Interviste

Interviste (14)

Danilo Leanza, in arte SAM D, è un artista italiano rapito dalla black music all'età di 14 anni e che ha fatto della musica la sua compagna di vita. Sempre attivo tra singoli e collaborazioni, ha pubblicato il suo primo album ufficiale ad agosto 2017, 'Synthomi', un mix di vita vissuta e di società attuale spesso criticata dallo stesso artista. Sam D, in questa intervista, racconta come è stato concepito il suo album e com'è nata la passione per i ritmi in levare.

 

Prima di arrivare al disco Synthomi, chi è Sam D e da dove nasce la passione per la musica?

Innanzitutto grazie per l’intervista.

Posso dire che prima dell’uscita dell’album SYNTHOMI, Sam D era semplicemente Danilo.

Ma esattamente quello che è oggi : un abruzzese trapiantato nel Salento, con il sogno di diffondere il suo messaggio.

La passione per la musica nasce intorno ai 14 anni (1998), esattamente nel periodo di un’occupazione scolastica.

Ribelle già dall’ adolescenza, e da li’ la voglia di identificarmi in qualcosa.

 

I testi del tuo primo album ufficiale rappresentano tutti i 'Synthomi' della tua vita. Credi che la musica sia importante per diffondere i messaggi in questo periodo dove si da’ più importanza alla melodia che alle parole?

Certo! Credo fermamente nell’ importanza del messaggio, in quanto ogni mio testo rappresenta esperienza di vita vissuta.

Ed anche se, come dici tu,si da' molta più importanza alle melodie che ai testi, io cerco sempre di essere vero, parlare di vita reale e dare un messaggio di speranza alla gente.

 

Da chi sono state prodotte le basi?

Le basi sono state prodotte da 2 fratelli di vita:

-il mio amico Giuliano “drummer” Conte,(ROCKIN STUDIO-LE),batterista/fondatore della band ROCKIN ROOTS;

-il mio amico Alessandro Viaro,in arte ACSEL LION,(REBEL NOISE STUDIO),frontman della REGGAE REBEL BAND.

La traccia remix “ANOMALE FREQUENZE”,è stata arrangiata e prodotta da No Finger Nails.

(NO FINGER NAILS STUDIO-LE).

 

Qual è stato il feedback che hai ricevuto fino ad ora? Sei soddisfatto?

C’è stata una reazione per me importante, e molto positiva.

Sia da parte del pubblico con le tante richieste di copie fisiche dell’album, che da parte dei media (testate giornalistiche,riviste on line,radio), che si sono occupati di recensire positivamente “SYNTHOMI”.

Posso dire che il feedback è piu’ che positivo, e sono molto soddisfatto.

 

Quali prospettive per il futuro? Qual è la situazione delle esibizioni dal vivo per presentare Synthomi?

Per il futuro ci sono importanti collaborazioni in vista, con artisti nazionali e non. Per quanto riguarda il discorso live siamo al lavoro per la presentazione di SYNTHOMI, in vari locali e circoli ARCI del Salento, assieme alla ROCKIN ROOTS BAND, capitanata da Giuliano “drummer” Conte.

 

Link del video di 'In piedi'

https://www.youtube.com/watch?v=YJ2z3n_3Nwc

 

A distanza di due mesi dall'uscita di Reggaeneration, che tipo di feedback hai avuto? Sei rimasto soddisfatto?
Ciao a tutti.
Si, direi che sono rimasto molto soddisfatto. I brani stanno piacendo molto e lo riscontro dalle numerose radio che hanno deciso di trasmettere i brani dell’EP. Anche radio americane.
Ho percepito una grande attenzione da parte dei media del settore anche grazie al supporto di music in Black per la promozione.
Un ottimo feedback l’ho anche ricevuto dal pubblico nei vari show in Italia e in Svizzera fatti sin’ora, accompagnato dagli Eazy Skankers.

