta nella quotidianità e nelle nostre vite reali.

Rastafari è infatti spiritualità applicata nel comportamento.

Non restiamo distaccati da questa realtà ma anzi usiamo questa come una tela su cui esprimere i nostri principi spirituali.

L’obiettivo è che la nostra dimensione spirituale venga riflessa coerentemente nella nostra vita di tutti i giorni, così da poter eliminare quello spazio che separa il nostro mondo ideale da quello reale, ovvero come vorremmo vivere “in teoria” da come invece realmente viviamo tutti i giorni.

La discrepanza tra questi due “mondi” ci può recare molta sofferenza.

Ci troviamo divisi tra dimensione ideale bella e luminosa e magari una realtà più ripetitiva e piatta in cui sentiamo che non riusciamo ad esprimere al meglio ciò che invece abbiamo nel cuore e nello spirito.

Vorremmo cambiare, essere persone migliori, imparare a dare un senso anche ai nostri errori così da non farne altri in futuro, vorremmo vedere manifestata nella realtà la nostra visione del mondo e di noi stessi.

E allora come si fa?

La Livity Rastafari ci aiuta molto offrendoci un modo di comportarci e non solo una filosofia o una dottrina.

Soltanto attraverso il comportamento infatti noi riusciremo a mettere in pratica ciò in cui crediamo.

La teoria non basta ma serve l’applicazione affinché la Livity Rastafari possa realmente manifestarsi nella sua pienezza.

È infatti attraverso la nostra condotta di vita che noi manifestiamo chi realmente siamo e ciò in cui crediamo, la nostra fede e i nostri principi rischiano infatti di diventare vuoti se non vengono manifestati attraverso le opere.

Ecco perché Rastafari è una realtà.

Gli anziani dalla Jamaica ci hanno trasmesso un codice di vita che è finalizzato a far germogliare la parte migliore della nostra persona così da poter esprimere al meglio le nostre potenzialità di esseri umani.

Dentro e fuori di noi infatti in convivono una dimensione spirituale ed una fisica.

Ecco che per ricercare il nostro benessere dobbiamo colmare lo spazio che separa questi due lati di noi stessi e arrivare a vivere lo spirituale ed il materiale come un tutt’uno.

Non è un processo scontato ed automatico ma richiede il nostro impegno ed entusiasmo, soprattutto all’inizio ovviamente è un po' difficile ed è normale che sia così.

Con l’aiuto della tradizione e dell’esempio di chi è venuto prima di noi possiamo sicuramente applicarci a “rafforzare” la nostra Livity affinché mente, spirito e corpo vivano in una stessa frequenza.

Nella scorsa puntata di IYAHBINGI abbiamo affrontato proprio questo argomento, spiegando un po' più nel dettaglio come poter applicare alla realtà la nostra Livity Rastafari.

Abbiamo spiegato perché è così importante che la nostra fede sia coerente con le opere, ovviamente non per fare “bella figura” ma perché soltanto così il nostro animo sarà tranquillo e la nostra spiritualità potrà manifestare realmente i frutti positivi che faranno stare bene noi e tutti coloro che ci sono intorno.

Quando noi infatti viviamo la nostra fede in coerenza non lo facciamo solo per noi stessi ma per tutto il genere umano, a partire dalle persone con cui condividiamo le nostre vite.

Nella puntata che troverete qui in basso, abbiamo ragionato su pratiche come la perseveranza, la pazienza, la non auto-discriminazione, la saggezza, lo studio, la preghiera ecc spiegando come queste possono aiutare a rendere Rastafari una realtà solida e coerente.

Rastafari non è mitologia ma una via di vita che si manifesta nel quotidiano, sotto la luce del sole, quando siamo soli in casa o quando siamo in mezzo alle persone, davanti a chi ci comprende e ci rispetta o di fronte a chi magari non apprezza la nostra identità.

Rasta rimane sempre lo stesso.

L’amore, il rispetto, l’over-standing, la positività, sono pratiche reali che hanno la capacità di modificare i nostri destini cambiando le circostanze in meglio.

Non solo, esse sono anche degli antidoti al malessere di babylon che spesso stringe le persone in una morsa.

Ogni cambiamento parte da noi stessi e soltanto modificando la nostra realtà spirituale e mentale potremmo migliorare la realtà che ci circonda.

One Blessed Love

Ras Julio

 

Ascolta qui la puntata

 

 

 

Pubblicato in Rasta

Un evento senza precedenti quello che avvenne il 21 Aprile del 1966 quando l’aereo dell’Ethiopian Airlines decorato con il tricolore etiopico ed il Leone di Judah toccò il suolo dell’aeroporto Palisadoes di Kingston, Jamaica.

Decine di migliaia di fratelli e sorelle Rastafari erano rimasti in attesa per giorni al fine di non perdersi nemmeno un istante di quello che sarebbe stato un vero e proprio evento storico di portata biblica.

Haile Selassie Primo, l’Imperatore d’Etiopia, il duecentoventicinquesimo discendente di Davide e Salomone, l’ultimo regnante a sedere sul trono d’Israele, veniva infatti a fare visita al Suo popolo, i Rastafari.

