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Giovedì, 01 Ottobre 2015 17:08

CANAPA IN MOSTRA FIERA- NAPOLI 16-17-18 OTTOBRE

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Per i tutti gli amanti del reggae e per i rasta, arriva a Napoli una manifestazione attesa. CanapainMostra, rappresenta un occasione per comprendere gli usi benefici e le qualità medicinali e curative della canapa.

Tutto ciò in momento storico in cui in Giamaica e in diversi paesi del mondo si volta pagina, si prova a riscrivere la storia. Qui in Italia, grazie ad una proposta condivisa da oltre 200 rappresentanti del governo, siamo ad un passo dalla discriminazione.

Canapa inMostra rappresenta dunque una vetrina di tre giorni, su quello che il di meglio, un panorama vasto alla riscoperta di qualità dimenticate.

Se guardiamo indietro riscopriamo gli usi tessili e quando i cavi di attracco delle navi erano realizzati in canapa.Anche in campo agronomo è stata rivalutata per le qualità di bonifica dei terreni. Dopo solo un ciclo, la terra torna rigenerata.

Portata dai i primi schiavi dall'India su un isola caraibica, in Giamaica trova terra fertile e rivaluta le qualità meditative e spirituali.

Questi sono solo alcuni degli aspetti, il resto sono li potrete scoprire  in Canapa inMostra, in una bella location a due passi dallo Stadio San Paolo.

Realizzeremo un reportage completo esclusivo che illustreremo alla conclusione sul portale di Reggae Revolution.it

 

Napoli, 16-17-18 Ottobre Vi aspettiamo al padiglione 10.

http://www.canapainmostra.com

https://www.facebook.com/canapainmostra

 

 

 

Giovedì, 01 Ottobre 2015 06:45

L’ULTIMO DI MAJOR LAZER SCALA LE BILLBOARD CHART

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Non sembra vero ma dopo  OMI e la sua “cheerleader” un altro brano esattamente Lean On del gruppo giamaicano  Major Lazer sta scalando le classifiche di tutto il mondo. Non accadeva da lustri che la Giamaica salisse su in alto per conquistarsi nelle classifiche di tutto il mondo. Ma non è il solo, un altro singolo dell’album in questo momento sta conquistando le radio internazionali.

L’ultimo album di Major Lazer, Peace is The Mission, ha scalatopartendo dal  n 31 della Billboard 200 album chart.

Il produttore tra i più  prolifici della musica dancehall, vanta collaborazioni quali  Tarrus Riley, Chronixx e Machel Montano e altri internazionali.

L'album, ora  ha raggiunto la posizione numero 12, beneficiando della popolarità del EDM singolo Lean On, con DJ Snake che attualmente risiede al numero 6 della Billboard Hot 100, un posto sotto OMI. Lean On è anche numero 1 della classifica di Billboard EDM.

Major Lazer è composto da Diplo, Jillionaire e DJ Walshy Fire.

A livello locale, Major Lazer ha finora raccolto il successo con Busy Signal, che è stato certificato disco di platino per il singolo Bumaye e  Bubble Butt.

 

 

 

 

 

 

Domenica, 26 Aprile 2015 12:32

NUOVO PORTALE DI REGGAE REVOLUTION.it

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Reggae People ci siamo! Il tempo delle attese è terminato! Siamo orgogliosi di poter presentare ufficialmente il nuovo portale della Reggae Revolution Family!

L’emozione è forte e l’entusiasmo è gonfio di positive aspettative perché frutto di un costante lavoro da parte di tutti i nostri volontari e sostenitori. In questa occasione ci teniamo a ringraziare di cuore tutte quelle persone che in questi 15 anni ci hanno permesso di far crescere e mantenere un piccolo grande sogno!

Informazione, cura dei particolari, tempestività e presenza in piu ambiti nazionali e internazionali sono i nostri punti forza. Curiosità, passione e sostegno sono stati e saranno ancora gli appigli a cui non vogliamo rinunciare per continuare a dare il massimo.