A gennaio sei stato in Giamaica. È lì che hai concepito il tuo Ep? Quale insegnamenti ti sono rimasti dal soggiorno nella 'terra di Bob Marley'?
Il mio nuovo EP non l’ho concepito in Giamaica ma è stato sviluppato e terminato in Italia mentre soggiornavo sull’isola.
E’ stato prodotto principalmente da Andrea Bottaro (Eazy Skankers) ma vi è la partecipazione di altri produttori, compreso me, quali DJ Spike e Prinzy.
Si è iniziato a pensare alla realizzazione dell’EP dopo l’estate 2016 e verso fine anno si è presentata l’occasione di poter andare in giamaica e l’ho colta al volo.
Ho avuto la fortuna di andarci con Trish della Roots rockers la quale collabora da anni coi big della foundation.
Mi sono ritrovato quindi a stretto contatto con artisti storici come Ken Boothe, Marcia Griffiths, Bunny Lee, Big Youth e molti altri ancora.
Avendo avuto il privilegio di potermi interfacciare direttamente con loro parlando di musica e anche della mia ho ricevuto consigli ed apprezzamenti conversando con passione di musica reggae, della sua evoluzione, di curiosi aneddoti e su come farla.
Ritrovandomi quindi sempre ispirato la voglia di registrare nuovi brani non è mancata.
Fu Ken Boothe stesso ad acompagnarmi al Mixin’Lab di Kingston.
Un esperienza unica.

Sui social hai annunciato di essere al lavoro su nuovi progetti discografici, vuoi raccontare qualcosa?

Si, è vero.
Come ho detto prima, ho registrato dei brani in Giamaica che molto probabilmente faranno parte di un album che ho già intenzione di finire sempre a Kingston, JA. Tornerò quindi sull’isola di Bob.
Nel frattempo sto portando avanti altre produzioni interessanti con band europee e anche con artisti e produttori molto noti come Dennis Bovell.

Cosa pensi della musica reggae in Italia? Qual è il suo pubblico?

Mi dispiace solo vedere che alcuni eventi reggae non vedono la luce perchè magari il comune associa ancora il reggae alla droga ecc. Mi intristisce molto questa chiusura mentale che persiste.
Sento invece che c’è fermento in ambito artistico.
Continuano a fioccare nuovi cantanti e nuovi artisti ispirati alla Giamaica, e questo è un bene.
Io personalmente apprezzo molto quando sento un sound reggae contaminato da altri generi musicali.
Qui si può spaccare invece un pò il pubblico, voglioso di sentire il tipico sound reggae da un lato e quello più aperto a nuove sonorità dall’altro.
Mi limiterò a dire che bisognerebbe allontanare qualsiasi pregiudizio ed apprezzare l’arte e la musica per come è e per quello che riesce a trasmettere grazie al lavoro di artisti alimentati dalla pura passione.
“Music is Music” - Bob Marley
1LoVe

Una stupenda intervista video registrata a Luciano in Giamaica. Dopo il suo show a Negril, il giorno dopo ci concede un reasoning speciale.

Rilassato e per niente intimorito dalla camera parla a ruota libera incalzato dalle nostre domende. Breve da non stancare chi ascolta, solo tre domande secche per questo format nuovo targato Reggae Revolution.it e realizzato dal nostro Marco.

Abbiamo inoltre tradotto con i sottotitoli le parti salienti grazie al nuovo Canale Youtube sempre più ricco di informazioni, per agevolare chi non conosce l'inglese.

Ma The Messanger, parla un inglese semplice e non usa il patois per essere compreso da tutti.

Le 3 domande vertono sul suo Nuovo Album uscito da pochissimo tempo, segue cosa è cambiato dopo la parziale legalizzazione della Ganja in Jamaica e l'ultima verte sul crimine che lo ha visto purtroppo protagonista con la morte del figlio.

Luci, parla dei giovani che non possono stare sempre buttati per strada senza un lavoro e per questo che la società e così violenta.

