Sabato, 21 Marzo 2015 15:13

IL LABORATORIO DI ARTIGIANATO NEL CARCERE DI TOWER in ST. KINGSTON

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Dopo un anno di lavori ,finalmente è pronto il laboratorio di artigianato nel carcere maschile di Tower ST a Kingston.

I fondi li abbiamo avuti grazie al supporto dell’Unione Europea e tutto il lavoro di costruzione, le griglie, le finestre, le porte e le rifiniture sono state fatte dai prigionieri che cosi hanno preso un piccolo stipendio.
Come vedete dalle foto, Stand up for Jamaica ha ufficialmente inaugurato il laboratorio con la presenza dell’Ambasciatrice della UE, Paola Amadei, con il Commissioner dei Servizi Correzionali e con la presenza di delegazioni del Ministero di Giustizia, del Ministero di Sicurezza, dello USAID, e con la stampa.

Siamo orgogliosi di questo progetto che potra insegnare a tanti, dando cosi l’opportunità di sviluppare una attività che potrebbe dare fondi ai prigionieri ed a noi .
Abbiamo deciso di fare una presentazione molto formale e con inviti perché vogliamo che si sappia quanto abbiamo lavorato e che benefici ne possono risultare.

E ,per chi uscirà di prigione, sarà una opportunità per trovare un lavoro specializzato.
A questo punto dobbiamo costruire tavoli da lavoro, scaffali, panche e comprare macchinari e materiali.

Se qualcuno ha voglia di darci una mano è molto benvenuto

L’idea è di produrre T-Shirts, sandali e borse, prodotti in legno. L’etichetta si chiama Made in Jail e speriamo che possa avere successo

 

 


Maria Carla Gullotta from Jamaica

 

Di seguito la lettera di Michael G. Williams

Dopo essere stato dichiarato colpevole e incarcerato per detenzione di armi nel 2006, e condannato alla pena di 15 anni di reclusione, la situazione era piuttosto demoralizzante.

Neanche un anno dopo la mia sentenza, sono stato introdotto a un progetto pilota, ideato da un privato, da intraprendere presso il centro correzionale per adulti di Tower Street. Questo programma era stato creato per far entrare i detenuti in un contesto dal suono educativo, per farli partecipare a un progetto basato sull’acquisizione di conoscenze che potessero cambiare la vita, con l’intento di tramandare queste conoscenze alla popolazione in generale, su base tempestiva e continua.

Il progetto prevedeva un laboratorio di computer, uno studio di registrazione, un laboratorio di mixaggio, e una stazione radio. Era stato accolto con grandissimo entusiasmo. Tuttavia, dopo il primo anno, le cose iniziarono a precipitare, principalmente a causa della mancanza di risorse che provocava poi una mancanza di interesse; poi ci furono invece delle ottime notizie. Ricevemmo una visita da una signora italiana, Carla, che venne poi all’istituzione per altri motivi ufficiali riguardanti i diritti umani. Era molto incuriosita da quello che stavamo provando a realizzare. Apparentemente catturata dall’iniziativa, chiese che cosa poteva fare per darci una mano. Essendo io il vice presidente tecnico al tempo, parlò con me in quell’occasione. Le spiegai la nostra struttura organizzativa e la bombardai con idee e liste dei desideri.

Sorprendentemente, lei tornò dopo tre settimane, stavolta con dei collaboratori e dei regali tra cui sussidi didattici, cancelleria e attrezzature per ogni tipo di cosa, addirittura effetti personali. Ciò che ottenemmo da Stand Up For Jamaica era molto più di quello che avessimo potuto immaginare. Iniziai a imparare cose nuove e a migliorare le conoscenze che avevo già. La ricchezza di conoscenze che acquisii era straordinaria. Ero così entusiasta di imparare tutte le cose che ci erano offerte. Dopo il primo anno di collaborazione con Stand Up For Jamaica, iniziai a impartire la conoscenza che avevo imparato nelle teletrasmissioni, le abilità che avevo imparato come tecnico radio, e le conoscenze di computer che avevo migliorato.

Eravamo una delle storie di successo tra le istituzioni, e meritatamente. Non ci erano stati dati speciali aiuti per lavorare da soli, con solamente un ufficio che doveva controllare 30-50 detenuti alla volta. Chiunque, adesso, voleva interagire col nostro gruppo. Incontrammo diplomatici, professori, politici, personaggi pubblici e studenti universitari. A causa dell’enorme successo al centro correzionale per adulti di Tower Street, fu chiesto a Stand Up for Jamaica di istituire simili programmi riabilitativi negli altri principali centri correzionali.

Alla base della raccomandazione da parte di Stand Up for Jamaica nei confronti di detenuti che avevano partecipato a questi programmi riabilitativi, la libertà anticipata fu garantita ad alcuni, tra cui io. Non finì lì: anche per far fronte al grande problema dell’occupazione tra gli ex-detenuti, Stand Up For Jamaica forniva aiuto in qualunque modo fosse possibile. Sono stato invitato a incontri, seminari, lezioni, dibattiti e conferenze. Sono adesso felice di dire che io e altre due persone siamo i destinatari di una borsa di studio al Mico University College, che inizierà a settembre 2015, che è stata con successo negoziata dalla signora Gullotta e la sua squadra.

Sono grato per il vostro supporto e la fiducia che avete tutti riposto in me.

Michael G. Williams

Letto 1244 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Marzo 2015 15:42