Mercoledì, 24 Ottobre 2007 00:00

AMMAZZATO PER CANNABIS

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Questa mattina ci siamo svegliati con un'altra brutta notizia. Un nostro caro fratello, Aldo Bianzino, arrestato qualche giorno fa per coltivazione di cannabis, E' stato massacrato di botte e ucciso in un carcere umbro. Siamo sconvolti. Aldo era una persona mite e pacifica, dal fisico minuto, un ricercatore del Divino che tutti amavano e stimavano e che si guadagnava da vivere facendo il falegname. Lascia tre figli adolescenti. Una domenica come un'altra un uomo di 44 anni viene trovato morto nel carcere di Perugia.

C'e' stato trasferito due notti prima, venerdi 12 ottobre, dopo che la polizia lo ha arrestato con la sua compagna.
Gli avrebbero trovato in casa, la famiglia di Aldo Bianzino abita nella campagna di Citta' di Castello, una piccola piantagione con diversi fusti di marijuana. I due vengono trasferiti a Perugia e da l“ al carcere. Sabato il legale d'ufficio incontra Aldo alle 14 e riferisce a Roberta, la compagna, che Bianzino sta bene e si preoccupa per lei. Ma la mattina seguente Daniela, un'amica di famiglia, viene avvisata di correre la carcere in tutta fretta. “C'e' un problema”, le dicono. Il problema e' che Aldo non respira piu' e Roberta, in evidente stato di choc, non ha nemmeno potuto vedere il suo corpo. Le indagini autoptiche (ancora in corso) cominciano a confermare, qualche giorno dopo, quel che tutti gia' pensano nella piccola comunita' di amici di Aldo e Roberta.

Le voci raccolte dalla stampa locale parlano di lesioni massive al cervello e all'addome, forse, un paio di costole rotte anche se all’esterno il corpo di Aldo non evidenzierebbe ematomi o contusioni. Ce ne' abbastanza per far saltare la prima lettura del decesso, liquidato come un problema cardiaco. La storia di Aldo Bianzino ha contorni dunque che e' poco definire oscuri e la procura di Perugia ha deciso di aprire un’indagine sul decesso affidata nelle mani dello stesso pubblico ministero, il magistrato Giuseppe Petrazzini, titolare dell’inchiesta che aveva portato all'arresto di Aldo e di Roberta.

Che sta aspettando i risultati definitivi dell'autopsia. Tutto comincia dieci giorni fa. Aldo e' nella sua casa di Capanne, una frazione di Pietralunga, poco distante da Citta' di Castello, quando uomini della squadra mobile della cittadina umbra perquisiscono giardino e casa e lo portano in carcere a Perugia con l’accusa di detenzione illegale di stupefacenti. Accuse pesanti: nella conferenza stampa delle forze dell’ordine si parla di 110 piantine di hashish, una meta' in giardino e una parte gia' raccolta, insieme a 15 involucri contenenti erba. Rivelazioni che lasciano increduli quanti conoscevano Aldo da tempo e che non ritengono possibile che l’uomo coltivasse hashish per poi rivenderlo.

Bianzino avrebbe dovuto incontrare il gip che segue le indagini il lunedi' successivo per la conferma dell’arresto. Ma all'appuntamento col gip non arriva. E non e' chiaro se in cella fosse solo o in compagnia di un altro detenuto. “Ufficialmente era solo – dice l'avvocato incaricato dalla famiglia Massimo Zaganelli – perche' la procedura richiede l'isolamento prima dell'incontro col gip”. Sulla salute dei due indagati al momento dell'arresto Zaganelli non ha dubbi: “Furono portati in carcere in perfetta salute e durante il viaggio non fu torto loro un capello”. I dubbi iniziano dopo: “Per quel che sappiamo il decesso e' riconducibile a un trauma ma non a un trauma accidentale” che rimanda quindi “alla responsabilitˆ di terzi”.

L'avvocato resta prudente: “Non e' bene in questi casi fare due piu' due quattro e abbiamo piena fiducia nella magistratura che, ne siamo certi, sta facendo il suo lavoro”.
Lavoro intanto che aspetta i risultati definitivi delle prove autoptiche sulla materia cerebrale di Aldo: l'entita' cioe' del trauma al cervello.
La famiglia non potra' rivedere il corpo di Aldo prima di fine settimana. Il mistero per giorni e' rimasto confinato nelle cronache locali dei pochi giornali che, come la Nazione , hanno provato a ricostruire la storia di Bianzino. E sono molti gli interrogativi al momento senza risposta considerando che, dal giorno della conferenza stampa della polizia, non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali e ancora resta ancora da chiarire se, al momento della morte, Bianzino fosse solo nella cella dove e' stato trovato. Nella frazione di Pietralunga il clima e' sempre piu' teso e il dolore degli amici si mischia allo sgomento della famiglia che resta ancora in attesa di potere vedere la salma.
Nel frattempo amici e parenti si stanno adoperando per assicurare a Aldo una cerimonia funebre che pero' non ha ancora una data certa.

Ma la notizia e' circolata rapidamente tra gli amici di Aldo, molti dei quali vicini all'esperienza spirituale maturata da Bianzino attraverso la filosofia indiana e una lunga frequentazione con una comunita' allargata di amici incontrata nel suo percorso interiore. Un aiuto gradito visto che sono molte le persone vicine a Roberta a lamentare una scarsa solidarieta' in paese, forse anche per le abitudini diverse di un uomo che da tempi aveva scelto una vita appartata e basata sulla meditazione. I radicali e gli anti proibizionisti locali pero' si sono gia' mossi. E cosi' il sindaco di Pietralunga Luca Sborzacchi E del caso si sta occupando anche l’osservatorio che fa capo a Heidi Giuliani.

Maurizio Clary Reggae Revolution Crew

 

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