Mercoledì, 06 Agosto 2008 00:00

LE PROTESTE DELLE ASSOCIAZIONI GAY

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L'ultimo episodio che ha visto la cancellazione di alcuni concerti di Buju Banton in Italia, ha provocato reazione, in alcuni casi anche dure, in Jamaica.
Rude Gal della Rude Gal Entertainement, la company management di Mr Easy e Chico, dice che le associazioni di difesa degli interessi degli omosessuali stanno utilizzando il reggae e la dancehall per portare avanti la loro agenda politica.

"La comunità gay ha sempre provato a far sentire la loro voce e sfortunatamente hanno scelto il reggae per farsi ascoltare. Penso che la comunità gay voglia molto di più che la sola tolleranza. Per esempio in California le associazioni di omosessuali vorrebbero che nelle lezioni di educazione sessuale, oltre ad insegnare cose quali la prevenzione per gravidanze non programmate e la trasmissibilità delle malattie attraverso i rapporti sessuali, si dicesse ai bambini che sono possibili le unioni anche tra una donna e un'altra donna e un uomo con un altro uomo" - ha detto contrariata Rude Gal.

Sempre per Rude, arrivati a questo punto, gli artisti dovrebbero cominciare a difendere se stessi alzando il costo delle esibizioni, dedicarsi sempre di più ai dub plate e fare singoli e album senza le version strumentali cosi che nessuno le possa utilizzare a proprio vantaggio.
"Gli artisti traggono la maggior parte dei loro guadagni dalle esibizioni live e se succede che un gruppo di persone si battono affinché i cantanti non si esibiscono, come è successo ad esempio con Buju Banton, Beenie Man e Capleton, quale può essere la soluzione?

Dico solo che nessun artista vuole dare le pistole alla gente per sparare sui gay ne tantomeno invitano ad ucciderli. Al massimo potrebbero ripensare al tipo di lyrics che scrivono senza che però gli venga negata la libertà di espressione".
Nel mese di luglio di quest'anno gli attivisti delle associazioni che difendono i diritti degli omosessuali si sono spinte fino ad accusare Beenie Man e TOK di omicidio, nella convinzione che alcune loro lyrics fossero alla base di omicidi di gay o lesbiche.

Clyde McKenzie, direttore della Shocking Vibes che cura gli interessi di Beenie Man, ha detto che tutto quanto sta accadendo gli sembra ridicolo.
"Mi sembra che si stia un po' esagerando quando si afferma che delle lyrics siano la causa di alcuni omicidi. Mi piacerebbe davvero come potrebbero provare una cosa del genere. E poi non riesco ad accettare che dei concerti debbano essere cancellati. Ognuno ha diritto di protestare ma se poi non si permette ai fans e alla gente di non vedere un concerto, beh questo significa calpestare i diritti e le aspettative di migliaia di persone" - dice McKenzie.

In questi mesi i giornali sono stati inondati di e-mail di protesta contro le associazioni gay e il loro potere di veto.
In una di queste, scritta da Tasha Rodney che dice di essere un avvocato, e recapitata al manager di uno dei locali dove Buju Banton avrebbe dovuto esibirsi, si legge:

"Caro manager o promoter, in qualità di avida fan di reggae music, ho appreso che dopo alcune pretestuose proteste lei ha deciso di cancellare il concerto di Buju Banton. La comunità gay che ha capitanato questa protesta, ha commesso un grave errore in relazione a Buju Banton. Non è assolutamente vero che l'artista abbia una lunga storia di incitamento alla violenza contro i gay. Questa tesi è fondata su una errata conoscenza della cultura jamaicana e delle lyrics di Buju Banton. La società jamaicana è principalmente cristiana e rasta. Molti artisti della dancehall pensano che l'omosessualità sia sbagliata senza che però nessuno inciti alla violenza contro gli omosessuali". Articolo di Teino Evans

Pubblicato sul Gleaner del 08/10/2006
Traduzione di Mr.Bigga

COME E' NATA LA PROTESTA DEI GAY

Nel 2004, l'associazione inglese Outrage protestò contro alcuni artisti reggae-dancehall, accusandoli di essere contro gli omosessuali e di incitare la violenza con le loro canzoni.
Il risultato di questa azione si era concretizzato nel divieto per alcuni cantanti di esibirsi in Inghilterra. La discriminazione è un fattore, così come lo è provocatoriamente la libertà di espressione.
Molti in Jamaica hanno fatto finta di nulla rimuovendo il problema ma dopo due anni di relativa calma, le azioni di boicottaggio e protesta sono ritornate più forti di prima.

Alcune organizzazioni non toccano da vicino il problema anche se però qualche idea cominciano a farsela.
"Non vorrei proprio parlare di questo argomento perché farlo significherebbe comunque promuoverlo. Queste associazioni sono brave a far sì che la stampa parli di loro La gente però ha cose e problemi più importanti e ai quali dedicare attenzione" - dice Desmond Young, presidente della Jamaica Federation Of Musicians.
Nel 2004 venne formata la coalizione "Stop Murder Music", con la quale cercare degli interlocutori all'interno della reggae music (case discografiche) con le quali affrontare il problema dell'omofobia.
"E' difficile. Se fai qualcosa ti accusano di appoggiare le ragioni degli omosessuali, se non fai niente saranno quest'ultimi a far sentire la loro voce. Non puoi vincere e il popolo jamaicano non ti lascia molte possibilità aperte" - dichiara Oliver Chastan della Vp Records.

Un accordo venne sottoscritto successivamente tra le label Vp, Greensleeves e Jet Star per porre fine alla campagna Stop Murder Music con un accordo con le associazioni che l'avevano posto in essere, le quali decisero temporaneamente di interrompere qualsiasi azione di boicottaggio.
Una breve fine delle ostilità e una tregua durata ben poco visto che nel 2006 il conflitto si è riacceso.

Jamila Ellis, che cura le pubbliche relazioni della Sound System Association Of Jamaica, ha detto che "il nostro codice di condotta è in relazione alle leggi jamaicane. Penso che ci possano essere altre strade per raggiungere un accordo. Cancellare gli spettacoli non è la maniera migliore per risolvere i problemi. Bisognerebbe riuscire ad instaurare un dialogo e soprattutto sarebbe necessario che gli artisti, in considerazione della grande influenza che la musica esercita sui giovani, cominciassero a rendere le loro lyrics più pulite".
Una strada particolare l'ha trovata il Canada ed è quella di richiedere agli artisti che si recano nel paese di recarsi alla sede consolare in Jamaica nella quale si impegnano a "non incitare la violenza e atti discriminatori contro qualsiasi gruppo".
Forse è il caso che tutti si diano una scossa e trovino la soluzione al problema prima che tutto diventi irrevocabile e irrisolvibile.

Articolo pubblicato sul Gleaner del 08/10/2006
Andre Jebbinson

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