Venerdì, 14 Novembre 2014 00:00

ABEBE BIKILA IL PRIMO A VINCERE SCALZO LA MARATONA

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Figlio di un pastore, la sua professione era quella di agente di polizia, nonché guardia del corpo personale dell'imperatore Haile Selassie, ad Addis Abeba.
Rimane una leggenda in ambito sportivo da quando ai giochi olimpici di Roma del 1960 vinse correndo scalzo la gara della maratona.
 
Tale decisione nacque forse poichè le scarpe fornite dallo sponsor tecnico non risultarono comode, oppure per una scelta tecnica concordata con il suo allenatore svedese Onni Niskanen.
Scelta che Bikila prese a sole due ore prima della gara.
“Volevo che il mondo sapesse che il mio paese, l'Etiopia, ha sempre vinto con determinazione ed eroismo” (Risposta alla domanda sulla decisione di correre scalzo)

Alla vigilia della gara erano pochissimi quelli che avrebbero scommesso su Abebe Bikila, nonostante l'etiope avesse registrato un tempo notevole nei giorni precedenti.

Nonostante questo Bikila divenne il simbolo dell'Africa che si liberava dal colonialismo europeo, conquistando la prima medaglia d'oro del continente africano ai Giochi olimpici.

Quattro anni dopo, Abebe Bikila si presenta alla XVIII Olimpiade (Tokyo 1964) in una forma non ottimale: solo sei settimane prima aveva subito un'operazione chirurgica all'appendice e il tempo dedicato agli allenamenti si era molto ridotto.

Nonostante questa circostanza sfavorevole sarà lui l'atleta che taglierà per primo il traguardo e che indosserà al collo la medaglia d'oro. In questa occasione gareggia con le scarpe e stabilisce il miglior tempo mondiale sulla distanza. Nella storia di questa faticosa disciplina, Abebe Bikila è il primo atleta di sempre ad aver vinto la maratona olimpica due volte di seguito.

Ai Giochi Olimpici Estivi del 1968, svolti a Città del Messico, Bikila subì le conseguenze dell'altitudine, degli infortuni e dell'età. Fu costretto a ritirarsi dalla gara prima della fine.
L'anno seguente, nel 1969, rimane vittima di un incidente automobilistico nei pressi di Addis Abeba: rimane paralizzato dal torace in giù.

Nonostante le cure e l'interesse internazionale non riuscirà più a camminare. Aveva sempre amato praticare sport alternandosi in varie discipline, come calcio, tennis e pallacanestro. Impossibilitato nell'uso degli arti inferiori non perde la forza di continuare a gareggiare: nel tiro con l'arco, nel ping pong, perfino in una gara di corsa di slitte (in Norvegia).

“Gli uomini di successo incontrano la tragedia. E' stato il volere di Dio se ho vinto le Olimpiadi, ed è stato il volere di Dio a farmi incontrare l'incidente. Ho accettato quelle vittorie come accetto questa tragedia. Devo accettare entrambe le circostanze come avvenimenti della vita e vivere felicemente..”

Abebe Bikila morirà a causa di un'emorragia cerebrale alla giovane età di quarantuno anni, il 25 ottobre 1973.
Lo stadio nazionale di Addis Abeba sarà a lui dedicato.

A Roma gli è stata dedicata una targa in memoria del cinquantenario della vittoria e a Ladispoli un ponte pedonale in suo nome.

 


Marco e Giova Reggae Revolution Crew

 

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