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Recensioni (63)

Il Festival che preserva la musica reggae non ha deluso, gli artisti di un tempo in questa edizione si ricorderanno di più rispetto delle nuove leve e dei meno giovani. Nella matarona musicale lunga due giorni abbiamo visto tanti i piccoli miglioramenti dell'organizzazione,  immancabili piccole imperfezioni che non hanno giovato nella prima giornata chiusa tardissimo.


Un ondata di emozioni, questo è quello che ogni spettatore si porta a casa dopo una full immersion di cultura e musica qui al Rebel Salute.

Oltre gli show quest'anno anche una grande novità - la prima Ganja Yard dove si poteva comprare erba, rimedi naturali e discutere su gli usi terapeutici in un simposio organizzato nel pomeriggio nella seconda giornata del festival.
Questa edizione si ricorderà più per essere stata la prima Ganja free grazie ad  il permesso speciale richiesto al governo dopo il cambiamento della legge .


Non tutto rose e fiori c'è anche da dire che Venerdì  non c'è stata una perfetta gestione con inevitabili tagli alle esibizioni.  Il festival non si era mai chiuso così tardi, erano le 10 circa  ed il sole era già alto al Grizzly’s Plantation Cove.


Nella seconda giornata 90 minuti di Beres Hammond  fanno letteralmente fatto impazzire la massive, tutti cantavano tutte le sue canzoni fino al punto clou con Beres invita a salire sul palco Marcia Griffith in un duetto indimenticabile
Ma non è finita, alle 6 del mattino inaspettatamente un esibizione  ci ha particolarmente colpiti,  il ritorno di Hal Pint  che straccia letteralmente la session energica appena conclusa di Movado.

Le novità del Rebel Salute 2016

  • La Ganja Yard un'area dedicata a pochi passi dal mare.
  • La spiaggia, che è stata realizzate scavando nella roccia .
  • Le bandierine con il motto di Sostenere l'Erba sono il testimonial della Ganja, numerosissime a questa edizione.
  • Area vendor separate  nuove strutture in legno con la frutta e dal lato opposto invece i classici gazebo con il cibo.
  • L'ottima organizzazione l'accesso media è stato molto gradito come lo spostamento del tendone media lontano dai rumori del palco che ci ha pemesso di lavorare meglio.
  • Barriere tra i media ed area vip realizzate non più in acciaio ma in legno soprattutto molto più basse rispetto agli anni precedenti


Gli Artisti che si sono distinti
Nesbeth con la sua My Dream ha letteralmente spaccato l'unico ricordo vivo nella prima serata. Sabato invece si distinguono i Congos, Sanchez. Abyssinians, I Octane, Beres Hammond, Maka B e Half Pint.



Le chiusure degli show
Sia la notte di Venerdì con Jah Mason e Loius Culture nonchè il taglio dell'esibizione il giorno dopo di Turbulence  non sono state all'altezza di una chiusura di un Rebel.
Forse Tony  quest'anno ha puntato sui giovani ma è mancata l'energia nelle ultime ore necessaria per gli spettatori e per la grande chiusura

La rinascita dei Grandi
Everton Blender, Half Pint Congos, Abyssinians, le migliori sessions roots ascoltate e gradite dalla massive che hanno sorpreso per gradimento ottenuto.



L'esibizione di Movado qui in veste di Micke Brooks è  molto attesa visto che da oltre due anni non vive più sull'isola. Ma non è stata degna di nota mentre avrebbe dovuto esserlo per il lungo tempo che è mancato nella scena giamaicana.



Accreditati dal oltre 16 anni al Festival metteremo presto on line per voi una Gallery divisa per entrambe le giornate.

Torna a visitarci presto per il Reportage Fotografico ed i Video di Marco Polo di likllebuttallawah

Domenica, 24 Gennaio 2016 09:43

EBM Earth Beat Movement - 70 BPM

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Abbandonata la lingua madre, gli EBM (Earth Beat Movement) tornano a distanza di poco più di un anno dal disco d’esordio Right Road, con il secondo album 70 BPM.

Anticipato dai due singoli Selfie e You’ve Got the Fire e prodotto dal solito Ciro “Prinvevibe” Pisanelli, l’album conferma quanto di buono già ascoltato nel precedente lavoro e consacra gli EBM come una realtà del panorama reggae italiano.