Un nuovo sito porta una ventata di aria fresca, stimoli alternativi e capacità di stare a passo con i tempi in una realtà sempre piu mediatica e che sfrutta canali sempre piu aggiornati e globali. Anche noi non siamo da meno! Le nostre fondamenta sono solide e parlano di una storia lunga oltre 15 anni ma intraprendiamo questo nuovo cammino per dare voce alla realtà musicale e artistica reggae del domani e delle generazioni future che guardano verso l’orizzonte verde giallo rosso.

A pieni polmoni gridiamo alla massive di venire a visitare il portale Reggae Revolution esplorando tutte le nuove sezioni sempre più ricche di news, dettagli e gli spazi a vostra disposizione per interagire direttamente con noi. Non fatevi sfuggire l’occasione di collaborare con noi e scoprite tutte le sorprese che la Family ha in serbo per voi!

Una parte importante della storia è stata già scritta… Ci auguriamo di poter dare vita e respiro ai nostri sogni ancora per tanti anni insieme a voi!

Seguiteci e condividete con noi le future sfide che la musica in levare ci presenterà sul nostro cammino!

 

by Ele

Reggae People ci siamo! Il tempo delle attese è terminato! Siamo orgogliosi di poter presentare ufficialmente il nuovo portale della Reggae Revolution Family!

L’emozione è forte e l’entusiasmo è gonfio di positive aspettative perché frutto di un costante lavoro da parte di tutti i nostri volontari e sostenitori. In questa occasione ci teniamo a ringraziare di cuore tutte quelle persone che in questi 15 anni ci hanno permesso di far crescere e mantenere un piccolo grande sogno!

Informazione, cura dei particolari, tempestività e presenza in piu ambiti nazionali e internazionali sono i nostri punti forza. Curiosità, passione e sostegno sono stati e saranno ancora gli appigli a cui non vogliamo rinunciare per continuare a dare il massimo.

Un nuovo sito porta una ventata di aria fresca, stimoli alternativi e capacità di stare a passo con i tempi in una realtà sempre piu mediatica e che sfrutta canali sempre piu aggiornati e globali. Anche noi non siamo da meno! Le nostre fondamenta sono solide e parlano di una storia lunga oltre 15 anni ma intraprendiamo questo nuovo cammino per dare voce alla realtà musicale e artistica reggae del domani e delle generazioni future che guardano verso l’orizzonte verde giallo rosso.

A pieni polmoni gridiamo alla massive di venire a visitare il portale Reggae Revolution esplorando tutte le nuove sezioni sempre più ricche di news, dettagli e gli spazi a vostra disposizione per interagire direttamente con noi. Non fatevi sfuggire l’occasione di collaborare con noi e scoprite tutte le sorprese che la Family ha in serbo per voi!

Una parte importante della storia è stata già scritta… Ci auguriamo di poter dare vita e respiro ai nostri sogni ancora per tanti anni insieme a voi! Seguiteci e condividete con noi le future sfide che la musica in levare ci presenterà sul nostro cammino!

Lunedì, 16 Febbraio 2015 00:00

Mr.DILL LION WARRIAH PRIMO ALBUM- RECENSIONE ESCLUSIVA

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In anteprima vi faremo ascoltare una traccia del primo album in assoluto di MrDill Lion Warriah. L’artista ha gia inciso altri singoli stampati rigorosamente su vinile ma sicuramente questo lavoro completo è il più importante per il cantante campano. Di seguito leggerete la recensione completa, grazie all'ufficio stampa che ci ha donato in netto anticipo, il press kit con tutte le tracce che comporranno l’album. Per Lion Warriah la musica è una missione e il disco rispecchia la sua vocazione ed il suo amore per il dub. Lo consigliamo particolarmente per la qualità e l'impegno profuso nel realizzarlo. Di seguito la recensione
 
Album d’esordio discografico per il singer ed mc MrDill Lion Warriah che il 19 febbraio pubblica "Music is a Mission" per l’etichetta indipendente 4Weed Records.
Nella scena dub reggae dal 2003, MrDill racchiude tutta la sua esperienza accumulata in questi anni esibendosi in Italia ed in Europa e collaborando con artisti importanti del panorama reggae internazionale, nel suo primo album.

Già dalla prima traccia, con l'intro affidato a Dub Dadda, voce storica dei Zion Train, si capisce in che direzione va il disco, il cantante inglese,infatti, passa il testimone al talentuoso MrDill.