Non possiamo dimenticare che esattamente tre anni prima, nel 1963 sempre nel mese di aprile, il popolo Rastafari aveva subito una spietata persecuzione da parte del Governo e dei civili giamaicani. Era il “Bad Friday” anche conosciuto come il “massacro di Coral Gardens”.

I Rastafari avevano superato quel tragico evento grazie alla consapevolezza che il Re dei Re avrebbe ascoltato le loro preghiere e li avrebbe liberati dalla “fossa dei leoni” proprio come era successo a Daniele, il personaggio dell’Antico Testamento che venne gettato in pasto ai leoni ma ne uscì vivo grazie all’aiuto di Dio.

Ecco che la visita di Haile Selassie Primo giunge proprio come la mano dell’Onnipotente a salvare le famiglie Rastafari dalla persecuzione di Babylon.

L’isola della Jamaica non aveva mai assistito a nulla del genere, mai nessun capo di stato era stato accolto con tale energia ed entusiasmo, nemmeno la regina d’Inghilterra che era stata ospite ufficiale appena pochi mesi prima.

La folla era riunita da giorni, chi era arrivato a piedi o chi aveva trovato un posto nei tanti camion carichi di uomini, donne e bambini Rasta che giungevano dalle parti più remote dell’isola. I preparativi erano iniziati mesi prima, striscioni e cartelli con le citazioni bibliche annuncianti il ritorno del Messia erano stati preparati con accurata precisione.

C’era chi aveva passato settimane a preparare nuovi abiti e sciarpe verde giallo rosso per l’evento, chi aveva riverniciato i tamburi per i canti sacri Nyah Binghi e chi aveva tagliato le palme dagli alberi per salutare il Messia al suo arrivo.

Tutto ciò riportava alla mente delle persone le pagine del Vangelo in cui il Cristo entrava in gloria a Gerusalemme.

La folla era immersa in una gioia collettiva, c’era una euforia contagiante, anche i non Rasta erano accorsi a vedere l’arrivo del Re dei Re.

I canti erano iniziati presto al mattino e l’attesa diventava sempre più carica di entusiasmo. Il cielo coperto filtrava la timida luce attraverso le nuvole. Iniziò la pioggia e la folla si ritrovò a cantare sotto un’acqua che sapeva di battesimo, un’estatica felicità era sui volti dei presenti…ed era soltanto l’inizio.

Improvvisamente un lampo squarciò tremendamente il cielo plumbeo e un tuono di voci rimbombò nello spazio, i volti si alzarono verso l’alto e migliaia di braccia si levarono indicando oltre le nuvole.

Ebbene sì, apparve l’aereo con a bordo il Leone della Tribù di Judah e la folla intensificò canti.

I tamburi suonavano come forse non avevano mai fatto prima.

Tra lo stupore e la meraviglia dei presenti la pioggia cessò e, come per miracolo, tutti si asciugarono in un batter d’occhio. Il Redentore era prossimo all’arrivo e proprio come dicevano le Scritture: Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo (Mt 24,27)” .

Quando scese il carrello dell’aereo e le ruote toccarono il suolo Giamaicano, la folle ruppe le transenne e superò le barricate in uno slanciò che lasciò le forze dell’ordine incapaci di qualsiasi contenimento.

Migliaia di Dreadlocks Rastafari erano ora addirittura sotto la pancia del velivolo e cantavano con il cuore in fiamme di gioia attendendo che la porta si aprisse e uscisse Lui, il Messia venuto per “radunare le genti dalle isole del mare” come avevano innumerevoli volte letto nel libro del Profeta Isaia.

Ecco uscire finalmente His Imperial Majesty in uniforme militare, Lui che era infatti venuto a sigillare la battaglia contro Babylon che aveva oppresso i Rastafari.

Gli occhi dei presenti non potevano credere di essere veramente a cospetto del Signore dei Signori, Colui di cui tutti parlavano in Jamaica, nessuno aveva la minima intenzione di spostarsi e rinunciare a quella scena epica.

Fu necessario chiamare Mortimo Planno, persona ben nota tra i Rastafari di west Kingston al fine di poter aprire un varco tra la folla per poter far scendere l’Imperatore.

Ora finalmente Dio camminava tra i Suoi.

Era “Grounation Day”, le palme venivano agitate nell’area e l’incenso bruciava. Stava per iniziare la visita ufficiale di Haile Selassie Primo in Jamaica che sarebbe durata tre giorni in cui accadranno fatti straordinari per i fratelli e le sorelle Rastafari. Nulla sarebbe stato più come prima dopo la permanenza del Re dei Re in Jamaica, il destino del Movimento Rastafari sarebbe definitivamente cambiato e la storia in generale avrebbe preso una direzione differente.

La visita di Haile Selassie Primo portò la liberta ai Rastafari e innescò il decollo della cultura Rastafari oltre l’oceano attraverso la Reggae music e la “Black Liberation Struggle” che sarebbero, nel giro di poco tempo, arrivate all’occidente.

Per conoscere da vicino cosa accadde tra Haile Selassie Primo ed i Rastafari, le Sue dichiarazioni e i fatti strabilianti che sconvolsero la società Giamaicana, ascoltate pure la scorsa puntata di IYAHBINGI dedicata appunto al Grounation Day.

Grounation is Liberation

Ras Julio

 

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