A partire dalla title track, il reggae della formazione capitanata da MisTilla si colora di sonorità dancehall ed incursioni elettroniche con tanto di effetti sulla voce, Pull Up ne è una prova.

Tra le tracce che si distinguono e risplendono sicuramente troviamo Missy Bun Down, tra l’altro il cd si chiude proprio con la versione dub di questo pezzo. Quando gli EBM si cimentano col rub-a-dub mostrano il loro lato migliore, ma convincono anche nelle ballad reggae come Mr. Heat o 1000 Miles.

Give Gratitude ha una marcia in più a causa dei fiati e del basso che spinge in maniera robusta. Tra le note positive, le collaborazioni con Raphael in Beautiful Ladies e Jahcoustix nel brano Heal Your Hart; per il resto, causa la lunghezza del disco di quindici tracce, nella parte finale cala l’attenzione all’ascolto e gli EBM rischiano di risultare ripetitivi.

La formazione fiorentina merita più di un ascolto perché si è creata un’identità senza scimmiottare le band giamaicane. Suonare bene un genere che affonda le radici in una terra che non è l’Italia è ancora più difficile che cimentarsi con generi nati nel Belpaese.

Tanto di cappello agli EBM anzi, come dicono in Giamaica, “BIG UP!”

 

 

Sabato, 09 Gennaio 2016 10:11

DUB SPENCER & TRANCE HILL - PHYSICAL ECHOS

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Vengono dalla Svizzera i Dub Spencer & Trance Hill, con già alle spalle diversi lavori discografici, l’otto gennaio hanno pubblicato per l’etichetta Echo Beach Physical Echos, strumentali dub al limite della psichedelia.

Recensire un album dub non è mai facile, eppure Physical Echos non stanca, con una tecnica sopraffina  ed una coesione tra le tracce da far pensare ad un unico tappeto sonoro in cui tra le undici tracce spiccano sicuramente la  prima Dubios, i ritmi in levare e le tastiere fanno strada a quello che è il Dub Spencer sound.

Dopo tracce di ottima fattura quali Humble Dub e Kifi-Mifi arriva Piedone che calpesta tutti a suon di  space echo e psichedelica, veramente pregevole mentre da Hyperactive Echos si evince l’influenza del rock, soprattutto per quanto riguarda la chitarra.

Prima di arrivare alla parte del disco più  reggae c’è tempo per Hangover in Dub e Sedel, e poi si fa subito festa con Polar, infatti, l’ultima parte dell’album si spoglia della  psichedelia per dare spazio al dub reggae (vedi The Huggel e Wanna Ride con un bel basso poderoso).

E come chiudere il disco in bellezza se non con un Minestrone? Eh sì, avete letto bene, questo è il titolo dell’ultima traccia di Physical Echos che si chiude all’insegna della spensieratezza.

Chi  lo dice che il dub è  pregevole solo se arriva  da Londra o dalla Giamaica? I Dub Spencer & Trance Hill ne sono la prova e dopo anni di carriera la formazione svizzera rimane ancora ad alti livelli con Physical Echos.

 

 

Giovedì, 24 Dicembre 2015 14:43

MANUDIGITAL - DIGITAL LAB VOL.3 FEAT. MARINA P

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Si chiama Digital Lab Vol.3 il nuovo lavoro discografico di Manudigital,  bass player, riddim maker e selecta  francese che in questa produzione è affiancato da Marina P, cantante  livornese che da  poco ha pubblicato un album My Homeys, pubblicato  il 18  novembre per  la Homeys Records.

Digital Lab Vol.3, pubblicato l’11 dicembre consta di sei tracce: Already Midnight è un mix tra le sonorità digital reggae e la voce soul di Marina, insieme funzionano a meraviglia, accattivante e fresca  è la seconda traccia, Doctor, nella quale il dub è la matrice principale.

Semantic Field è la traccia che vorrei sentire a qualsiasi yard, divertente e spensierata con il cantato che ti spinge a muoverti, e dopo Bad Girl, che prosegue in direzione digital, c’è spazio per due riddim Doctor e Bad Girl.

Sei tracce son più che sufficienti per immergersi nello stile di Manudigital, che con Digital Lab Vol.3, ha nella voce di Marina  P. un valore aggiunto, della serie questo matrimonio s’adda fare.