L’autobiografica “The Story”, prodotta dai Dub All Sense, mette subito in chiaro tutta la bravura del fondatore della Sativa Dub Station nelle liriche, la dub version è affidata ai pionieri del dub europeo gli Zion Train.

“I am not a robot” in un mix di rub-a-dub e stepper style, produzione del rispettato dj e producer canadese Dubmatix, affronta il tema dellla 'robotizzazione' dell'essere umano e il controllo ossessivo di ogni movimento e scelta personale; la propaganda di bugie preconfezionate attraverso i media, un rovesciamento dei valori e diritti fondamentali, una vera e propria vendita di illusioni che portano all'autodistruzione sul piano umano è il tema trattato in “Babylon Illusions”.

Ad occuparsi della dub version di “Babylon Illusions” ci pensa Fischerman direttamente dalla Svezia.
Attraverso le riflessioni e la spiritualità di “Jah Jah Knows”, MrDill guarda verso le radici del reggae in un messaggio positivo che esprime lo spirito del “leone”.
Del remix di “Jah Jah Knows” se ne son occupati i campani Mystical Powa, mentre Delta Dub si è occupato della potente “Step outta babylon” dai bassi profondi, sicuramente una delle tracce capace di far saltare con facilità chi ascolta.

La critica alla società moderna arriva con “No Tribal War” (produzione dei Linea Di Massa), arricchita dal featuring col il cantautore brasiliano Monkey Jhayam. Una condanna alla brutalità di una società che combatte in nome degli interessi economici è il tema della decima traccia con annessa dub version.

In chiusura di disco con “Hard time fi di youth” c’è spazio alle sonorità dubstep prodotte da Dziga che col suo ritmo percussivo risalta le liriche di Marco Vinciguerra aka MrDill Lion Warriah trattando il tema dell’ l'oppressione dei sogni e delle speranze delle future generazioni.

Mr Dill conferma le sue qualità di singer ed mc, già note a chi ha avuto il piacere di poterlo ascoltare dal vivo; "Music is a Mission" è un album che ha un sapore internazionale, ricco di collaborazioni illustri, dove si respira il profumo di una grande famiglia unita per la stessa causa: il dub e il reggae in ogni sua forma attraverso un percorso che esplora tutte le sfumature del genere, mettendo il risalto la cultura del Sound System.
 
By Mario Ariano RR Crew


ASCOLTA IN ANTEPRIMA "MY STORY" con i con Dub All Sense
 
Venerdì, 14 Novembre 2014 00:00

ABEBE BIKILA IL PRIMO A VINCERE SCALZO LA MARATONA

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Figlio di un pastore, la sua professione era quella di agente di polizia, nonché guardia del corpo personale dell'imperatore Haile Selassie, ad Addis Abeba.
Rimane una leggenda in ambito sportivo da quando ai giochi olimpici di Roma del 1960 vinse correndo scalzo la gara della maratona.
 
Tale decisione nacque forse poichè le scarpe fornite dallo sponsor tecnico non risultarono comode, oppure per una scelta tecnica concordata con il suo allenatore svedese Onni Niskanen.
Scelta che Bikila prese a sole due ore prima della gara.
“Volevo che il mondo sapesse che il mio paese, l'Etiopia, ha sempre vinto con determinazione ed eroismo” (Risposta alla domanda sulla decisione di correre scalzo)

Alla vigilia della gara erano pochissimi quelli che avrebbero scommesso su Abebe Bikila, nonostante l'etiope avesse registrato un tempo notevole nei giorni precedenti.

Nonostante questo Bikila divenne il simbolo dell'Africa che si liberava dal colonialismo europeo, conquistando la prima medaglia d'oro del continente africano ai Giochi olimpici.

Quattro anni dopo, Abebe Bikila si presenta alla XVIII Olimpiade (Tokyo 1964) in una forma non ottimale: solo sei settimane prima aveva subito un'operazione chirurgica all'appendice e il tempo dedicato agli allenamenti si era molto ridotto.

Nonostante questa circostanza sfavorevole sarà lui l'atleta che taglierà per primo il traguardo e che indosserà al collo la medaglia d'oro. In questa occasione gareggia con le scarpe e stabilisce il miglior tempo mondiale sulla distanza. Nella storia di questa faticosa disciplina, Abebe Bikila è il primo atleta di sempre ad aver vinto la maratona olimpica due volte di seguito.

