Venerdì, 20 Maggio 2016 13:57

Rising Time, Andrea Di Maria: dai palchi alla produzione

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Ciao Andrea, ti sei dedicato da sempre alla musica, prima suonando e poi diventando produttore con la Rising Time etichetta da te fondata. Secondo te è obbligatorio questo passaggio da musicista a produttore?

Non credo sia un passaggio obbligatorio, è però certo che per vivere di musica oggi bisogna saper mettersi sempre in gioco e porsi continuamente nuove sfide. 

Nel mio personale caso è stato più un modo per riconciliare tutte le professionalità acquisite negli anni riversando il tutto in un progetto che fonde assieme sia il lato manageriale che quello più strettamente musicale.

La reggae music è la tua passione, quindi con la Rising Time Production produrrai solo questo genere musicale o sei aperto ad accogliere progetti che guardano anche verso altri generi?

 

Il reggae è la mia passione ma la parola "apertura" è una delle mie preferite, l'idea di contaminare poi mi affascina da sempre.

L'ultimo lavoro discografico è il Want More Riddim; come è nato?

L'idea del "want more riddim" nasce dall'esigenza di dar voce ad un reggae che possa "smuovere le coscienze". Ci piace l'idea di poter comunicare messaggi forti di denuncia attraverso la musica. Non si tratta di politica ma semplicemente di gridare a voce alta un proprio pensiero, una critica, un messaggio.

Gli artisti che partecipano sono tutti italiani, perché hai scelto quei nomi?

La scelta degli artisti, in generale, avviene cercando una conciliazione tra stile del singer e riddim che gli si va a proporre; inoltre ci piace valorizzare il Made in Italy. 

È anche uscito il video del brano 'Fuga dall'odio' di Ronnie McAdoo...

Si l'11 maggio è uscito questo video-doc per la regia di Luca Hosseini e le grafiche di Daniele Cecconami. Un video girato ad Hidomeni al confine tra Grecia e Macedonia, dove si sta consumando una vergogna tutta europea, con migliaia di migranti bloccati in campi di accoglienza e ai quali è vietato muoversi. Il pezzo è testimonianza e colonna sonora per una serie di immagini che Luca Hosseini ha voluto girare in quel luogo di dolore e disperazione. Il video si apre con l’imperativo “open the border”, un grido di liberazione in un Continente, che lungi dall’imparare dalla storia, alza muri fisici e mentali, segregando e discriminando. 

Quali consigli daresti ai nuovi artisti che si stanno avvicinando alla reggae music?

Di sapersi ben districare tra quelli che sono i concetti di produzione, promozione e booking. Nelle giovani realtà e non solo, vedo spesso trascurare questi concetti e vedo spesso progetti investire il loro budget interamente nella produzione, trascurando completamente gli altri due aspetti, che ritengo essenziali per poter portare in giro la propria musica.

 

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