 

Sabato, 05 Dicembre 2015 15:23

FORELOCK & ARAWAK - ZERO

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Zero, pubblicato il 4 dicembre per La Tempesta Dub e prodotto da Paolo Baldini, segna il ritorno degli Arawak, la formazione reggae sarda capitanata da Forelock che con questo nuovo album segnano un nuovo punto di partenza, potremmo dire  da zero, dopo essersi fatti le ossa sui palchi,sfornato un paio di dischi e aver avuto vari riconoscimenti.

Anticipato dai due singoli Dem Fi Know e A Wha We Ah Wait For, Zero consta di 13 tracce di new roots, variegate e ben prodotte.

L’album si apre con un Intro e subito a seguire Original Style, il titolo della canzone parla da solo, il rock steady si mischia al roots, in risalto basso e batteria, tutto a contorno della incredibile voce di Forelock.

Ospiti importanti e di grande importanze nel reggae mondiale compaiono nel disco, dagli Steel Pulse a Dennis Bovell, fino a Juba Lion, il cantante giamaicano che colora con la sua voce Rasta Say No.

Dem Fi Know è il riassunto perfetto di quello che sono oggi Forelock & Arawak, ritmica precisa, tastiere che fungono da struttura portante e metrica usata come una mitragliatrice, portavoce della musica in levare.

No One Knows è proposta sia nella versione reggae, sia anche nella dub version con No Dub Knows, entrambe più che sufficienti e convincenti.

La chicca dell’album è la versione riarrangiata di un classico degli Steel Pulse, Raverz, nella quale la band sarda si prende il lusso di ospitare il cantante David Hinds.

L’intensità della voce di Forelock è la protagonista in Global Backfire, una delle tracce più belle di tutto Zero, mentre Be My One ha il sapore caraibico.

Altro ospite è Andrew-I, una delle voci reggae più conosciute negli ultimi anni grazie al progetto DubFiles, il ragazzo di Gorizia impreziosisce con la sua voce corposa New Chapter of Love, più vicina al dub che al roots.

Altra canzone che travalica il confine del reggae è Mother’s Blood,  con tanto di incursioni elettroniche, per poi lasciare che il reggae diventi portavoce di messaggi come nel singolo  A Wha We Ah Wait For, dedicato a chi aspetta che le cose cambino,  invece di alzarsi e farle cambiare.

A chiudere il tutto Soldiers che vede come ospite il pioniere del reggae Uk Dennis Bovell.

Zero risulta un  album fresco e frizzante, gli Arawak riusciranno con questo nuovo lavoro a fare il salto di qualità e ad arrivare a farsi conoscere anche da chi non è vicino al mondo del reggae; ottima produzione, ben suonata,  il valore aggiunto la fa la voce di Forelock, sempre ad alti livelli sia nel cantato che nel raggamuffin, risultando l’arma aggiunta ad una band che ha tante frecce nella sua faretra.

 

 

Giovedì, 03 Dicembre 2015 07:37

ZION TRAIN - FIRE EP

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Il 30 novembre nuovo Ep pubblicato su  Universal Egg dal  titolo Fire Ep per gli Zion Train,  quattro brani con collaborazioni del panorama reggae roots giamaicano con Jah9, Micah Shemaiah,  Addis Pabloe l’italiana Sis Awa.

Le tracce con Jah9 e Addis Pablo saranno disponibili anche su DeepRoot in una versione in vinile da 7 pollici.

Fire, la prima traccia, vede Jah9 arricchire la base dei Zion  Train  nel suo modo  unico e riconoscibile di cantare, più vicina al mondo della trentaduenne cantante giamaicana che al dub della formazione inglese.

Micah Shemaiah, grande promessa del conscious reggae, canta in Rasta Live con i fiati e  la tastiera in levare a sottolineare ancora di più la voce calda del 'colui che ama l'Onnipotente'.

Collaborazione  con Sis Awa in I and I Shall Rise,  la stupenda voce della cantante italiana, già vista al fianco degli Eazy Skankers, dà quella spinta in più al riddim, niente da togliere alle due tracce precedenti, ma forse forse l’italiana se la gioca ad armi pari con i due cantanti giamaicani.