 

 

LUCIANO - VIDEO INTERVISTA ESCLUSIVA RR.it

 ENGLISH -  SOTTOTITOLI ITALIANO

 

Attiva i Sottotitoli in Italiano qui sopra tasto evidenziato in rosso

 

Continuateci a seguire anche attraverso il nuovo Hashtag #reggaerevolutionit

Pagina Ufficiale FB Reggae Revolution.it

 

Ciao Andrea, ti sei dedicato da sempre alla musica, prima suonando e poi diventando produttore con la Rising Time etichetta da te fondata. Secondo te è obbligatorio questo passaggio da musicista a produttore?

Non credo sia un passaggio obbligatorio, è però certo che per vivere di musica oggi bisogna saper mettersi sempre in gioco e porsi continuamente nuove sfide. 

Nel mio personale caso è stato più un modo per riconciliare tutte le professionalità acquisite negli anni riversando il tutto in un progetto che fonde assieme sia il lato manageriale che quello più strettamente musicale.

La reggae music è la tua passione, quindi con la Rising Time Production produrrai solo questo genere musicale o sei aperto ad accogliere progetti che guardano anche verso altri generi?

 

Il reggae è la mia passione ma la parola "apertura" è una delle mie preferite, l'idea di contaminare poi mi affascina da sempre.

L'ultimo lavoro discografico è il Want More Riddim; come è nato?

L'idea del "want more riddim" nasce dall'esigenza di dar voce ad un reggae che possa "smuovere le coscienze". Ci piace l'idea di poter comunicare messaggi forti di denuncia attraverso la musica. Non si tratta di politica ma semplicemente di gridare a voce alta un proprio pensiero, una critica, un messaggio.

Gli artisti che partecipano sono tutti italiani, perché hai scelto quei nomi?

La scelta degli artisti, in generale, avviene cercando una conciliazione tra stile del singer e riddim che gli si va a proporre; inoltre ci piace valorizzare il Made in Italy. 

È anche uscito il video del brano 'Fuga dall'odio' di Ronnie McAdoo...

Si l'11 maggio è uscito questo video-doc per la regia di Luca Hosseini e le grafiche di Daniele Cecconami. Un video girato ad Hidomeni al confine tra Grecia e Macedonia, dove si sta consumando una vergogna tutta europea, con migliaia di migranti bloccati in campi di accoglienza e ai quali è vietato muoversi. Il pezzo è testimonianza e colonna sonora per una serie di immagini che Luca Hosseini ha voluto girare in quel luogo di dolore e disperazione. Il video si apre con l’imperativo “open the border”, un grido di liberazione in un Continente, che lungi dall’imparare dalla storia, alza muri fisici e mentali, segregando e discriminando. 

Quali consigli daresti ai nuovi artisti che si stanno avvicinando alla reggae music?

Di sapersi ben districare tra quelli che sono i concetti di produzione, promozione e booking. Nelle giovani realtà e non solo, vedo spesso trascurare questi concetti e vedo spesso progetti investire il loro budget interamente nella produzione, trascurando completamente gli altri due aspetti, che ritengo essenziali per poter portare in giro la propria musica.

 

Il Seal’d In Vain è un gruppo di musica reggae e soul. In questa intervista risponde David, tastierista e cantante, raccontando le origini della band e il progetto musicale.

Come vi siete conosciuti e perché avete scelto il nome Seal'd In Vain?

Con Jump (chitarrista e cantante) e Pietro (batterista) ci siamo conosciuti oramai parecchi anni fa condividendo diversi progetti musicali, accomunati dalla passione per la musica giamaicana e più nera in generale. L’idea era, dopo oramai più di dieci anni di esperienza accumulata sui palchi e in studio, di presentare un progetto musicale che attingesse ai generi di musica che più apprezziamo, caratterizzato da un sound riconoscibile e originale.
A noi tre si è poi aggiunto Davide che oltre a essere un bassista è anche un eccellente polistrumentista con un background fortemente caratterizzato dalla musica folk.
Riguardo al nome Seal’d In Vain, l’abbiamo scelto ispirandoci ad una nota poesia di Shakespeare che parla di amore e sentimenti, che è una delle tematiche più presenti nel nostro repertorio.