Ai Giochi Olimpici Estivi del 1968, svolti a Città del Messico, Bikila subì le conseguenze dell'altitudine, degli infortuni e dell'età. Fu costretto a ritirarsi dalla gara prima della fine.
L'anno seguente, nel 1969, rimane vittima di un incidente automobilistico nei pressi di Addis Abeba: rimane paralizzato dal torace in giù.

Nonostante le cure e l'interesse internazionale non riuscirà più a camminare. Aveva sempre amato praticare sport alternandosi in varie discipline, come calcio, tennis e pallacanestro. Impossibilitato nell'uso degli arti inferiori non perde la forza di continuare a gareggiare: nel tiro con l'arco, nel ping pong, perfino in una gara di corsa di slitte (in Norvegia).

“Gli uomini di successo incontrano la tragedia. E' stato il volere di Dio se ho vinto le Olimpiadi, ed è stato il volere di Dio a farmi incontrare l'incidente. Ho accettato quelle vittorie come accetto questa tragedia. Devo accettare entrambe le circostanze come avvenimenti della vita e vivere felicemente..”

Abebe Bikila morirà a causa di un'emorragia cerebrale alla giovane età di quarantuno anni, il 25 ottobre 1973.
Lo stadio nazionale di Addis Abeba sarà a lui dedicato.

A Roma gli è stata dedicata una targa in memoria del cinquantenario della vittoria e a Ladispoli un ponte pedonale in suo nome.

 


Marco e Giova Reggae Revolution Crew

 

Domenica, 04 Gennaio 2015 14:23

GULLY BOP : COME E' NATO IL FENOMENO VIRALE

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Per capire l'ultima edizione dello Sting, che ha puntato tutto su di lui, bisogna sapere come è nato il fenomeno mediatico Gully Bop. Come si è guadagnato lo stage tra i più prestigiosi al mondo in un batter d'occhio. Nessun ha fatto mai così velocemente nel guadagnarsi notorietà senza vendere un solo disco, un record incredibile ed impensabile, battuto solo grazie allo zampino di internet.

In poche settimane un uomo di campagna Gully Bop è passato a vivere dalle strade del ghetto ad essere un fenomeno grazie ad un video che lo riprende mentre canta una sua canzone nel country in Giamaica.

Il video registrato con un telefonino dal suo scopritore e primo produttore è stato postato su Youtube dove è diventato virale. Tutti sono impazziti per lui, si sono scambiato il link o il video, tanto da essere il fenomeno del momento.

Nella canzone che poi si scoprirà chiamarsi “Wuk Offa Mi” dice di essere ricercato da tutte le ragazze che lo desiderano e lui ne dispone a proprio piacimento. Gully Bop canta da veterano più che da un contadino , la canzone anche se volgare, è ironica , divertente ed è impazzito il web.

Il personaggio così sfrontato ed il testo è piaciuto tanto da farlo diventare “ Pussy Specialist” La sua prima hit che lo porta dritto dritto allo Sting dove è stata battezzata una nuova stella della dancehall.

In pochi minuti nessuna storia di contryman poteva emergere visto che era uno perfetto sconosciuto quella l'ha costruita poi lo Sting.

La manifestazione ha puntato sulla sua storia umana, quella di campagna, Gully Bop poi s scopre che in passato ci abbia provato a cantare ma non è riuscito a sfondare.

Adesso con il successo sembra si stia riprendendo la rivincita sulla vita.

Il fenomeno mediatico poi di suo ha un temperamento aggressivo, si è scagliato contro Bounty Killer dicendo che ha ostacolato la carriera ed ha preso subito i panni di un veterano volendo il clash con lui allo Sting.

Vedremo se poi Gully Bop se sarà bravo e riuscirà a mantenere l'attenzione su di lui.

Intanto ha chiesto un BMV da migliaia di dollari al suo primo produttore, lasciato di fatto manager ed etichetta e si sta costruendo un suo team di lavoro dimenticando chi l'ha scoperto.

Gully Bop si tuffato nello star business e sta cercando di costruirsi una carriera ora o mai più.

Visto che ha avuto un'altra opportunità non se la farà scappare solo grazie ad internet che ha permesso la sua seconda vita .