Addis Swaby, figlio di Horace Swaby, il leggendario Augustus Pablo,  nome vero di Addis Pablo è l’artefice del dub  in Far East Rasta che chiude splendidamente questo nuovo Ep per Neil Perch e soci.

Quattro tracce,  quattro collaborazione per un Ep che riscalderà tanti giradischi.

 

 

Lunedì, 30 Novembre 2015 19:35

L'HASHTAG PER SEGUIRCI DALLA GIAMAICA- #NewsGiamaicaRR-

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Natale e Capodanno in Giamaica, ReggaeRevolution per oltre un mese seguirà le grandi manifestazioni .

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Seguici in questa meravigliosa avventura un mese di aggiornamenti gratuiti dalla Jamaica.

Gt Taylor Exstravaganza al Black River e Rebel Salute ad Ochio Rios,  le prme conferme importanti.

 

 

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Sabato, 28 Novembre 2015 13:53

DUB ALL SENSE - BRO

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Il  27 novembre segna il  ritorno dei campani Dub All Sense con  “Bro” per  4Weed Records, un  album zeppo di ospiti che è stato anticipato dal  singolo Babilonia. Una chicca  è la copertina disegnata da Carmine 'Korvo' Foschino.

Il collettivo Das ha messo su una squadra di ospiti formidabili,  togliendo l’Intro, tutte le canzoni di “Bro” vedono almeno un ospite, “Bro”, infatti, in inglese è l’abbreviazione della parola fratello ed è per questo che il disco è ricco di fratelli e sorelle, un album per una grande famiglia legata dalle buone vibrazioni.

Babilonia vede come ospiti Zulu from 99posse e Treble Lu Prufessore, un mix di dub e bass music che formano un crossover bello tosto che va di pari passo col testo della canzone.

Marina P con la sua voce  colora Dead or Alive, una traccia tranquilla, meno dura rispetto la precedente, ma che va in un crescendo di bassi, più vicine alle produzioni mentali degli Alpha & Omega che a Zion Train o al dub francese nel quali le produzioni si avvicinano di più all’elettronica.

Fikir Amlak presta la sua voce nella traccia dub steppa dal titolo Fallen Soldier, mentre il ragamuffin di Mc  Baco dà quel tocco in più ad una delle tracce più forti di tutto l’album: Fyah Pon Dem.

Bassi corposi e ritmi tribali in questa produzione tutta da ballare fino a quando il testimone passa da Mc Baco ad un altro campano, Mrdill Lion Warriah su Automatic Style in cuiil dubwise incontra nuove frontiere sperimentali.

Il remix di Haffi Bun  con  Mr. Williamz diventa una versione digital jungle, decisamente diversa rispetto alla versione dell’Ep "Rudebwoy Corporation" pubblicato nel settembre 2014.

Altra collaborazione su Boom It Up con il  londinese Speng Bond, influenzata dall’hip hop, sembra quasi una versione digital dancehall mentre Luca dei Polina (anche loro stanno tornando con un nuovo album) canta in P’apparà: ritmi in levare al servizio dell’elettronica per quella che è una traccia più vicina alla dubstep che al dub.

Da Roma Virtus e da Campobasso Janahdan assoldati per Occupy the System, anche loro al servizio delle buone vibrazioni, quelle di una traccia che mescola il dub col reggae in un risultato più che buono, c’è anche il profumo della Spagna nel dub di Pancho Villa, Hector Guerra ci proietta nella penisola iberica col suo cantato caldo e da gustare in una festa sulla spiaggia magari bevendo dell’ottima sangria.

Chiude in bellezza  Brothers Fight Togheters, suono elettronico e digital  torna prepotente visto l’ospite sulla traccia: il producer EDM di origini filippine Tadeo Man.

 “Bro” è un album  variegato e dal sapore internazionale, tanti ospiti,diverse sfumature del dub e apertura alla contaminazione fanno di questa nuova fatica discografica dei Dub All Sense un prodotto degno di nota.

“Bro” le vibrazioni al servizio di una rivoluzione culturale.

 

 

La Francia,  si sa,  è  un’ottima fucina di talenti per quanto riguarda il dub, “The Good, The Bad, and The Addict” ne è la prova,  un album che fonde la tradizione con  la sperimentazione.