Passo al Passo è il vostro ultimo lavoro discografico. Com'è nata l'idea del video?

Passo al Passo è il nostro ultimo singolo che anticipa l’uscita del nostro primo EP. Per quanto riguarda il video essendo una vicenda legata ad un profugo in fuga dalla propria terra , volevamo comunicare la sensazione di un viaggio ideale che trasmettesse anche il senso di positività del viaggio nel quale il protagonista è accompagnato dai ricordi e dai propri affetti . La natura dei paesaggi spettacolari tra Lazio e Abruzzo ha fatto da cornice a tutto questo.

Cosa pensate della musica black italiana?

Essendo anche attivo in altri ambiti della musica “black” in Italia, come per esempio il progetto Kento & The Voodoo Brothers e la collaborazione con il rapper Janahdan ti posso dire che trovo che dal punto di vista dell’Hip Hop ci sia stata un'esplosione mainstream notevole, purtroppo non sempre seguita da un livello qualitativo equiparabile ad altre realtà europee.
Per quanto riguarda la scena reggae mi pare che ci sia un momento di stallo, ci sono poche produzioni originali e a differenza di qualche anno fa trovo ci sia meno fermento oltre che purtroppo meno serate, ovviamente ci sono delle eccezioni come Lion D e Raphael, le cui produzioni non a caso trovano più successo all’estero che in Italia.


Quali sono i vostri artisti di riferimento?

E’ veramente difficile elencarli tutti, se ne dovessi scegliere 3 parlando a nome del gruppo citerei Bob Marley, Johnny Cash ed Harry Bellafonte.

 

Siete al lavoro sul disco, cosa volete dire a riguardo?

L’EP in uscita nei prossimi giorni con Red Gold Green è stato frutto di un paio d’anni di lavoro. I pezzi sono tutti originali ad eccezione della traccia che apre il disco chiamata “Heart full of soul”, un pezzo degli Yardbirds datato 1965 che abbiamo totalmente riarrangiato rendendolo quasi irriconoscibile. I due singoli ufficiali usciti da poco, ovvero “Passo al Passo” e “Too Many rivers” , trattano di tematiche legate alle vicende dei migranti e della continua instabilità geopolitica del Medio oriente e dell’Africa.
Poi troviamo un mio pezzo reggae soul chiamato “What a Light” , 2 ballads cantate da Jump “L’oro” e “Smile” e a concludere un remix dub di “Too Many Rivers” del talentuoso dubmaster Shaman Monkey del sound system Roarin Bass. Inutile dire che non vediamo l’ora di rientrare in studio per registrare dei pezzi nuovi.


Dove è possibile ascoltare la vostra musica?

Potete trovare tra breve la nostra musica su itunes, spotify e tutti gli altri digital store, oltre che ovviamente su youtube e sulla nostra pagina facebook. Seguite il Bradipo!

Venerdì, 02 Ottobre 2015 10:46

GINKO: «Il reggae per me è innanzitutto socialità»

Scritto da

 

(L’audio dell’intervista è stato trasmesso nel corso de “I Viaggi di Gulliver”, programma dedicato al reggae, alla musica black e alla world music, che va in onda ogni lunedì dalle 20 alle 22 su Radio Potenza Centrale. Live Streaming su www.radiopotenzacentrale.com).

Ciao Andrea, il Bud Organizer Riddim è il secondo lavoro discografico, com’ è nato?

Il Bud Organizer Riddim nasce dall'incontro e la collaborazione con il Lion Pow Sound, una crew brianzola molto attiva sul territorio. Volevamo fondere le competenze di me produttore e musicista appassionato di reggae music con le competenze di due dj e un mc amanti della dancehall: il risutato lo potete ascoltare e spero sia di vostro gradimento.