Si è perso però, l'appuntamento della sua vita per rifarsi i denti, offertogli gratuitamente da uno studio dentistico americano che si era proposto in cambio di pubblicità che ne avrebbe tratto.

 

 

 

Sabato, 06 Dicembre 2014 22:09

SOJA - AMID THE NOISE AND HASTE

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In mezzo al rumore e alla fretta (Amid The Noise And Haste). Ecco dove ci trasportano i S.O.J.A che con quest'album già dal titolo, probabilmente ripreso dalla poesia dello statunitense Ehrmann, ci fanno prendere coscienza del mondo dove viviamo che è pieno di inganni, lavori ingrati e sogni infranti, ma nonostante questo è ancora un mondo stupendo.

Per questo ci invitano a cercare la pace con noi stessi e la nostra anima, a prendersi le nostre responsabilità e a prenderci cura del territorio in cui viviamo.
Ancora una volta i S.O.J.A riescono a offrirci brani con liriche che sono veri spunti di riflessione.

Ad aprire il disco c'è Tear It Down. Qui i S.O.J.A cantano a favore di madre terra che, senza accorgersene, stiamo uccidendo. Siamo accecati dal soldo a cui la nostra vita gira intorno e, mentre i nostri presidenti ancora non riescono nemmeno a immaginarsi un matrimonio di due persone dello stesso sesso e rimangono offuscati da questo pensiero, stiamo diventando parte della tempesta che sta avanzando minacciosa sopra le nostre teste.

Si continua con i brani conscious: con l'aiuto dell'inconfondibile voce di Jr. Gong Marley ci cantano Your Song per dirci che anche se sappiamo cosa dobbiamo fare, quale è il nostro compito da svolgere su questa terra è comunque facile perdersi, sentirsi disorientati, abbattuti e uscire dalla realtà. Cantando tutti insieme questa canzone ci aiuterà a ritrovare la strada.

Tornati sul nostro sentiero dobbiamo stare attenti agli ostacoli che incontreremo e le persone che vorranno far inciampare. Ecco che con la partecipazione della voce hawaiana di Anuhea e del cantante R&B J-Boog, il gruppo ci esorta, con Easier, a vivere la nostra vita, come vogliamo noi, come riteniamo giusto senza aver paura del voto e del giudizio di nessuno.

La hit del disco è I Believe che vanta una doppia collaborazione prestigiosa di Nahko e Michael Franti. Ci invitano a prendere coscienza di noi stessi e di ritrovare la pace nel silenzio in mezzo al rumore e alla fretta, come ci suggerisce il titolo dell'album.

Non siamo delle ombre: ci siamo e ci vogliamo far sentire! Questo è quello che ci vogliono dire con Shadow, di non adattarsi allo stampo delle persone che danno amore solo per ricevere altro indietro o per sentirsi al di sopra degli altri. Sappiamo chi siamo e cosa vogliamo, e lo possiamo avere!

Troviamo pezzi introspettivi che ci fanno meditare: Signature, è un brano-elogio alla verità che viene rappresentata come una firma indelebile nella nostra mente. Sta solo a noi volerla vedere e trovarla. Anche Better parla della verità e, come ci suggerisce il titolo, ci invita a fare del nostro meglio seguendola, senza arrendersi mai!

Wait è un brano che ci fa scavare dentro, ci invita a riflettere su noi stessi come anche Driving Faster. In Lucid Dreams ritroviamo la voce di Nahko, che, insieme a Jacob Hemphill, ci trasportano dentro la nostra mente, in quei lunghi viaggi dove girovaghiamo nella nostra testa per scovare i ricordi che più c'hanno segnato.

Infine un tema tanto caro ai S.O.J.A: la dimensione amorosa dell'uomo. Non mancano infatti incantevoli e passionali canzoni d'amore: a partire da She Still Loves Me che i S.O.J.A ci ripropongono stavolta in compagnia dello specializzato in canzoni d'amore Collie Buddz.

Sempre su questo nostro sentimento ci cantanto Once Upon A Time: c'era una volta una principessa in cerca del principe azzurro. Una canzone di un amore nostalgico come la malinconica Treading Water.