Come Cerbero, il guardiano degli Inferi, così “The Good, The Bad, and The Addict” è un disco di tre teste, Pilah, già chitarrista dei Kaly Live Dub,  il cantante e compagno di avventure Joe Pilgrim e con la partecipazione di Ivan-Jah che si è fatto notare durante una session in studio.

Dieci le tracce come il numero dei fuoriclasse, a partire dalle prime che sono più roots, Bad Game e Time Hard su tutte, mentre la voce profonda di Ivan spicca in Long Night, così  come sono profondi i bassi di questa nuova produzione targata Pilah.

Dub steppa per Juggler, ricca di sezione fiati e di un Joe in  forma smagliante,  il  binomio Pilgrim – Pilah è una formula collaudata, anche con Ivan-Jah l’eccellenza è assicurata, la più elettronica e bass music di Tebernacle ne è la prova, ascoltare per credere.

Alto  il livello di Cure Them, il dub viene influenzato dal dubstep per un risultato ben riuscito che si incattivisce ancora di più nelle version dub: Dub Cure, Juggler Dub e Good Dub son un tris incendiario, difficile restare fermi.

A  chiusura di un cerchio perfetto The Addict, i tre hanno posto il meglio nel  finale, un brano dove i bassi fanno scintille,  wobble potenti e la voce di Ivan lasciano il segno, per quello che è  un pezzo da urlo.

Che dire non c’è due senza tre, tre artisti insieme: Pilah,  Joe Pilgrim ed Ivan-Jah, che insieme hanno tirato fuori un ottimo album dalle ottime vibrazioni.

Se in due è amore, in tre è una festa con “The Good, The Bad, and The Addict”

 

 

Sabato, 21 Novembre 2015 22:59

CONGO NATTY - JUNGLE REVOLUTION IN DUB

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«Il dub è stato la colonna sonora della mia giovinezza», ricorda Mikail Tafari aka Rebel MC aka Congo Natty ed è per questo che il 16 novembre l’album “Jungle Revolution” viene rivisitato ottenendo così “Jungle Revolution in Dub”, pubblicato per Ninja Tune.

 Questo  più che un disco è un party con tutti gli amici di sempre, non manca proprio nessuno e dopo l’Intro affidato a Lee “Scratch” Perry, Congo Natty assolda nuovi e vecchi dub soldian: Dubkasm è il primo della lista che mettendo le mani su Jungle Souljahche la fa diventare Dub Souljah dal classico stile digistep.

A nomi storici si alternano nuove promesse come nel caso di Get Ready VIP Dub di Sukh Knight, giovane producer londinese che già si è fatto le ossa con i True Tiger.

Il dubwise di Joss Jinx aka Jinx in Dub sulla steppa version di Nu Beginningz  e Revolution in Dub affidata all’ungherese Dj Madd fanno spazio all’unico e solo Adrian Sherwood che con UK Allstars in Dub chiude la prima parte del disco.

Altro Intro stavolta tocca a Scientist, per poi lasciare il campo a due figli d’arte, a Young Warrior , figlio della leggenda vivente del sound system, Jah Shaka, al quale tocca il remix di London Dungeons mentre il figlio di Mad Professo, Joe Ariwa si occupa di Rebel Tuff Like Tuff Gong.

Entrambi non deludono le aspettative, promossi a pieni voti, ma prima di chiudere questo capitolo dedicato alle nuove leve ci pensano Hylu & Jago con il  loro future dub a  dare nuova vita a Jungle Is I And I.

Mala sul nuovo Intro e poi l’ultimo giro di brani prima di arrivare alla fine del disco.

Dj Madd fa il bis con Jah Warriors in Dub, un remix coi fiocchi, i bassi pompano come non mai, uno dei migliori brani di tutto “Jungle Revolution in Dub”.

Micro Chip in Dub è remixata da King Yoof, mentre le ultime tracce sono opera di tre pesi massimi: i Mungo’s Hi-Fi (Nu Beginningz Dubwise),i Vibronics col loro stile inconfondibile (Get Ready Dubwise) e  i Counscious Sounds (Micro Dub)  chiudono l’album alla grande.

Congo Natty si è servito di All Star team del dub per celebrare nel migliore dei modi il suo storico disco, dando freschezza e ancora più corposità alle tracce di “Jungle Revolution”.

Tanti stili diversi al servizio del dub.

 

 

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