 

Quali sono le differenze rispetto alla prima produzione ’60 Riddim?

Il '60 riddim è stata un produzione “alla vecchia maniera”, abbiamo registrato tutto interamente in studio con l'ausilio della Beska Roots, band con il quale collaboro da parecchi anni; il Bud Organizer, invece, è un prodotto quasi del tutto digitale e prodotto al pc.

 

Tra gli artisti che hanno partecipato c’è il giamaicano Skarra Mucci, un buon traguardo raggiunto vero?

Si, grazie alla collaborazione con il Lion Pow Sound, abbiamo avuto l'onore di ospitare un artista del suo calibro; personalmente sono più interessato a produrre artisti italiani, ma di sicuro in termini promozionali le produzioni straniere fungono di più da calamita per guadagnarsi le attenzioni del pubblico.

 

Tu sei un musicista, perché la scelta di fondare l’etichetta discografica Rising Time Production e come mai hai scelto questo nome?

l'etichetta nasce dalla voglia di pormi una nuova sfida personale in cui convogliare tutte le mie esperienze passate, musicali e non. Il nome è stato scelto perché volevamo richiamasse qualcosa di positivo ed esprimesse il concetto di “lavorare per risollevarsi”.

 

Ci sono già delle novità musicali o sei impegnato solo nella promozione di questo ultimo progetto?

In agosto siamo stati impegnati alle riprese di un videoclip che uscirà ad ottobre, per la regia ancora una volta di Bruno Luca Perrone. Il brano in questione è la cover di “Caution” , un brano di Marley interpretato in questo caso da un'artista con cui collaboro da diversi anni: Sista Giuly.

 

Giovedì, 06 Agosto 2015 17:23

Intervista alla band sarda MISTY MORNING

Scritto da

Come è nata la band e perché avete scelto la musica reggae?

Ciao a tutti, la band è nata nel 2012 dopo un esibizione che vedeva sul palco i giovani Jahmendo. Fui chiamato come ospite per creare un piccolo showcase dove la band stessa mi fece da Riddim Band solo per l'occasione. Quel live è stato il "Trampolino di lancio" (se lo vogliamo chiamare così) per la band. Noi facciamo reggae penso non per scelta della band ma più che altro perchè siamo un gruppo di ragazzi che sono sempre stati appassionati di Reggae, io penso che in molti casi la gente non sceglie di fare Reggae ma è una cosa che arriva da sola, forse è proprio il Reggae che sceglie le persone.

 

Il vostro primo Ep ‘The Misty Morning’ come è nato?

Diciamo che il disco è nato sopratutto perchè sentivamo il bisogno di farci sentire il più possibile, e  per noi isolani non è molto facile uscire dalla sardegna per farci conoscere, quindi abbiamo deciso di incidere questo Ep in attesa dei lavori più grossi (alla quale stiamo già lavorando) per proporci dove non ci conoscono ancora.

 

Cosa vi aspettate da questo vostro primo lavoro?

Sicuramente ci aspettiamo una risposta positiva da parte di chi lo ascolta, però si sa, le critiche arrivano sempre e comunque a tutti ed è giusto anche che arrivino per come la penso io, sopratutto se sono critiche costruttive.

 

Credete che nella società di oggi, con i cambiamenti avvenuti, siano ancora validi i messaggi che dà la reggae music?

La musica Reggae è sopratutto basata su questo, il Reggae più che genere musicale lo vedo più come uno strumento di comunicazione. Ci sono molti artisti che con la loro musica mandano dei messaggi che non tutti condividono, per esempio incitazioni alla violenza, messaggi omofobici ecc.. (che noi non condividiamo!). Per come la penso io poi un messaggio per quanto possa essere positivo bisogna mandarlo in una determinata maniera, e il Reggae è uno degli strumenti più adatti.