Si passa a sonorità hip-hop e si cambia completamente argomento: infatti grazie a Alfred The Mc a.k.a. Black Boo il gruppo statunitense ci propone una canzone che ci fa riflettere sulla brutalità della guerra. Sulla disumanità che è l'uccidersi tra di noi per niente.

Questa crudeltà nasce proprio dal governo, dal sistema che ce la vuole nascondere prescrivendo “promesse e pillole” (Promises And Pills). E in questo “gioco crudele”, a cui solo loro giocano, siamo noi a pagare e con il nostro sangue!

 


Martedì, 12 Agosto 2008 00:00

JAMAICA E CARIBE ORA SI SPINGE PER LEGGE PRO GAY

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Migliaia di gay e transgenders, provenienti da tutto il mondo, hanno partecipato e discusso sulla correlazione tra HIV e l'omosessualità.

Il Pan Caribbean Partnership (PANCAP) che si occupa circoscrivere ed agire in merito alla diffusione dell’ HIV e AIDS, nel mese di ottobre è pronta a presentare una proposta generale dei Carabi, per la depenalizzazione dell'omosessualità e per l’orientamento sessuale dopo il duro attacco e le pressioni internazionali subite dalla Jamaica nella conferenza in Messico.

Il gruppo incaricato di coordinare e mobilitare le risorse per affrontare la diffusione del AIDS, ha detto che è stato di fondamentale importanza per i paesi del Caricom, adottare la proposta di legge per offrire programmi efficaci di intervento per affrontare la diffusione della malattia nei Caraibi, che è ha il secondo più alto tasso di infezione dopo l’africa Sub-sahariana.

Carl Browne direttore del PANCAP ha detto, un certo numero di disposizioni legislative della regione sono state implicitamente o esplicitamente discriminazioni nei confronti di determinati gruppi vulnerabili, come i sex workers ed i gay.

Nel mese scorso si è riunito alle Barbados dove ha concordato una serie di politiche che devono essere riviste e modificate in modo da ottenere una proposta concreta per essere approvata in legge.

Le proposte dovrebbero essere ottimizzate per la prossima riunione nel mese di ottobre, quando dovrebbe essere pronto il documento per l'approvazione.
Tuttavia, non intende "depenalizzare", la proposta è formulata nel senso che consente alle persone il diritto di avere l’orientamento sessuale che preferiscono.
"Potrebbe essere più facile così ottenere il consenso", ha detto. " Tuttavia, come procuratore generale è difficile prendersi la responsabilità del progetto visto che la conversione in legge dipende in particolare sull’omosessualità nei paesi membri". I componenti del consiglio in accordo alle proposte, dovranno poi riuscire ad ottenere l'approvazione del Parlamento per l’attuazione.

E’chiaro che ciò che viene fatto a livello regionale nel Caribe non può essere dettata nei singoli paesi.

I paesi membri del PANCAP sono Anguilla, Antigua & Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Bermuda, Isole Vergini Britanniche, Isole Cayman, Cuba, Dominica, Repubblica Dominicana, Grenada, Guyana, Haiti, Giamaica, Montserrat, Antille olandesi, Porto Rico, St Kitts & Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent & Grenadine, Suriname, Trinidad & Tobago, Isole Turks e Caicos e le Isole Vergini Americane.

La spinta e le pressioni alla proposta di legge è avvenuta nella conferenza in Messico all'International AIDS Society (IAS) XVII AIDS la scorsa settimana, uno delle principali richieste formulate dal politico e leader mondiale per la salute è stato per la depenalizzazione dell'omosessualità e del orientamento sessuale specifico in jamaica e sulla polizia che ha atteggiamenti discriminatori.

Nel frattempo, il dottor Kevin Harvey, responsabile della programma nazionale HIV / STI in Jamaica, conviene che per ridurre il tasso di infezione tra i gay, l'omosessualità deve essere depenalizzata.

