Giovedì, 10 Settembre 2015 08:53

Migranti: intervista con Zulù dei 99 Posse

Scritto da  Ras Walter

 

METAPONTO (MT), agosto 2015 – Luca Persico, O Zulù, leader e fondatore dei 99 Posse, ultimamente “litiga” spesso con Salvini, che ha anche minacciato di querelare lui e il suo gruppo per i commenti apparsi sulla loro pagina facebook ufficiale.

Essì, perché, notoriamente, o Zulù –vistoso, tatuatisssimo, con l’anello al naso (ma non nel senso metaforico)- è da tempo un “opinionista” a tutto tondo, a suon di rap e non solo. Lo abbiamo incontrato poco prima della sua esibizione alla “Meridional Reggae Reunion”, kermesse “patrocinata” dagli encomiabili Krikka Reggae e che si tiene ogni anno nel comune lucano (nella foto, Zulù sul palco con i Krikka Reggae).

L'indignazione è un processo fondamentale dei 99 Posse. È più facile indignarsi oggi o tanti anni fa quando avete iniziato?
Indignarsi è ugualmente facile o difficile, sempre. Ciò che oggi è più difficoltoso di ieri è avere gli strumenti giusti per trasformare le ideologie in posizioni politiche rilevanti. Oggi c'è molta indignazione, più di quando abbiamo iniziato noi. Mi spiego meglio, prima toccava spiegare alla gente il motivo per il quale eravamo così incazzati. Oggi sono arrabbiati tutti. Il problema è che si tratta di indignazione superficiale e condizionata dai media o dal Salvini di turno verso l'obiettivo sbagliato. Prima consideravamo tutto questo il risultato di 40 anni di Democrazia Cristiana. Oggi sono 60 anni compreso il berlusconismo e l'avvento di Renzi. Ebbene, in questi sessant'anni si sono messi a smantellare sistematicamente la cultura, i diritti e finanche la curiosità dei giovani a leggere e a informarsi.
Tuttavia, l'indignazione si perde in mille rivoli faciloni e populisti...
Be', direi di sì. Ad esempio, stiamo preparando un nuovo disco che uscirà all'inizio del prossimo anno. Magari molti si aspettano un lavoro pieno di rabbia, enfasi e indicazioni per la lotta. Al contrario, questo è un disco che parla molto di identità. In questo momento è molto più importante lavorare sull'identità che dedicarsi agli scontri frontali. Per scontrarti contro qualcuno devi prima avere consapevolezza di chi sei.
Qui siamo in Basilicata, terra in cui il presidente della Regione ha deciso di raddoppiare il numero dei migranti. Secondo lei la fusione delle culture è sempre un vantaggio?
Ci sono esempi in tutto il mondo di identità che non si perdono, o addirittura che si formano. Pensa agli Stati Uniti d'America che sono l'esempio per eccellenza, in cui centinaia di culture coabitano e lo hanno reso uno dei paesi più ricchi. In generale, la convivenza con la diversità è sempre proficua.
Come è possibile che l'Italia abbia partorito prima un Bossi e poi un Salvini?
Non saprei. Ma non è un problema esclusivo della nostra nazione. In ogni paese si trovano personaggi come i nostri. Ridurre, però, il discorso dell'immigrazione e delle guerre a una mera questione culturale è, da parte nostra, un modo di evitare il nucleo centrale della tematica. Il fenomeno dell'immigrazione e dell'emigrazione italiana sono solo l'effetto di sessant'anni di politiche errate. Svuotamento del territorio al fine di arricchire una piccola parte della popolazione: i signori della distruzione e della ricostruzione. Ora non possiamo più fare finta di nulla, visto che siamo responsabili delle cause di emigrazione dai paesi d'origine di queste persone. La verità è che dietro a ogni conflitto molti ci vedono solo business e affari.
Qui vicino, a Policoro, c’è stata recentemente una manifestazione contro le trivelle nello Jonio. Accanto ai No Triv, c'è però chi sostiene che non bisogna fare le verginelle, che il petrolio da qualche parte va ricercato...
Non è vero e non è detto. Esistono migliaia di fonti energetiche alternative sulle quali non si finanziano ricerche. Ad esempio, la canapa è un carburante... Ma i signori del petrolio hanno interesse affinché non se ne parli neanche. Quando, un giorno, il petrolio finirà si porranno il problema. Ma che non sia il vento o l'acqua, perché sono troppo democratiche per costruirci un business sopra.
A proposito di lotta al potere. Sempre a proposito di Basilicata, il suo conterraneo Eugenio Bennato da tempo porta avanti un recupero della figura dei briganti...
… È uno dei primi movimenti rivoluzionari moderni. Organizzati con il proletariato e con il sotto proletariato, per cui non posso che averne un pensiero positivo. Alcuni amici hanno tatuato la parola Briganti sul braccio, io però avevo tutti gli spazi occupati...

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