 

Quale vostro concerto vi ha soddisfatti maggiormente e perché?

Ci sono tanti concerti che ci hanno soddisfatti, Ovviamente quelli che ricorderemo di più sono quelli fatti con il nostro carissimo fratello JAMAL che purtroppo non c'è più e che ricorderemo per sempre nei nostri live. we love yuh Jamal.

 

State già lavorando su nuovi prodotti discografici?

Al momento stiamo preparando qualcosina di nuovo che sta già all interno dello spettacolo e stiamo già proponendo al pubblico nell attesa del nuovo disco disco che penso uscirà tra la fine del 2015 e inizio 2016.

 

Dove è possibile ascoltare la vostra musica?

Il nostro disco omonimo "The Misty Morning" si può trovare su tutti i digital store come Spotify, Deezer, I tunes, Google Play, Amazon ecc..

Vi invitiamo poi a mettere un mi piace alla nostra pagina facebook The Misty Morning per restare aggiornati su tutto.. Grazie per lo spazio, Respect!

Ciao Pavese Rudie, iniziamo con la prima domanda, come è nata la passione per la musica black e perché questo tuo nome d’arte?

La passione per la musica black è nata quando mi è arrivato tra le mani un cd dei Sud Sound System, “Tradizione 91-96”.

Da lì la scoperta del Reggae, la ricerca dei 45 giri nell’One Love Hp corner, le dancehall. Piano piano la musica è diventata sempre più importante nella mia vita…fino ad arrivare a diventare la cosa più importante.

 

’Estate ancora’ è il tuo primo lavoro da solista, racconta come è stato concepito

La canzone “Estate ancora” è stata concepita grazie a due elementi fondamentali: una chitarra ed un’amaca.

Dalla prima melodia poi siamo arrivati a singolo ultimato attraverso un lungo percorso fatto di registrazioni, lunghe giornate davanti ad uno schermo per trovare il sound giusto ed ad una scrittura del testo orientata ad essere facile ma non banale, come l’estate. 

 

E’ passato un mese dall’uscita del singolo e video che conta più di 5 mila visualizzazioni su youtube, diverse recensioni ed un’ottima critica musicale; sei soddisfatto o ti aspettavi di più?

Assolutamente sì, anche se l’obiettivo è chiaramente quello di migliorare e migliorarsi. La cosa che però mi rende davvero felice è l’affetto e la stima che mi hanno confermato sia chi già mi aveva conosciuto in questi anni con i Baracca Sound, sia chi invece ha scoperto ora la mia musica. Per me è come se fosse un nuovo inizio, ed è fondamentale che tutto ciò che di buono è stato fatto in questi anni sia il volano per questa nuova esperienza. Piccola nota d’orgoglio, il pezzo è stato apprezzato da molti “addetti ai lavori”, il che è sicuramente di buon auspicio.

 

Quali sono i tuoi artisti di riferimento passati e quelli attuali?

Sicuramente nei primi anni 2000 tutta la scena bobo dread e quindi i vari Buju Banton, Sizzla, Capleton Jah Mason…passando per le foundation come Johnny Osbourne, Bob Marley, Peter Tosh. Ho sempre adorato il rocksteady e quindi i Pioneers, Toots and the Maytals, Alton Ellis. Attualmente adoro tutta la nuova combriccola che passa da Protoje a Chronixx fino a Romain Virgo, Konshens e Tarrus Riley.

  

Sei un artista romano, com’è la scena black musicale nella capitale?

Reggae ed Hip Hop come al solito viaggiano lungo universi paralleli che solo ogni tanto si intersecano, forse troppo poco chissà forse è normale che sia così. Di sicuro sono due scene diverse che mantengono caratteristiche e peculiarità proprie. Nel mio album spero ci possa però essere pane per i denti per tutti gli ascoltatori che amino le good vibes.

 

Sei già al lavoro su nuovi progetti? Se sì vuoi dare qualche anteprima a chi ti segue?