Ras Ale Reggae Revolution Crew

Mercoledì, 06 Agosto 2008 00:00

GIOVANI E CRIMINE: UN LEGAME SEMPRE PIU' STRETTO

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Un nuovo fenomeno che preoccupa e allarma la Jamaica, è la crescente incidenza del crimine e della violenza perpetrata dagli adolescenti, violenza che sceglie come bersaglio o gli adulti o gli stessi coetanei. Sia la stampa che la televisione se ne stanno occupando da diversi giorni cercando di capire il perché di questo fenomeno. E visto che il mondo è così piccolo non ci sorprende come nello stesso momento questo argomento occupa anche molte pagine di cronache locali di Napoli, la nostra città dove sono in crescita le baby gangs e si moltiplicano gli assalti, gli agguati e le intimidazioni.

Verrebbe da dire che una società violenta non può che generare violenza, senza risparmiare i più piccoli, spesso anche vittime degli atti criminosi.
Parlare di questa nuova piaga che corrode il tessuto della società jamaicana, sempre più debole e inerme, ci permette di spiegare anche molte delle cose che accadono qui da noi o viceversa.

In Jamaica le gangs controllano interi ghetti e per loro è importante assoldare forze nuove per perpetuare il controllo del territorio. E cosa c'è di meglio per il raggiungimento di tale scopo del coinvolgimento di ragazzi ancora giovani? Ora colui che manovra i giovani può essere identificato nel don (il capo della gang) oppure coloro che trafficano droga e, ancora oggi, coloro che trasformano le divisioni politiche in motivi scatenanti la violenza.

Per un don è semplice esercitare la propria influenza sui ragazzi visto che molte volte quest'ultimo rappresenta un vero e proprio punto di riferimento capace di esercitare una forte influenza soprattutto nei confronti di tutti gli adolescenti che non hanno avuto una figura paterna di riferimento (cosa che in Jamaica accade molto spesso).

"Il don è una persona che ha bisogno di potere e di esercitare il controllo. Seppure è interessato a sottomettere gli adulti, la cosa che gli da più soddisfazione è la forma di adorazione che i più piccoli possono sviluppare per lui. E questo perché il don deve pensare anche alla sua eredità" - dice il Dr. Bernard, psicanalista e coordinatore del programma Alternative Student.

Quindi la violenza crescente nelle scuole non è altro che una proiezione di un fenomeno più ampio che investe la società.
"Il don vuole potere ed ammirazione e il ragazzo vuole le stesse cose. Nella comunità il don continua ad essere tale, ma nella scuola è il ragazzo a diventare don. Forma un gruppo disposto a seguirlo. Così le cose che succedono in un ghetto si riproducono nella scuola. Si ripetono gli stessi atti criminali come l'estorsione di soldi e nel peggiore dei casi l'omicidio".

Ma un altro fattore che assume una fondamentale importanza nello sviluppo della criminalità giovanile è la mancanza di rispetto.
"Nella nostra cultura questo aspetto è davvero cruciale. La mancanza di rispetto è un problema davvero critico. Un sentimento che fa scattare la violenza omicida, senza provare dopo un sentimento di rimorso."
A chi gli chiede quali azioni intraprendere per fermare questo preoccupante fenomeno, Bernard risponde che sono fondamentali dei forti legami con la famiglia e la società.

"Molti dei ragazzi che vengono coinvolti nella criminalità, non hanno rapporti affettivi con le rispettive famiglie e la società fino ad odiarne le regole. Sappiamo invece quanto sia importante l'affettività nelle famiglie visto che è grazie ad essa che si sviluppano la crescita e la fiducia."
Per Bernard un altro fattore da cambiare è la innata aggressività del popolo jamaicano, in particolar modo nei confronti dei bambini:
"Siamo un popolo molto aggressivo e tendiamo a traumatizzare i nostri bambini, specialmente se non voluti. In Jamaica gli adulti sono generalmente ostili nei confronti dei bambini, un fenomeno che si manifesta maggiormente nelle classi più povere senza per questo salvare le famiglie più abbienti solo leggermente più attente nei confronti dei loro bambini."

Alla fine del suo intervento Bernard va giù duro fino a denunciare una vera e propria depravazione che cancella ogni valore e fa si che la vita umana non valga nulla.
Ad alimentare il dibattito sul perché i bambini sono sempre di più vittime della violenza, hanno contribuito gli ultimi fatti di cronaca tra i quali ha fatto certamente scalpore l'uccisione simultanea, durante un agguato, di quattro bambini massacrati insieme ai genitori nel parish di St.Thomas lo scorso mese di febbraio.

Certi che la famiglia può essere un fattore di cambiamento, pensiamo però che da sola non possa bastare. Senza una politica di giustizia sociale che ridia speranze e fiducia nel futuro, sempre più giovani vedranno nella criminalità l'unica strada da percorrere.

Ras Ale Reggae Revolution Crew

Lunedì, 30 Giugno 2008 00:00

KENYA, IL PAESE E’ IN FIAMME

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Mentre nelle stanze della politica si riunivano i principali attori della crisi, il presidente Mwai Kibaki, il candidato dell'opposizione sconfitto Raila Odinga, e l'ex Segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, attorno a loro esplodeva l'inferno. Il Kenya brucia, devastato da una guerra civile che giorno dopo giorno sta assumendo proporzioni sempre più catastrofiche. Ieri decine di cadaveri sono rimasti sul terreno dopo gli scontri tra le etnie minoritarie, coalizzatesi contro i kikuyo, 'padroni' dell'economia e della politica kenyota. Le violenze sono iniziate dopo che Kibaki ha vinto - secondo molti in modo illegittimo - le elezioni presidenziali del 27 dicembre scorso.

Migliaia di sfollati. Sale il bilancio dei morti, di pari passo con l'estensione del conflitto a numerose città del Paese. Nella Rift Valley, regione occidentale del Kenya, la mattanza ha sinora mietuto oltre mille vittime. Kakamega, Kisumi, Eldoret, Nakuru sono in guerra, mentre scontri sono segnalati anche al confine con l'Uganda. Nella capitale Nairobi è stato ucciso un deputato del partito di opposizione Orange Democratic Movement, Mugabe Were. Elicotteri dell'esercito hanno sorvolato ieri Navaisha, aprendo il fuoco su una folla di persone che aveva attaccato la stazione di polizia. Sempre a Nairobi, la baraccopoli di Kibera, un milione di abitanti, è attraversata da bande armate di machete, e numerosi edifici sono in fiamme.

Testimonianze raccolte da PeaceReporter negli ambienti dell'organizzazione di Padre Kizito, Africa Peace Point (App), hanno raccontato che la polizia sta pattugliando le strade della capitale. In alcuni casi la gente viene dispersa sparando. Gli agenti hanno l'ordine di fare fuoco sui saccheggiatori, sulle persone armate e su chiunque blocchi le strade.

Case confiscate. Nei sobborghi di Satelite, Kawangare e Waithaka, fonti della App hanno detto che ai kikuyu residenti nella zona restano 24 ore, dal pomeriggio di ieri, per andarsene prima che alle loro case venga appicato il fuoco. L'organizzazione, che lanciò numerosi appelli all'indomani delle prime - sottovalutate - violenze innescate dalla terza etnia del Paese, quella dei Luo, ha reso noto che gli sfollati negli slums della capitale, dall'Eastland a Kibera, si contano nell'ordine delle decine di migliaia. "Migliaia di famiglie - si legge nel comunicato della App - non sono state in grado di recuperare i loro beni, e le loro case sono state bruciate o confiscate. La maggior parte di loro sono arrivate senza cibo ai campi profughi. Molti, soprattutto tra gli abitanti di Kibera, non hanno voluto abbandonare le loro abitazioni nemmeno sotto costrizione, perchè una volta abbandonate, le case non sarebbero state loro restituite".

Mediazione disperata. Alcune zone di uno dei sobborghi più grandi dell'Africa sono inaccessibili, e l'emergenza umanitaria è destinata ad aggravarsi man mano che il tempo passa. La stima, ma sono cifre del tutto aleatorie, parla di oltre 270 mila profughi. La disperata mediazione di Kofi Annan, che ieri vaticinava una soluzione politica entro un mese, giunge dopo cinque settimane di violenze, esplose dopo le elezioni ma, secondo molti, preordinate per rovesciare il potere dei kikuyu. Tuttavia, la sensazione predominante, tra le voci raccolte sul luogo da PeaceReporter, è che, anche se Kibaki e Odinga trovassero un accordo, le faide e le vendette tra comunità potrebbero continuare a lungo. L'odio etnico - la storia dell'Africa insegna - è un fuoco assai difficile da spegnere.

Articolo di Luca Galassi

Fonte: www.peacereporter.com

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