Oltre al percorso che continua, più forte che mai con il Baracca Sound, che tra l’altro vede nella dimensione live della “Banda Baracca” un’esperienza che sta avendo un’ottimo successo, sono al lavoro sul mio nuovo album, che vedrà la sua uscita in autunno.

Ai lettori posso dire che sarà un album che rispecchierà totalmente il mio percorso musicale condotto fino ad oggi…come dico sempre: big tings a gwaan! 

 

Nelle ultime due puntate de “I Viaggi di Gulliver”, trasmissione con taglio giornalistico, dedicata alla “world music” (e non solo), che va in onda tutti i lunedì –dalle 20 alle 22- su Radio Potenza Centrale (streaming in diretta su www.radiopotenzacentrale.com), il conduttore Walter De Stradis (Ras Walter) ha intervistato il Maestro Enzo Avitabile, personaggio di levatura mondiale in ambito “suoni del mondo”. Ecco un brevissimo estratto della lunga conversazione.


D: Al concertone del Primo Maggio c’è stato questo incontro al vertice della World Music con Alpha Blondy, re del reggae africano. Com’è nata questa collaborazione?
R: E' nata nel mio Festival a Summonte, perchè nella cerimonia dell'anno scorso invitammo Alpha a chiudere la manifestazione e decidemmo di salire sul suo palco insieme e cominciammo a scambiarci delle cose. Io cantavo in napoletano sui suoi ritmi. Questa cosa è stata molto particolare perché lui disse :”E' stata una grande serata di Reggae.”

D: Ci sarà anche un seguito su disco?
R: Si, spero di si.

D: Alpha Blondy viene dalla Costa D'avorio, ti definiresti anche tu una sorta di “griot”, di “cantastorie”?
R: Io, in questi anni, ho lavorato molto per uscire dalle definizioni. Ho l'aspirazione a diventare io il genere, perché di solito, ti dico la verità, la definizione è comoda, però limita. L’obiettivo è di diventare il significato, non il significante. In questo caso, il “suonato”, non il “suonante”.

D: Quindi saresti d'accordo con quello che mi disse una volta Noa, ovvero che la parola stessa, “World Music”, non le piaceva, perché sembra indicare tutto ciò che non è anglofono.
R: Anche questo è relativo. Noi chiamiamo “World Music” un insieme di suoni del mondo che si cercano, si evocano, si mescolano. Capisco quello che dice Noa, ma la World, noi, la identifichiamo come la musica delle minoranze etniche che fino a quel momento non erano state assolutamente considerate.

D: Questo tuo percorso musicale, in questa musica di ricerca, di studio, di contaminazione, lo consideri un proseguimento della tua iniziale fase “funk”, o una rottura col passato?
R: No, assolutamente. E' naturale che James Brown, quelle cose, te le porti dentro. La mia volontà successiva è stata una sorta di scelta, di coscienza di riportare a casa tutto quello che avevo imparato e di riportarlo nel mondo attraverso una mia interpretazione, attraverso una mia coscienza, utilizzando la scala napoletana, utilizzando i ”piedi di ritmi”, come dicevano i greci, utilizzando lo scambio dei suoni del mondo.

D: Ascoltando la tua musica viene da pensare che al di là del prodotto musicale finale, dietro ci sia uno studio, un approfondimento mostruoso.
R: Sì, sì. Chiaramente, c'è molto studio, molta passione e molta volontà di avere un suono mio e una parola mia. Un suono che abbia una parola, e una parola che abbia un suono. Io ho seguito i grandi maestri che hanno creato un linguaggio. Io li chiamo “I punti luce”: James Brown, Fela Kuti, Jimi Hendrix, Bob Marley. Per me Alpha Blondy, anche lui, è un altro grande punto luce della mia vita.

D: Hai mai pensato di fare un disco in Giamaica?
R: No, perché io sono molto credente, e faccio le cose quando Dio vuole che accadano.